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L'intervista. Damiano: «Ma ora sul Jobs act la concertazione va fatta»

Roberta D'Angelo martedì 22 aprile 2014
Niente diktat, piuttosto la fiducia. Il presidente della commissione lavoro della Camera, il pd Cesare Damiano, non ha dubbi: «Il testo uscito dalla commissione è equilibrato. Il governo è stato presente a tutto il dibattito e ha approvato, con il sottosegretario Bobba, tutti gli emendamenti». Ne è uscito un punto di sintesi «frutto di correzioni di tutto il Pd».Sì, ma non di Ncd e Scelta civica...Noi siamo favorevoli alla fiducia, e del resto il ministro Poletti ha dichiarato che il testo della commissione non stravolge il decreto, e noi ci siamo mossi in quella logica.Le imprese avranno più vincoli?Le imprese hanno meno vincoli rispetto alla legge precedente. Rispetto alla stesura originaria abbiamo ripristinato qualche regola che a nostro avviso andava introdotta. Avere un apprendistato senza obbligo di formazione pubblica e senza obbligo di redarre un piano formativo scritto ci avrebbe esposti a procedure di infrazione europee e avrebbe snaturato il contratto di apprendistato.Ma Ncd e Sc vi accusano di fare il gioco della Cgil...Le nostre sono osservazioni di buon senso. E anche per i contratti di solidarietà la decontribuzione sale dal 25 al 35 per cento. Mi pare un pacchetto robusto per l’impresa che al contempo non cancella i diritti dei lavoratori.Anche per le piccole imprese?Per quanto riguarda le piccole imprese fino a 30 dipendenti non c’è obbligo di stabilizzazione degli apprendisti. Senza fiducia c’è rischio che il dl scada?Noi non accettiamo diktat e non ne diamo. Avremmo voluto altro come Pd. Non ci piace la mancanza di causale nell’assunzione con il contratto a termine per 36 mesi, ne volevamo al massimo 24. Avremmo voluto cominciare con il contratto di inserimento a tempo indeterminato: quindi anche noi abbiamo rinunciato a qualcosa. Abbiamo fiducia nell’azione di governo. Se queste sono le premesse, con la delega sarà ancora più dura...Noi siamo impegnati sia per il contratto di inserimento a tempo indeterminato, che per noi è la vera questione, sia per gli ammortizzatori sociali, che vanno estesi anche ai lavoratori precari. Per l’inserimento a tempo indeterminato intendiamo un lungo periodo di prova da 6 mesi a 3 anni, dopo il quale ci sarebbe la stabilizzazione e l’azienda avrebbe degli incentivi per il periodo di prova del lavoratore, che dovrà avere tutti i diritti, compreso l’articolo 18. E ce la farete entro il 2015?Per il decreto ci siamo dovuti muovere in fretta. Ci impegneremo perché il Jobs act sia definito all’inizio del 2015. La Cgil chiede di essere ascoltata.Mi auguro che a differenza di quanto fatto con il decreto, che ha tempi brevi, con il "jobs" si faccia almeno il dialogo sociale. Noi crediamo alla concertazione.Pensionati e incapienti possono rientrare?Dipende dai soldi disponibili. Sono interessato all’estensione del bonus.Anche al quoziente familiare?Personalmente non mi appassiona.Sel ha ripreso il dialogo con il Pd su qualche tema.Sel è contro il decreto, anche con le correzioni. Ma se si muove nella logica del male minore potrebbe anche approvare qualche correzione.