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Crisi. Renzi: accordo possibile. Salvini: taglio parlamentari e voto, Colle "sorpreso"

Giampiero Bernardini martedì 13 agosto 2019

Il Senato della Repubblica in un'immagine di archivio (Ansa)

Il Senato si è riunito mercoledì sera alle 18, con una convocazione "urgentissima" (era successo solo una volta nella storia della Repubblica: per la Guerra del Golfo nel 1991), per discutere i tempi della crisi di governo. L'Assemblea doveva infatti esprimersi sulle modifiche del calendario stabilite martedì dalla Capigruppo a maggioranza. In conclusione l'Aula del Senato ha confermato indirettamente (bocciando le proposte di modifica al calendario presentate dal centrodestra, che avrebbe voluto votare la sfiducia già il 14 agosto), il timing votato in conferenza dei capigruppo ieri. Conte, quindi, parlerà a Palazzo Madama il prossimo martedì 20 agosto alle 15. Del voto di sfiducia se ne parlerà dopo.

Il leader della Lega Matteo Salvini, che ha aperto la crisi nei giorni scorsi, era presente in Senato e ha dichiarato che non ritirerà i suoi ministri dal governo, come era stato ipotizzato. Poi ha aperto agli ex alleati del M5s sulla questione tanto cara a Di Maio: "Votiamo il taglio dei parlamentari e subito al voto", incassando così gli applausi non solo dei senatori leghisti, ma anche di parte dei pentastellati. Ha però poi precisato: "L'articolo 4 della legge costituzionale" per il taglio dei parlamentari "dice che se nel frattempo vengono sciolte le Camere" quella legge "entra in vigore nella legislatura successiva". Insomma si andrebbe a votare con i numeri di oggi, senza spaventare chi oggi siede al Parlamento. (Intanto alla Camera la conferenza dei capigruppo ha deciso che giovedì 22 agosto nel pomeriggio arriverà in Aula a Montecitorio la riforma costituzionale per il taglio del numero dei parlamentari).

Dal Quirinale però in serata trapela «sorpresa» per l’idea di votare una riforma della Costituzione che modifica in profondità le regole del Parlamento per poi "congelarla" di fatto per 5 anni, votando con le vecchie regole come se nulla fosse accaduto. Una prospettiva incomprensibile, si fa notare, che cambierebbe le carte in tavola.

Nel suo intervento Salvini ha anche affermato: "Chi ha paura del voto vuol dire che ha la coscienza sporca, allora si inventa l'Iva, i marziani, il Mojito e il Papeete". E ai 5 stelle, da lui scaricati, infastidito dalle contestazioni, ha detto in merito al Pd: "Amici dei 5 stelle, prima di allearvi con questa squadra pensateci tre volte e poi auguri..."

L'ipotesi del ritiro dei ministri leghisti era stata ventilata nei giorni scorsi, anche di chi voleva accelerare i tempi per andare quanto prima al voto. Nessun esponente della Lega però si è seduto ai banchi del governo nell'Aula del Senato. Salvini stesso si è seduto tra i senatori del Carroccio. Nei posti riservati ai membri dell'esecutivo si sono sistemati i ministri M5s Fraccaro, Toninelli, Costa e Bonisoli.

Il Carroccio, comunque, vuole stringere i tempi. "Confermiamo quello che abbiamo detto - ha affermato in apertura della seduta il capogruppo Massimiliano Romeo -: chiediamo di votare un calendario diverso, chiediamo di votare domani (14 agosto, ndr) alle 16".

Anche Forza Italia si è schierata per votare quanto prima, scavalcando pure la Lega e proponendo, sono le parole della capogruppo Anna Maria Bernini, "che la mozione di sfiducia a Conte sia votata già oggi in coda al voto dell'Aula sul calendario". Mentre Fratelli d'Italia propone che il Senato si esprima subito dopo le comunicazioni del premier Conte all'Aula, già in programma per il 20 agosto.

"Per noi oggi è una bella giornata perché mettere fine a questo governo a trazione salviniana è una benedizione", ha invece detto il capogruppo del Partito democratico Andrea Marcucci. Che poi ha affondato contro Salvini: "Il momento è molto delicato per il Paese e credo non si possa ascoltare una dose così intensa di bugie e offese nell'aula del Senato. A parte i termini estetici, Salvini, lei è sicuramente il più abbronzato". E poi, sempre riferendosi agli attacchi di Salvini ai parlamentari che non avrebbero avuto voglia di essere a Roma in questi giorni: "Da che pulpito viene la predica, lei è stato il più assenteista al Parlamento europeo e assenteista al Viminale. Credo che siano brutte abitudini".

LA CONFERENZA STAMPA DI RENZI

In attesa che il Senato si riunisse per decidere sui tempi e i modi della crisi politica Matteo Renzi ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto e ribadire la sua convinzione: un governo è possibile. Un governo che l'ex premier definisce «no tax». Fatto da politici responsabili con l'obiettivo di mettere in sicurezza i conti economici del Paese.

La prima volta a Ferragosto. "Siamo di fronte a un fatto clamoroso e nella mia veste di ex presidente del Consiglio trovo che sia un passaggio che non va sottovalutato: è la prima volta nella storia della Repubblica che abbiamo una crisi parlamentare in pieno ferragosto", così ha esordito Renzi in conferenza stampa al Senato. una puntura di spillo a Salvini: "Alzate le terga, come ha detto il ministro dell'Interno, e raggiunta Roma i senatori scoprono che il ministro dell'Interno non vuole votare oggi in Senato perché si è accorto che è in minoranza". Comunque "quello che io mo aspetto è che si dimetta Salvini, lui è il responsabile di questo pasticcio che si sta verificando. se si va a votare non so se il Pd prende il 25% ma so che l'Iva va al 25% ed è un disastro per il Paese, è sicura la recessione". In quanto al Pd: "Zingaretti ha invocato unità e che sia la segreteria a gestire questo passaggio: mi sembrano due richieste comprensibili e da accogliere".

Per Renzi un intesa è possibile, quindi "io non darò alibi a nessuno per fare saltare l'accordo che il tabellone di Palazzo Madama mostrerà stasera essere possibile". Ed ecco la sua proposta: "L'ho chiamato governo istituzionale, qualcuno dice di legislatura o di scopo. Io lo chiamo governo no tax perché deve mettere mano all'Iva e a mille questioni aperte".

In quanto al taglio dei parlamentari, che il M5s chiede subito, prima di andare alle urne (al contrario della Lega) Renzi afferma che "non si devono fare le barricate" contro questa riforma costituzionale, "anzi se viene vista da parte del Parlamento come prioritaria, io sono per andare a vedere le carte e votare la riforma poi sono per far pronunciare i cittadini con un referendum. Della riforma si può parlare. Poi se si supera il bipolarismo perfetto sono l'uomo più felice del mondo".


FORZA ITALIA: BERLUSCONI DICE NO A UNA LISTA ELETTORALE UNICA CON SALVINI

Intanto Forza Italia dice no all'ipotesi di un accordo con Matteo Salvini che comporti una lista elettorale
unica e nel vertice a Palazzo Grazioli con Berlusconi boccia una possibile intesa che cancelli dal voto il simbolo di Fi. "Il coordinamento di presidenza di Forza Italia - sottolinea una nota degli azzurri - in relazione all'ipotesi di un listone di centrodestra, si dichiara radicalmente contrario a questa ipotesi. Forza Italia, pur auspicando un accordo di coalizione con gli altri partiti di centro-destra, non è disposta a rinunciare alla propria storia, al proprio simbolo e alle proprie liste in vista delle prossime elezioni Politiche". Come prima risposta Matteo Salvini ha fatto saltare l'incontro in programma con Berlusconi.

In ogni caso tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini ci sono stati oggi diversi contatti telefonici. Lo avrebbe riferito la presidente del gruppo di Forza Italia, Anna Maria Bernini, nel corso dell'assemblea con i senatori azzurri, questo pomeriggio.

INDUSTRIALI BERGAMASCHI: voto subito con Salvini

"Elezioni subito pro Salvini" è questo il senso di una serie di comunicati rilasciati dai responsabili di alcune grandi aziende bergamasche. "L'industria manifatturiera italiana ha bisogno di stabilità politica, se vuole emergere nel panorama economico mondiale. Efficienza e concretezza sono le altre due priorità irrinunciabili" sottolinea Mazza Holding in una nota che si conclude con l'esortazione a Salvini "datti da fare, è la strada giusta, ti appoggiamo".

"Le aziende italiane - gli fa eco Fulvio Ravizza, patron Elettrocanali, azienda di materiale elettrico sponsor dell'Atalanta - hanno bisogno di stabilità, di persone con la tenacia e la volontà di portare il nostro Paese ad alti livelli internazionali" e quindi "ben venga un leader sicuro del fatto suo". Secondo Paolo Agnelli, presidente di Confimi, "le soluzioni del vorrei ma non posso tengono l'industria italiana impantanata nella volontà e nelle paure della finanza targata Bruxelles. Abbiamo bisogno che ci liberino dalle catene". L'attuale parlamento non rappresenta più la volontà degli italiani" aggiunge chiedendo che "sia un governo veramente rappresentativo a preparare la prossima manovra finanziaria".