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Covid. Liberalizzare i brevetti la sola strada per vaccinare tutti e salvare l'economia

Luca Liverani venerdì 26 febbraio 2021

Campagna di vaccinazioni in un ospedale dell'Africa subsahariana

Se il vaccino contro il Coronavirus non sarà per tutti, la pandemia non verrà mai debellata. E il Covid-19 continuerà a uccidere centinaia di migliaia di vite, distruggendo le economie. Per questo l’Italia si impegni - in sede europea e alla prossima riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio - per la liberalizzazione dei brevetti, ponendo fine al monopolio delle case farmaceutiche. A cominciare dal vaccino italiano Reithera, in dirittura d'arrivo. È l'appello lanciato da Oxfam ed Emergency, membri della coalizione internazionale People’s Vaccine Alliance, al presidente del consiglio Mario Draghi e ai ministri degli Esteri, Salute e Sviluppo economico. Senza un vaccino per tutti in ogni parte del mondo andranno persi 9.300 miliardi di dollari a livello globale e innumerevoli vite. Liberalizzare la produzione dunque è indispensabile. Pfizer, Moderna e AstraZeneca hanno la capacità produttiva per vaccinare solo un terzo della popolazione mondiale, e comunque i paesi in via di sviluppo sono costretti a pagare fino a tre volte di più le dosi di AstraZeneca

Il sistema dei brevetti rischia infatti di avere un costo insostenibile. Secondo le stime dalla International Chamber of Commerce (ICC) Research Foundation, la mancata vaccinazione della maggioranza della popolazione mondiale potrebbe significare perdite per 9.300 miliardi di dollari, metà anche nei paesi ricchi. E una diffusione incontrollata del virus rende probabile il rapido sviluppo di mutazioni, che potrebbe rendere obsoleti i vaccini esistenti, vanificando gli sforzi messi in campo dai governi: la Fondazione kNUP calcola in oltre 83 miliardi di dollari dei contribuenti le somme stanziate a livello globale per lo sviluppo dei vaccini.

«La Presidenza italiana del G20 - affermano Oxfam ed Emergency - consente al Governo italiano di avere un ruolo chiave in sede europea e internazionale, a partire dalla prossima riunione del Consiglio dell’Wto del 1° marzo, nel sostenere con decisione la sospensione delle regole che tutelano la proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini». E dunque «solo consentendo produzione e vendita dei vaccini da parte di molti attori in un mercato competitivo, oltre che la loro disponibilità al pubblico al minor costo possibile, potremo scongiurare il peggio. Per questo – dice Sara Albiani, responsabile delle politiche sanitarie di Oxfam Italia – chiediamo al Governo di intervenire fin da subito affinché Reithera rinunci al brevetto del vaccino che ha sviluppato con l’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, grazie a finanziamenti del Governo e della Regione Lazio».

Secondo la People’s Vaccine Alliance, nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, solo un decimo della popolazione può sperare di essere vaccinato nel 2021, attraverso il progetto Covax per rendere accessibili i vaccini nel sud del mondo. Oxfam ed Emergency riconoscono l’importante valore di Covax, ma lo giudicano del tutto inadeguato per coprire il reale fabbisogno di vaccini nei paesi poveri nei tempi brevi necessari.

«Lunedì 1 marzo, il Wto si riunirà per valutare la proposta avanzata da India e Sud Africa - dichiara Rossella Miccio, presidente di Emergency - di sospendere temporaneamente i diritti sulla proprietà intellettuale dei vaccini. Tutti i paesi in via di sviluppo aspettano con il fiato sospeso. Italia e Unione Europea sostengano questa richiesta. Non è una questione di filantropia ma di tutela della salute pubblica e di giustizia». Il costo dei vaccini, ricordano le due ong promotrici dell'appello, «rappresenta un esempio dell’odiosa disuguaglianza di accesso ai vaccini nel mondo». L’Uganda ad esempio paga 3 volte il prezzo di AstraZeneca rispetto ai paesi europei. L’Ue l'ha pagato meno di 2 euro a dose, in Uganda lo stesso vaccino costerà circa 6 euro a dose. Includendo il trasporto, 16 euro. I vaccini di Pfizer e Moderna sono invece molto più cari: anche l’Ue li ha pagati rispettivamente oltre 12 e 18 euro.

Da Covax 504 mila dosi di AstraZeneca per la Costa D'Avorio

Dopo la spedizione nei giorni scorsi del primo lotto di 600 mila vaccini in Ghana, la prima per l'Africa, Covax ha spedito ad Abidjan, in Costa d'Avorio, altre 504.000 dosi di vaccino AstraZeneca/Oxford con licenza del Serum Institute of India (SII) e 505.000 siringhe. L'obiettivo è fornire almeno 2 miliardi di dosi di vaccino entro il 2021. Alla struttura Covax cooperano Gavi, Cepi, Unicef e OMS. I vaccini trasportati dall'Unicef provenivano dall'India (Mumbai), e sono transitati per Dubai dove è stata ritirata una spedizione di siringhe da una scorta finanziata da Gavi al centro di approvvigionamento regionale dell'Unicef. Primo donatore del sistema Covax, con un contributo di 2,3 miliardi di euro, è il "Team Europa", formato da Unione europea, Stati membri e Banca europea per gli investimenti.