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IL VECCHIO FRONTE. Ecco cosa cambia dall'Imu alla Service tax

Nicola Pini venerdì 30 agosto 2013
Tra l’lmu che tramonta e la non ancora ben definita service tax, in arrivo dal 2014, cosa attende i contribuenti italiani? I proprietari di case pagheranno meno? E per gli inquilini si prepara una stangata? Dopo il decreto varato dal governo, l’unica cosa certa è che la prima rata Imu sulla casa principale, quella che avrebbe dovuto essere versata a giugno, è definitivamente annullata. Anche per la rata di dicembre il governo si è impegnato formalmente alla cancellazione, tuttavia il relativo provvedimento verrà preso contestualmente alla legge di stabilità, una volta risolto il non semplice rebus delle coperture finanziarie. Salvo cataclismi politici a breve termine, dunque, anche la seconda tranche quest’anno sparirà. In tutto gli italiani risparmieranno oltre 4 miliardi di euro, per gli oltre 19 milioni di prime case, equivalenti a una spesa di circa 220 euro a famiglia. In media s’intende, perché l’abolizione dell’imposta fa risparmiare di più coloro che abitano in appartamenti di maggior valore catastale. Restano esclusi dallo sgravio fiscale i soli detentori delle 73mila abitazioni di lusso (categorie A/1, A/8 e A/89) che rappresentano nemmeno l’1% delle abitazioni.L’addio all’Imu riguarda anche i terreni agricoli, le case rurali e le abitazioni appartenenti alle cooperative a proprietà indivisa, oltre alle nuove costruzioni rimaste invendute con la crisi dell’immobiliare. Da sottolineare invece che l’imposta resta da pagare – in base alle diverse aliquote stabilite dai Comuni – per tutte le altre abitazioni, dalle case di vacanza alle seconde e terze case tenute a disposizione o date in affitto.Ai fini Imu è considerata abitazione principale quella dove il contribuente ha la residenza anagrafica e che costituisce anche la sua dimora abituale. In sostanza se una persona ha acquistato una casa nel Comune dove lavora ma mantiene altrove la residenza non è esentato dal pagamento. E non sono considerate prime case – e devono quindi pagare – nemmeno quelle date in prestito ad amici e parenti, nemmeno ai propri figli. Per le abitazioni in affitto, i contratti a canone concordato godevano di un’aliquota Imu più bassa rispetto agli affitti liberi. La novità è che il decreto introduce ora una riduzione della cedolare secca dal 19% al 15% sui redditi derivanti dalla locazione "concordata". Il provvedimento del governo non interviene invece sulla Tares. L’imposta sui rifiuti varata lo scorso anno in sostituzione delle vecchie Tarsu e Tia dovrà essere quindi pagata a dicembre con le maggiorazioni già previste di 30 centesimi in più a metro quadrato.Tutto questo cambierà, almeno formalmente, dal 2014, quando la nuova service tax assorbirà tanto l’Imu che la Tares e che il governo definirà entro il 15 ottobre. Resta da verificare quanto vale questo cambio in termini di risparmio per le famiglie. Il premier Enrico Letta ha assicurato che la nuova imposta dovrà essere più equa e darà un gettito inferiore a quello finora assicurato dalle tasse che va a sostituire. La pressione fiscale dovrà ridursi. Le perplessità sindacali, con la Cisl che teme una «partita di giro», mostrano però che l’obiettivo non è scontato. Mentre non è chiaro a beneficio di chi sarà l’eventuale sconto. Silvio Berlusoni chiede una «grande vigilanza», temendo che le prime case non vengano totalmente esentate. Come al contrario già prevede il viceministro Pd Stefano Fassina. «È abolita l’Imu non la tassazione prima casa, non per sadismo ma per evitare di caricare il peso su lavoro e impresa».La nuova imposta sarà riscossa dai Comuni e avrà due componenti, una per finanziare la gestione dei rifiuti e una per i servizi indivisibili. La novità, che ha messo in allarme le associazioni inquilini, è che per entrambi le componenti sarà chiamato a contribuire anche chi abita nell’immobile, non solo il proprietario. Gli inquilini rischiano quindi di pagare di più. Finora era a loro carico solo la tassa rifiuti mentre l’Imu era dovuta tutta dal proprietario.