Attualità

Voto segreto. Corruzione, governo sotto. Alla Camera soffiano venti di crisi

Gianni Santamaria martedì 20 novembre 2018

Il deputato ex M5s Catello Vitiello

Il governo va sotto alla Camera sul ddl anticorruzione. Per l’approvazione di un emendamento che depotenzia il reato di peculato presentato da un deputato del Misto, Catello Vitiello, ex M5s. Sono 284 i voti a favore e 239 i contrari, complice il voto segreto. Erano presenti 91 leghisti e 184 i pentastellati. Quindi sono stati 36 i franchi tiratori. E 107 i voti venuti a mancare alla maggioranza, compresi i deputati assenti e in missione.

A caldo un anonimo deputato della Lega rivendica di aver voluto «mandare un segnale» all’alleato per indurlo a più miti consigli. A cercare di abbassare i toni e a frenare gli umori dei suoi ci pensa subito il segretario della Lega e vicepremier Matteo Salvini, che parla di un «voto in aula assolutamente sbagliato». E ricorda che «la posizione della Lega la stabilisce il segretario». Poi l’affondo: «Nascondersi dietro il voto segreto è vigliacco». Insomma, «questa votazione bislacca avrà l’unico esito di accelerare l’approvazione del provvedimento». Per il quale non esclude la fiducia.

In Aula lo smacco provoca la richiesta di sospendere i lavori da parte del capogruppo pentastellato Francesco D’Uva, che parla di «atto gravissimo, così non si va avanti». Stop accordato dal presidente della Camera Roberto Fico, nonostante la contrarietà delle opposizioni che volevano proseguire, sperando in qualche altro passo falso della maggioranza. Fico ha poi convocato la Conferenza dei capigruppo, che ha rinviato la seduta a oggi, su richiesta di M5s. La votazione provoca malumori tra gli attuali alleati nella compagine gialloverde, dovuti ai sospetti di una minaccia leghista di riprendere il feeling con Forza Italia. Ma il capogruppo del Carroccio Riccardo Molinari assicura: «Non siamo stati noi». Mentre il capogruppo in Commissione Affari costituzionali Igor Iezzi rimanda la palla nel campo pentastellato. «Sono i fichiani che hanno votato a favore per mandare un segnale. Cercano una scusa per non votare il decreto sicurezza», afferma.

La débacle per il governo, avvenuta a pochi minuti dall’inizio di un consiglio dei ministri, arriva proprio al termine in una giornata giocata dal Carroccio su un doppio fronte: ddl anticorruzione e decreto sicurezza. Sul primo provvedimento la Lega sembrava tendere la mano all’alleato per stemperare gli animi, dopo le polemiche dei giorni scorsi, culminate nel caso degli inceneritori. Il primo atto, che non faceva presagire tempesta, era stato il ritiro di tutti gli emendamenti leghisti alla prima parte dal ddl anticorruzione. Compresi quelli sulla prescrizione e le sanzioni ai partiti che non rispettano le norme sulla trasparenza e la tracciabilità dei contributi. Tema sul quale ancora si cerca un’intesa.

Allo stesso tempo, però, dal Carroccio era partita la richiesta ai pentastellati di ritirare anche loro le proposte di modifica depositate alla Affari costituzionali di Montecitorio sul decreto sicurezza. Cosa che M5s adesso minaccia di non fare. Il testo, già passato al Senato, deve essere convertito in legge entro inizio mese. Lo ha messo in chiaro il ministro dell’Interno. Il dl, ricorda Salvini, «serve al Paese e passerà entro il 3 dicembre o salta tutto e mi rifiuto di pensare che qualcuno voglia tornare indietro». Parole che hanno fatto pensare a una minaccia di far cadere il governo. Tanto che il Viminale è intervenuto con una nota a precisare che con «salta tutto» Salvini si riferiva al decreto. Sul quale il premier Giuseppe Conte non ha escluso la fiducia, «se necessario».

Intanto però sull’anticorruzione la situazione a Montecitorio è gradualmente precipitata. Prima c’è stata bagarre su un intervento del relatore Francesco Forciniti (M5s) che citato Berlusconi come esempio di chi ha usufrutto della prescrizione, provocando la reazione veemente di Fi. Poi, al primo voto a scrutinio segreto la maggioranza ha tenuto senza problemi, per incrinarsi nei successivi. Ma le proposte di modifica sono state tutte respinte. Fino al patatrac. «È un successo contro il giustizialismo manettaro», esulta la capogruppo Maria Stella Gelmini. Fratelli d’Italia, però, si è smarcato. Il capogruppo Francesco Lollobrigida dichiara che Fdi «non ha condiviso né l’emendamento, proposto da un deputato eletto con il M5s, né la richiesta di voto segreto». Parla di «sceneggiata» il dem Ettore Rosato. «Questi bisticciano tutti i giorni. E intanto il Paese scivola verso la recessione», commenta Matteo Renzi.