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La scheda. I casi, la mortalità, il contagio: 7 cose da sapere sul coronavirus

Viviana Daloiso sabato 1 febbraio 2020

Il Coronavirus al microscopio

1. Cos’è il coronavirus? Che legami ci sono con la Sars che si diffuse in Cina nel 2002?

Conosciamo già un coronavirus: la Sars, che tra il 2002 e il 2003 fece tremare mezzo Pianeta. Il nuovo 2019-nCoV fa parte della stessa famiglia di infezioni, sebbene meno aggressivo. Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie. I sintomi sono quelli classici dell’influenza, ma nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite, insufficienza renale e persino la morte.

2. Il virus si sta modificando, diventando più aggressivo?

Nel passaggio da uomo a uomo il virus cinese, come tutti gli altri, è sensibile a mutazioni. Quelle registrate finora dagli scienziati che ne stanno studiando il genoma non risultano di particolare rilevanza: il 2019-nCoV, cioè, non sta diventando più aggressivo. Ancora da dimostrare la possibilità che il virus possa avere portatori sani, cioè asintomatici.

3. Perché i contagi crescono velocemente? Quanto è pericoloso il virus?

Il virus cinese non presenta un tasso di contagiosità elevato: una persona ne infetta tra le due e le tre, come una normale influenza, contro per esempio le 18 contagiate da un malato di morbillo (tanto per ricordare una vera epidemia che ha coinvolto l’Italia appena un paio d’anni fa). A favorirne l’impressionante propagazione è il contesto altamente popoloso in cui è nata e si è diffusa (la megalopoli cinese di Wuhan) e la velocità e facilità degli spostamenti delle persone in un mondo globalizzato.

4. Che rischi corriamo in Italia? Come occorre comportarsi?

I due casi di coronavirus registrati nel nostro Paese riguardano due cittadini cinesi. Che hanno, cioè, contratto il virus in Cina e che una volta arrivati in Italia si sono ammalati. Il virus per ora non circola in Italia: non servono mascherine, o guanti. È utile invece rispettare le normali regole di igiene, come lavarsi spesso e accuratamente le mani. E non recarsi in ospedale per banali sintomi influenzali.

5. Come si cura? Ci sono dei malati che sono guariti?

Essendo un’infezione di origine virale, il 2019-nCoV non si cura con antibiotici. Ai pazienti viene offerta una "terapia di supporto": antipiretici in caso di febbre alta, idratazione e ossigeno in caso di problemi respiratori. A oggi sono 187 le persone che si sono ammalate e che poi sono guarite, tutte in Cina. Il ricovero è durato dai 10 ai 20 giorni. Scienziati cinesi, americani e australiani sono alla ricerca di un vaccino, che potrebbe essere pronto nel giro di due o tre mesi.

6. Che possibilità ci sono di morire? Quali sono i soggetti e le categorie più a rischio?

A mezzogiorno di ieri, secondo la mappa ufficiale aggiornata in tempo reale dalla John Hopkins University di Baltimora, su 9.776 persone contagiate nel mondo dal nuovo coronavirus, ne sono morte 213 (di cui 204 nello Hubei, epicentro dell’epidemia, e gli altri 9 nelle zone limitrofe). Significa che il tasso di mortalità del virus è del 2%: su 100 malati, ne muoiono 2. Questo soltanto se teniamo conto dei casi accertati con test positivo. Per altre stime, se si tiene conto dei casi meno gravi che possono sfuggire, il tasso di mortalità scende tra lo 0,6 e l'1%, avvicinandosi a quello di una normalissima influenza (che si attesta tra lo 0.1 e lo 0,3%). Per fare qualche paragone: la Sars ha un tasso di mortalità del 9%, Ebola del 48%. A morire di Covid-19 sono per lo più pazienti anziani e già debilitati fisicamente.

7. Perché il virus fa paura? Come mai l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’emergenza globale?

Il nuovo coronavirus fa paura soprattutto perché non lo si conosce: da un lato gli scienziati stanno ancora lavorando per determinarne origine e portata, dall’altro le persone comuni ne ignorano sintomi e rischi reali. L’Oms ha dichiarato l’emergenza globale perché il virus è arrivato ormai in ogni parte del mondo e per ragioni di prevenzione: l’allerta massima dell’autorità sanitaria internazionale non è una conseguenza del numero di contagi, ma la misura più efficace per evitare che aumentino e si diffondano ulteriormente, trasformandosi in pandemia.