Attualità

OLTRE LE SBARRE. Le cooperative: pochi impegnati

Francesco Dal Mas sabato 16 febbraio 2013
I 900 detenuti che lavorano con un’occupazione che abbatte la recidiva all’1% rappresentano solo l’1,2% sul totale della popolazione che vive dietro le sbarre. «Poco, verrebbe da dire niente. In realtà questi 900 amici sparsi su tutto il territorio nazionale, inseriti grazie principalmente alle cooperative sociali (a Milano, Roma, Torino, Padova, Venezia solo per citarne alcune) sono oggi come dei piccoli fari e indicano una strada da seguire, un porto sicuro a cui attraccare». Lo sostengono le Cooperative del Consorzio Rebus che hanno organizzato l’appuntamento con il ministro Paola Severino. I detenuti oggi in Italia sono 66 mila. Oltre ai 900 con un’occupazione interna, ci sono circa 500 che escono a lavorare, in virtù dell’art. 21 dell’ordinamento penitenziario e circa 800 in semilibertà. In totale circa 2200 e molti di questi sono a part time in modo da far lavorare un numero maggiore di persone. In percentuale, il 3,5%, non di più. Ben lontani a quel 20% di cui taluni parlano. È vero, ci sono circa 11 mila ristretti che fanno gli scopini, gli spesini, i portavitto, ma lavorano 2/3/4/5 ore al giorno per un mese all’anno per 200/300 euro al mese. «Un sussidio diseducativo: il detenuto sa che quando arriva il suo turno, numero di matricola, gli viene messa in mano una scopa, un carrello, e gli vengono dati 200/300 euro, senza che qualcuno insegni loro – puntualizza Nicola Boscoletto del Consorzio rebus – il lavoro da fare, quali siano le norme igienico sanitarie, la sicurezza, la qualità, le tecniche proprie di ogni settore lavorativo». Un detenuto costa alla collettività complessivamente circa 250 euro al giorno. Un lavoro, dunque, per risparmiare, ma soprattutto per contenere la recidiva. Che è del 69% tra chi non fa niente, del 19% per chi prima del fine pena esce con una misura alternativa; dell’1% tra i 900 al lavoro. Nel caso di Padova, le commesse arrivano dal Comune, dall’Azienda socio- sanitaria e da quella ospedaliera, da ApsAcegas, Zip, Fondazione Cassa di Risparmio, Fondazione Antonveneta.