Attualità

Iniziativa. Contro le dipendenze alleanza dei cristiani

Luca Liverani venerdì 26 giugno 2015
Nasce un percorso comune, un’alleanza dei cristiani impegnati nella lotta alle dipendenze. Non solo per condividere le esperienze di recupero da droga, alcool, azzardo patologico. Ma anche - e forse soprattutto - in un’ottica di condivisione ecclesiale con la Cei e, sui territori, con le diocesi e le comunità locali. Perché decenni spesi per recuperare tanta umanità sofferente sono un ricchezza da condividere ecclesialmente. «Sentitevi a pieno titolo gente che sta nella Chiesa, che è Chiesa – l’apprezzamento del segretario generale della Cei Nunzio Galantino – e che rende bello e accattivante il volto della Chiesa perché si piega, con tutti i limiti, sulle piaghe dell’uomo».  L’occasione è stato il seminario nazionale promosso da Caritas Italiana, Associazione Papa Giovanni XXIII, Comunità Casa dei Giovani, Comunità Emmanuel, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), Federazione Scs/Cnos-Salesiani per il sociale e Fondazione Exodus. Un confronto da cui sono emerse proposte sulle sfide generate dai cambiamenti sociali e dalla crisi del welfare. Per don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, «dentro tante storie si radica la mancanza di orizzonti e di speranza». Inevitabile allora il confronto col convegno ecclesiale di Firenze a novembre. Anche alla luce del «nuovo umanesimo» richiamato nel titolo dell’evento, i promotori hanno sentito l’esigenza di «costruire un luogo di confronto permanente», per «condividere le diverse sensibilità e i molteplici percorsi evolutivi maturati nel contrasto alle dipendenze, all’interno della comunità cristiana e insieme agli organismi pastorali della Cei». Questo anche «per avviare percorsi che promuovano la diffusione di conoscenze, competenze e sensibilità come patrimonio comune delle chiese locali». In un luogo «che permetta anche un confronto sulle nuove sfide: la crisi strutturale del sistema di welfare, l’incontro con il fenomeno della immigrazione anche irregolare, la fatica a mantenere aperte e vive le accoglienze e i servizi alle persone».  Le comunità di recupero hanno molto da dire: «La nostra esperienza contribuisce a definire l’immagine di un nuovo umanesimo, che pone al centro la persona. Anche con le sue fatiche e debolezze. E individua come fulcro della dimensione cristiana della vita valori come l’accoglienza, la misericordia, la prossimità, la condivisione».  All’incontro è stato presentato il Manifesto Dipendenze patologiche, nuove sfide e nuovi sguardi che indica il senso del percorso avviato e individua quattro temi chiave: «L’accoglienza, l’educare, la profezia e l’ecclesialità». «Qui mi sento in famiglia, appartengo al mondo 'irregolare' al quale appartenete tutti voi, vengo di là, e non ne sono mai uscito », ha detto scherzando il segretario generale della Cei. Che ha speso parole importanti per il mondo delle comunità di recupero: «Quello che voi fate – ha detto il vescovo Nunzio Galantino – appartiene a pieno titolo all’azione della Chiesa. Non è il frutto della fissazione di qualche prete di strada. Basta con queste etichette: siamo gente che crede al Vangelo ed è un po’ più spregiudicata. O forse dalla vita è stato messo di fronte a certe realtà e ha ritenuto di non dover dirottare queste persone» ad altri servizi «ma si è sentita di rispondere in prima persona».