Attualità

Dopo il voto. Conti e partecipate prime spine per Raggi

Luca Mazza mercoledì 22 giugno 2016
«Metteteci alla prova» è stato il leitmotivgrillino durante tutta la campagna elettorale romana. Un appello ripetuto insistentemente per convincere gli elettori della Capitale a dare fiducia al Movimento 5 Stelle. Ecco, dopo il boom di voti conquistati domenica alle urne, il momento delle verifiche (e pure di una certa rilevanza) è già iniziato. Ancor prima della proclamazione ufficiale, che avverrà oggi, e del passaggio di consegne con il commissario Tronca, previsto invece per domani, Virginia Raggi si trova alle prese con la 'grana municipalizzate'. Forse la neosindaca si aspettava di avere qualche giorno in più per avviare dal Campidoglio la tanto sbandierata «rivoluzione gentile», invece sulla scrivania nel suo studio con vista sui Fori si troverà già pronte e protocollate le dimissioni dei vertici delle principali partecipate del Comune. Oggi stesso, infatti, il cda di Ama (l’utility dei rifiuti) rimette il mandato nelle mani di Raggi. «Adotteremo il documento per il passaggio delle consegne. Insomma, faremo tutto quello che è in nostro potere per permettere al sindaco di esercitare le sue prerogative il più rapidamente possibile», spiega il presidente Daniele Fortini. Azione identica compiranno pure le figure apicali di Atac, l’azienda dei trasporti. «Rimetterò il mandato nelle mani dell’amministratore unico Armando Brandolese, nominato dal Comune. Penso sia un gesto istituzionale, elegante ed apprezzabile». Discorso diverso, invece, per i manager di Acea. Dalla multiutility capitolina dell’acqua e dell’energia elettrica chiariscono che non c’è alcuna preoccupazione per il cambio del primo azionista dopo la vittoria del M5S a Roma. Sia l’ad Alberto Irace sia la presidente Catia Tomasetti smentiscono seccamente qualunque ipotesi di passo indietro. Semmai, immaginano che «sarà necessario avere presto un confronto sereno con Raggi. Lo promuoveremo anche noi, anche perché è nostro dovere interloquire con tutti gli azionisti».  Dall’entourage dell’avvocatessa di San Giovanni, intanto, puntualizzano che «la questione municipalizzate ha ovviamente un carattere di formalità». E si garantisce che la sindaca, non appena insediata, «valuterà il lavoro svolto da ognuno ed effettuerà le opportune valutazioni». Ci si affiderà a due stelle polari: «Il merito e l’obiettivo di ottenere un immediato miglioramento dei servizi offerti al cittadino». Ma in linea di massima, non ci sarà uno spoil system puro, quindi nessuna rimozione sistematica delle dirigenze. Anzi, non si esclude che, per il momento, i vertici attuali restino quasi tutti in carica con una conferma 'a tempo'. Per affrontare la delicata missiondi sfoltimento delle municipalizzate (attualmente sono 80 società) la sindaca pare aver sciolto ogni dubbio, decidendo di affidare l’incarico 'di scopo' ad Antonio Blandini, docente di diritto commerciale all’Università Luiss di Roma e alla Federico II di Napoli, nonché, di recente, pure commissario liquidatore della vecchia Carife (Cassa di risparmio di Ferrara). Blandini dovrebbe riempire una delle (tante) caselle ancora vuote della giunta pentastellata, che verrà svelata al completo nelle prossime ore. Per adesso, le certezze si limitano a quattro: Paolo Berdini (Urbanistica), Luca Bergamo (Cultura), Andrea Lo Cicero (Sport) e Paola Muraro (Ambiente). Figura chiave sarà quella dell’assessore al Bilancio, che si occuperà dell’audit, ovvero della verifica sul debito di Roma, che sarebbe tra i 13 e i 16 miliardi. «È una cosa che non è mai stata fatta», sottolinea orgogliosamente Raggi, indicando come prioritario il compito di mettere mano ai conti disastrosi del Comune. Per completare il puzzle, nel pomeriggio, la sindaca partecipa a una riunione di oltre un’ora che si tiene nello studio del vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, e alla presenza del direttorio e dei parlamentari romani. «Manca solo un ultimo tassello, ci siamo quasi», è il messaggio che filtra dopo il vertice. Intanto, spulciando il codice di comportamento contestato già durante la campagna elettorale in vista delle amministrative romane, si legge che non solo Raggi, ma anche i «candidati-assessore saranno tenuti ad operare in sintonia con le indicazioni date dallo staff». Per tutti i componenti della squadra, dunque, il rischio è quello di incorrere in una multa da 150mila euro in caso di inadempienze o danni all’immagine del Movimento.