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Coronavirus. Conte annuncia nuovi aiuti: 4,7 miliardi ai Comuni, buoni per la spesa

Nicola Pini sabato 28 marzo 2020

Buoni spesa e distribuzione a domicilio di generi di prima necessità per chi ha più bisogno. I segnali di disagio sociale arrivati dai territori negli ultimi giorni spingono il governo a intervenire con un provvedimento lampo che trasferisce ai Comuni italiani 4,7 miliardi con l’obiettivo primario di tamponare le situazioni di povertà create o aggravate dalla “tempesta perfetta” del coronavirus. «Non lasciamo nessuno da solo», è la parola d’ordine usata sabato sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per annunciare le ultime misure del governo, nel giorno in cui la tragica conta dei morti nell’epidemia ha superato quota 10mila. Nella conferenza stampa, convocata all’ultimo momento, il capo del governo e il responsabile del Mef hanno anche assicurato che la cassa integrazione e il bonus da 600 euro destinati a sostenere il lavoro dipendente e autonomo saranno erogati entro il 15 aprile e che dal primo del mese sarà disponibile il Pin per inoltrare la richiesta sul portale dell’Inps.

Con il Dpcm approntato oggi il governo anticipa agli 8mila comuni italiani 4,3 miliardi di euro del Fondo di solidarietà comunale, che avrebbe dovuto erogare a maggio «per dare ossigeno immediato ai loro bilanci». A questi si aggiungono 400 milioni dai fondi della Protezione civile, destinati specificatamente a distribuire buoni spesa e a gestire la consegna diretta di beni alimentari e farmaci a domicilio, anche con l’aiuto, ha affermato Conte, del terzo settore e del volontariato. Il premier si è appellato alle catene della grande distribuzione perché aggiungano uno sconto del 5–10% a chi acquista attraverso i buoni.

A gestire il tutto sui territori saranno i sindaci (con l’accordo dell’Anci) che dovranno verificare le situazioni di maggior bisogno. I fondi sono subito attivi, anche se muovere la macchina organizzativa in un’operazione a così ampio raggio e nelle attuali condizioni sarà impegnativo.

Sempre sul fronte dell’emergenza ma con un’ottica di una paio di settimane in più il governo prosegue il lavoro di preparazione del decreto di aprile che, ha detto Conte, dovrà muovere risorse per una cifra «ben superiore» ai 25 miliardi del Cura Italia, attualmente in Parlamento per la conversione. L’attenzione del mondo politico era già focalizzata, anche prima dell’annuncio serale, sui nuovi strumenti da mettere in campo per sostenere i redditi.

E a far rumore è stata la disponibilità del Pd all’ipotesi di allargare la platea del Reddito di cittadinanza per raggiungere quei cittadini che non possono ricevere né la cassa integrazione né il bonus destinato ai lavoratori autonomi. Si tratta in modo particolare di chi lavora nell’economia informale, una realtà che come è noto in Italia riguarda una quota non piccola di lavoratori, specie nel lavoro a domicilio, nei servizi, nel turismo. Un deciso richiamo è arrivato dal ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, anche lui di area dem, che vede «rischi per la tenuta democratica del Paese» da disinnescare tamponando le nuove povertà indotte dalla nuova travolgente crisi. Il ministro ha proposto di correggere i criteri di accesso al Rdc per «offrire una garanzia nella legalità» a chi ha bisogno.

In serata Gualtieri ha confermato l’impegno a far fronte alle situazioni di maggior bisogno. Ma lo strumento scelto, alla fine, sarà il rafforzamento e l’estensione del bonus (attualmente da 600 euro) destinato agli autonomi, già previsto nel Cura Italia. Il sussidio sarà reso universale e dovrà sostenere il reddito di chi non può contare su altri ammortizzatori sociali.

Pieno appoggio è arrivato dal M5s. Il capo politico Vito Crimi ha colto l’occasione per sottolineare che «se 2,5 milioni di persone resistono, è grazie al Reddito di cittadinanza voluta dal Movimento» e si è detto favorevole alla istituzione di un “reddito di emergenza” anti–crisi, così come anche Laura Castelli (altro viceministro all’Economia). Il decreto varato a marzo già prevedeva un Fondo per il reddito di ultima istanza, che proprio ieri un provvedimento firmato dal Mef e dal Lavoro ha reso disponibile per i lavoratori autonomi e i professionisti iscritti agli enti di previdenza privati (con redditi 2018 inferiori ai 35mila euro o, se tra i 35 e 50mila euro, con perdite di almeno il 33% delle entrate nel primo trimestre 2020).

Nella maggioranza l’unica voce dissonante è stata quella di Matteo Renzi, secondo il quale «non usciremo da questa situazione se ci trasformiamo tutti in percettori del Reddito di cittadinanza», mentre «serve creare lavoro, investire, serve uno shock economico per evitare di condannare l’Italia al declino». Italia viva rilancia proponendo di varare subito «un assegno da almeno 100 euro a figlio» per aiutare le famiglie, come ha annunciato la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti.