Attualità

L'impasse. Consulta, una valanga di schede bianche

Giovanni Grasso martedì 23 settembre 2014

Fumata bianca per il Csm, ancora fumata nera per la Corte Costituzionale. È il risultato di una parziale intesa tra le forze politiche che rende possibile intanto l’insediamento del "parlamentino" dei giudici, che operava in stato di prorogatio dallo scorso luglio. I candidati eletti ieri nella seduta comune di deputati e senatori sono Pierantonio Zanettin (senatore in carica di Forza Italia) e Paola Balducci (giurista di area Sel). Entrambi hanno superato il quorum previsto con oltre 520 voti.Lo stallo, invece, permane per la Consulta. E i presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso hanno chiesto che la prossima votazione porti al risultato decisivo. Ma per evitare di logorare ulteriormente il tandem Violante-Bruno, già impallinato dai franchi tiratori, i gruppi parlamentari di Pd e Fi hanno deciso ieri di votare scheda bianca. In questo modo hanno consentito che l’elezione degli ultimi due membri laici del Csm non interferisse con quella per i giudici della Corte Costituzionale. Lo stratagemma ha funzionato e il Parlamento ha compiuto metà della sua opera, rendendo finalmente possibile l’insediamento dell’organo di autogoverno della magistratura. Zanettin e Balducci completano infatti la squadra dei membri laici del Csm, insieme a Giovanni Legnini (candidato alla vicepresidenza) e Giuseppe Fanfani, entrambi Pd (eletti il 10 settembre) , Antonio Leone (Ncd), eletto l’11 settembre, Elisabetta Alberti Casellati (Fi), Renato Balduzzi (Scelta civica) e Teresa Bene, area Pd, eletti il 15 settembre. Il nuovo Csm, togati e laici, è stato già convocato per domani al Quirinale da Giorgio Napolitano per la seduta di insediamento.Ora manca da fare la seconda parte, quella della Consulta, che è la parte più difficile. Anche se la votazione di ieri sul Csm viene considerata negli ambienti del Pd e di Fi come un buon viatico anche per completare il plenum dei giudici costituzionali. Il Parlamento tornerà a riunirsi in seduta comune il 30 settembre: per quella data i due partiti maggiori dovranno decidere se, confortati dal voto positivo di ieri, continuare con il tandem Violante–Bruno o se cambiare uno o tutti e due i cavalli. Nella mattinata di ieri il gruppo "Per l’Italia" ha provato a sbloccare la grave situazione, proponendo il nome di un grande giurista super partes, il professor Pietro Rescigno, uno dei maggiori civilisti italiani. Hanno spiegato Lorenzo Dellai, Giuseppe De Mita, Rocco Buttiglione, Gaetano Piepoli e Gian Luigi Gigli: «Esiste una strada più semplice per superare lo stallo sulla Corte Costituzionale rispetto alla colpevolizzazione del Parlamento o alle dispute tra partiti ed è quella di condividere personalità capaci di raccogliere consenso e stima a tutte le latitudini».Tuttavia, almeno allo stato, il Pd non sembra voler rinunciare alla candidatura dell’ex presidente della Camera Luciano Violante. Lo ribadiscono all’unisono i capigruppo Zanda e Speranza. È piuttosto dalle parti di Forza Italia che si sta ragionando se sia il caso di sostituire Donato Bruno, anche dopo le voci, da lui smentite, di un coinvolgimento giudiziario. Nei corridoi di Montecitorio torna a circolare il nome dell’ex deputato Maurizio Paniz (che piace anche alla Lega Nord) o, in alternativa, del costituzionalista Giovanni Guzzetta, ex presidente della Fuci. Sarebbe stato in sostanza superato il patto non scritto tra Pd e Forza Italia, in forza del quale non si sarebbe potuto sciogliere il destino di Bruno da quello di Violante: o tutti e due eletti o nessuno.Chi insiste invece per il ritiro anche del candidato del Pd è il M5S. Una nota dei gruppi parlamentari spiega: «Il Movimento sta provando, in ogni modo, a fare da argine a questa marea fangosa che avanza e che vorrebbe sommergere il Paese. E i primi risultati li abbiamo raccolti: Luigi Vitali, imputato per falso, è stato costretto a ritirarsi e il nome di Donato Bruno, indagato, è quasi fuori gioco. E ora ci auguriamo che anche Violante, le cui responsabilità politiche sono enormi, faccia un passo indietro».