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Giustizia. Il governo approva la riforma del Csm: ecco cosa cambia

Vincenzo R. Spagnolo venerdì 11 febbraio 2022

Dopo una lunga mattina di confronto tecnico e politico, il Consiglio dei ministri ha approvato il pacchetto di emendamenti del governo con le proposte di riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario. Il via libera, all'unanimità (con l'eccezione della ministra di Iv Elena Bonetti, assente giustificata perché in missione a Dubai), è stato dato al pacchetto di ipotesi di riforma messo a punto dalla ministra Marta Cartabia.

"È stata una discussione ricchissima e molto condivisa, grazie anche alle numerose interazioni con i partiti, il ministro Cartabia e il sottosegretario Garofoli", ha detto il premier Mario Draghi nella conferenza stampa seguita al Cdm.

Fra le forze politiche di maggioranza, ammette il premier, le "differenze di vedute" restano. Ma il governo non intende apporre la fiducia, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, perché c'è "l'impegno ad adoperarsi con i capigruppo per avere priorita assoluta" nell'esame del testo alla Camere, in modo da poterlo varare in tempi per "l'elezione del nuovo Csm", prevista per luglio.

"Ci sono delle differenze di opinioni che sono rimaste. È stato possibile modificare molto marginalmente il testo - argomenta ancora Draghi -, ma c'è l'impegno corale a superarle e a raggiungere questo risultato in tempi utili per l'elezione del prossimo consiglio".

LA SCADENZA DI LUGLIO

C'è stato l'impegno "di tutti ministri a sostenere con i propri partiti questa riforma", fa sapere il premier, "c'è stata questa consapevolezza della necessità di un pieno coinvolgimento delle forze politiche". Quindi, ribadisce, "niente tentativi di imporre la fiducia. E' un provvedimento di portata tale, che necessita di questa apertura". Anche la Guardasigilli Cartabia rimarca come la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm fosse ormai "ineludibile per la scadenza a luglio del Consiglio ora in carica", ma anche "per accompagnare la magistratura in un percorso di recupero della piena fiducia e credibilità".

LA TRATTATIVA

La bozza è arrivata di buon mattino sul tavolo del Preconsiglio dei ministri, iniziato alle 8.30. I tecnici dei ministeri hanno chiesto più tempo per "leggere le carte" e valutare le proposte di emendamento alla riforma del Csm.
La bozza con le riforme è poi andato in discussione in Consiglio dei ministri alle 11. Da ieri, come riportato da Avvenire, diversi partiti di maggioranza - con M5s, Fi, Lega e Iv in testa - avevano chiesto di poter approfondire, visionando direttamente i testi, il pacchetto Cartabia. E stamani anche i tecnici dei ministeri hanno avanzato a Palazzo Chigi un'analoga richiesta.
Dopo il Preconsiglio, c'è stata una riunione fra il premier e i capidelegazione delle forze di maggioranza. L'incontro ha fatto slittare l'avvio del Cdm: Mario Draghi ha riunito i rappresentanti della maggioranza, insieme al ministro Marta Cartabia, incassando alla fine il superamento delle riserve dei partiti sulle proposte di riforma del Csm. Poi è iniziato il Cdm.

FI: "IL GOVERNO NON METTERÀ LA FIDUCIA"
Forza Italia ha "chiesto e ottenuto rassicurazioni": il governo "non chiederà un voto di fiducia e il Parlamento sarà sovrano" sulla riforma della giustizia. Lo fanno sapere fonti azzurre, dopo una riunione tra i ministri di Fi, poi tornati a Palazzo Chigi a Cdm già iniziato.
"Abbiamo ottenuto il no alle 'porte girevoli'" anche per "ministri, sottosegretari e assessori, una stretta sui fuori ruolo e il voto degli avvocati sugli avanzamenti di carriera dei magistrati", fanno sapere i forzisti. In più la separazione delle funzioni, "battaglia storica dì Fi, che andrà ulteriormente migliorata, senza opposizione del governo". Per la Lega, l'ex ministro e avvocato Giulia Bongiorno osserva: "Quanto approvato dal Cdm è solo un punto di partenza. Il testo dovrà essere migliorato in Parlamento, così come assicurato dal premier, ma un cambiamento radicale sarà possibile solo grazie ai referendum". Mentre fonti di M5s affermano che la riforma "ritorna al testo dell'ex ministro Bonafede e contiene quel fondamentale principio che abbiamo sempre sostenuto: lo 'stop' alle porte girevoli fra politica e magistratura senza eccezioni. Esamineremo il testo in Parlamento, con l'auspicio di approvarlo definitivamente prima del rinnovo delle cariche al Csm, ma intanto possiamo dirci soddisfatti".

LE NOVITÀ DELLA RIFORMA DEL CSM
Secondo quanto prevede la bozza della riforma del Csm, il sistema elettorale dovrebbe essere misto, ossia basato su collegi binominali, che eleggono cioè ciascuno due componenti del Consiglio, ma integrato con una distribuzione proporzionale di 5 seggi a livello nazionale. Non sono previste liste di appartenenza, ma candidature individuali. E i componenti del Csm tornerebbero (come in passato) a 30: 20 togati e 10 laici. Inoltre, per venire incontro alle richieste del centrodestra, nel sistema elettorale misto troverebbe spazio pure il sorteggio, introdotto per assicurare che in ogni collegio binominale venga raggiunto il minimo previsto di 6 candidati, nonché per riequilibrare le candidature del genere meno rappresentato.

STOP ALLE "PORTE GIREVOLI" CON LA POLITICA
Altro cardine della riforma è quello che riguarda le cosiddette porte girevoli fra incarichi politici e carriera in magistratura.

Un intervento annunciato dalla ministra Cartabia nei mesi scorsi, dopo il clamore suscitato dal caso di Catello Maresca, attualmente consigliere comunale a Napoli (dopo essere stato candidato sindaco nella città dove aveva fatto il pm anticamorra) e al contempo giudice a Campobasso.

In base alla bozza, i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari che hanno ricoperto cariche politiche elettive (parlamentare nazionale ed europeo, consigliere e presidente di giunta regionale, a consigliere comunale e sindaco) a fine mandato verrebbero "collocati in posizione di fuori ruolo presso il ministero di appartenenza oppure, per i magistrati amministrativi e contabili, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ovvero sono destinati allo svolgimento di attività non direttamente giurisdizionali, né giudicanti né requirenti". Un ulteriore paletto prevede che i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari che hanno avuto incarichi apicali nei ministeri o incarichi di governo non elettivi (capi di gabinetto, segretari generali presso i ministeri o ai capi dipartimento), al termine di queste esperienze per 3 anni non possano svolgere funzioni giurisdizionali. E che la loro destinazione venga individuata dai rispettivi organi di autogoverno. La medesima disciplina si applicherebbe ai magistrati che si sono candidati in politica, ma non sono stati eletti.

GLI AVVOCATI "VALUTATORI"
La bozza di riforma del Csm all'esame del Consiglio dei ministri introduce anche il voto degli avvocati nei consigli giudiziari sulle valutazioni di professionalità dei magistrati ma solo per i casi in cui il Consiglio dell'Ordine abbia fatto una segnalazione formale di comportamenti scorretti da parte del magistrato che si deve valutare. In quei casi, il voto degli avvocati presenti nei Consigli giudiziari sarà unitario.