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DELITTO CLAPS. Danilo Restivo: confermata la condanna a 30 anni

mercoledì 24 aprile 2013
La Corte d'Appello di Salerno, respingendo le tesi della difesa, ha confermato la condanna a 30 anni per Danilo Restivo. Erano stati colpi duri, fino alla fine. Un serrato botta e risposta nell'aula della Corte di Assise di Appello di Salerno, su una storia, quella dell'omicidio di Elisa Claps, sulla quale oggi molto probabilmente sarà costruito un importante pezzo con la sentenza a carico di Danilo Restivo, unico imputato per quella morte, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione. Anche stamattina il pm Rosa Volpe e i legali di Restivo, Alfredo Bargi e Marzia Scarpelli, avevano chiamato in causa i punti salienti di questa storia: il giorno, il luogo dell'omicidio, la traccia del dna di Restivo trovata sulla maglia che Elisa indossava il giorno della sua morte, ma anche le tracce di sangue sugli abiti di Restivo di quel 12 settembre 1993. Ferma la posizione della Procura generale sulla colpevolezza di Restivo: il pm ha ribadito che Restivo è nel sottotetto della chiesa della Ss Trinità di Potenza che uccise Elisa. Quegli imbrattamenti lungo le scale dei quali aveva parlato la difesa di Restivo lasciando intendere che qualcuno aveva potuto portare lì il corpo di Elisa dopo averla uccisa altrove, secondo quanto dimostrato dalla perizia Pascali "non erano macchie biologiche", ha detto la Volpe. Netta la posizione del pm anche su un altro dubbio insinuato dalla difesa Restivo in merito alla presenza sulla maglia di Elisa di altre tracce di dna mai analizzate: "non c'era la soglia minima di Dna per comportare un accertamento valido scientificamente". Un argomento, quello del Dna, sul quale la difesa Restivo invece aveva insistito mettendolo alla base della richiesta del rinnovo del dibattimento, "al fine di una interpretazione del risultati relativi alla presenza del dna di Restivo da parte un perito o collegio di periti in modo da poter basare le convinzioni su un accertamento terzo". Poi, le tracce di sangue sugli abiti che Restivo indossava il giorno dell'omicidio di Elisa. Per l'accusa, come riferito dallo stesso Restivo in un verbale del 1993, gli abiti erano macchiati di sangue; per la difesa, Restivo ha detto che aveva sì sporcato di sangue sia i pantaloni che la camicia "tanto è vero che una volta tornato a casa dopo essere stato in ospedale sono stato costretto a cambiarmi", ma è anche vero che, dice Bargi, "nessuno in ospedale ha notato tali macchie e se davvero Restivo avesse ucciso Elisa, gli spruzzi di sangue sarebbero stati in ogni parte"; le macchie erano invece state determinate da una piccola ferita causata dalla caduta lungo le scale mobili. Momenti duri, quelli in aula, davanti ai quali la mamma di Elisa è spesso uscita fuori dall'aula. Non ha infatti sopportato che qualcuno come la difesa abbia potuto insinuare che Elisa potesse essere stata, quel giorno, in qualche modo consenziente e seguire Danilo in quel sottotetto volutamente. Ha ancora una volta esposto la foto della sua Elisa, proprio davanti alla cella di Danilo che ha seguito il tutto senza quasi alcuna reazione. Si è dunque concluso così il dibattimento: con l'assenza di un movente, con una posizione precostituita su Restivo colpevole e sulla necessità di ulteriori accertamenti, per la difesa. Con la colpevolezza, ogni oltre ragionevole dubbio, per l'accusa. E questa è stata la posizione che per la Corte costituisce la verità processuale, confermando la condanna di Restivo.​​