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Liste. Meloni assicura i posti ai centristi. Dalla Chiesa blindata da Berlusconi

Massimo Chiari martedì 23 agosto 2022

Rita Dalla Chiesa blindata in Puglia per Fi alla Camera

Il quadro nei 221 collegi uninominali è chiaro. Fratelli d’Italia ottiene 94 candidati (il 42,5%), la Lega 68 (il 30,7), Forza Italia 42 e i centristi 17. Il puzzle è composto. Nessuna sorpresa. Il centrodestra ha suddiviso i collegi uninominali tenendo conto dei sondaggi e quindi - numeri alla mano - riconoscendo a Giorgia Meloni la pole position per Palazzo Chigi, in caso di vittoria del centrodestra. Non tutti i leader hanno accettato la sfida dell’uninominale secco: Berlusconi correrà a Monza Senato, Meloni a L’Aquila Camera, Tajani a Velletri Camera, ma Salvini si è tenuto fuori preferendo solo i più "comodi" collegi proporzionali.

L’immagine che esce è quella di un centrodestra coeso. Quasi tutti i 17 collegi uninominali assegnati a centristi di "Noi moderati", la quarta gamba, sembra siano garantiti da Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni – raccontano – anche in qualità di presidente dell’Ecr, il gruppo dei Conservatori a Bruxelles, da giorni fa la moderata: prende le distanze dal fascismo, rassicura l’Europa, e ora dà segnali concreti nelle liste in vista della campagna elettorale, rinunciando a collegi, sicuri e contendibili, a favore dei "piccoli" della coalizione.

Nel centrodestra c’è (e ci sarà in Parlamento) un’anima democristiana. C’è Gianfranco Rotondi, il presidente di "Verde è Popolare", attuale vicecapogruppo forzista alla Camera, che corre nel collegio uninominale di Avellino a Montecitorio. C’è a Lecco l’ex ministro Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, c’è il siciliano Saverio Romano, schierato nel seggio di Bagheria. Proprio Lupi è molto soddisfatto: «Per la prima volta noi centristi possiamo dimostrare il nostro valore aggiunto e ora la coalizione è composta da quattro soggetti». Poi un passaggio su Meloni: «Il dialogo è stato molto proficuo. Prima di nomi e collegi abbiamo lavorato a un programma condiviso, ognuno col proprio contributo».

I nomi annunciati sono tutti nero su bianco. E anche le assenze paiono tutte confermate. A Bologna va in scena la sfida Sgarbi contro Casini. Meloni conferma tutti gli "uscenti", a cominciare dai fedelissimi come Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli e Giovanbattista Fazzolari e schiera vari big "esterni" al partito, come l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il magistrato Carlo Nordio, l’ex presidente del Senato Marcello Pera, l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi ed Eugenia Roccella. Fi schiera l’attuale presidente del Senato Elisabetta Casellati in Basilicata (scalzando di fatto il sottosegretario Giuseppe Moles), il presidente della Lazio Claudio Lotito in Molise, a Brescia (per la Camera) il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, e lancia Rita Dalla Chiesa in Puglia, in posizione "blindata" per la Camera.

Per la conduttrice tv, figlia del generale Carlo Alberto vittima della mafia, il suo nome pare che sia stato imposto da Roma. Anzi da Silvio Berlusconi in persona. E pezzi del partito (soprattutto pugliese) non avrebbero gradito. Dalla Chiesa è candidata come capolista al proporzionale nel collegio Molfetta-Bari e all’uninominale di Molfetta (dove si scontrerà con l’ex sindaco di Bitonto, il dem Michele Abbaticchio). Per lei c’è anche un posto da capolista in un collegio al proporzionale in Liguria.

In Puglia la conduttrice avrebbe soffiato il posto di capolista al sottosegretario alla Giustizia, l’avvocato barese Francesco Paolo Sisto. Al qualce alla fine è toccato il collegio uninominale (Senato) di Andria. In casa Lega ricandidati tutti i ministri, vice e sottosegretari uscenti, grande spazio alle donne (oltre il 50% nei collegi uninominali), via libera ai vicesegretari della Lega Andrea Crippa e Lorenzo Fontana, ai capigruppo uscenti Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, spazio ai giovani (a partire dal coordinatore Luca Toccalini) e ad alcuni volti nuovi tra gli amministratori locali.

Sul versante dei candidati di area cattolica, ad alcuni è stata riservata una strada in salita: a Paola Binetti è stato riservato il difficile collegio di Bressanone per la Camera, mentre il leghista Simone Pillon è stato candidato in Umbria per la quota proporzionale alla Camera dietro alla capolista Valeria Alessandrini.