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CAMPANIA. Castellamare, il vescovo Cece: in processione mai più soste arbitrarie

Gigliola Alfaro lunedì 23 gennaio 2012
La processione di San Catello, patrono della città di Castellammare di Stabia, sarà “ripensata” e “riordinata” in futuro, con un’attenzione particolare alla formazione dei portatori della statua. Di certo non farà più “soste arbitrarie” in luoghi che possono dare adito a equivoci. L’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, Felice Cece, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla processione, spiega che intende «mettere mano al riordino della processione di San Catello affinché sia chiaro a tutti che si tratta di un atto di fede, che non ha nulla a che vedere con comportamenti ambigui. Religiosità e camorra non camminano mai insieme». La nuova linea, che sarà oggetto nei prossimi tempi di una riflessione da parte di tutto il presbiterio sotto la guida del vescovo, si rende necessaria «dopo la sosta arbitraria dei portatori della statua», a pochi metri dalla casa di un esponente della camorra locale, Renato Raffone. La Chiesa sorrentino-stabiese, sostiene il presule, è «la prima a voler far chiarezza su quanto accaduto» e in ogni caso censura «l’episodio della fermata non essendo stata concordata e dovuta a una scelta meramente discrezionale dei portatori».  Il vescovo chiarisce che, «oltre ad aver messo a disposizione l’elenco scritto dei componenti del comitato dei portatori e concordato il percorso della processione con il commissariato di polizia locale, avevamo ordinato ai portatori di escludere tassativamente la sosta nei pressi dell’abitazione di Raffone». Per il bene della città occorre anche che «si crei un clima di armonia e di collaborazione tra le istituzioni, nel rispetto della reciproca autonomia». Perciò il vescovo «è addolorato che il sindaco abbia abbandonato la processione, senza avvertire di quello che stava succedendo e convocando contestualmente alla processione una conferenza stampa». Di qui l’auspicio che in futuro si possa serenamente discutere dei problemi nelle sedi appropriate. «Chiederò un incontro al vescovo – spiega Luigi Bobbio, il sindaco – per i passi successivi che intende fare, laddove ritenesse che si possano fare insieme. Ho sempre sostenuto che il vescovo è stato solo vittima di una violazione delle disposizioni che aveva impartito per la processione, un comportamento arbitrariamente attuato da alcuni portatori».D’altro canto, l’obiettivo è comune: il bene della città. «Come Chiesa – afferma monsignor Cece – non possiamo non promuovere e condividere con altri l’impegno per la liberazione della società dalla camorra nelle sue molteplici forme». Per il presule, «il contributo specifico della Chiesa è l’annuncio del Vangelo, il quale, se accolto e vissuto, è la più radicale antitesi alla camorra e a ogni forma di male morale e sociale, perché costituisce la più efficace promozione dell’uomo e della sua dignità di persona».