Attualità

I numeri. Caritas, più aiuti alle diocesi

Ilaria Solaini sabato 18 luglio 2015
Quasi 7 milioni di euro contro la povertà. A fronte delle tantissime richieste di aiuto che gravano sui centri d’ascolto delle Caritas diocesane di tutta Italia, è stato previsto anche per il 2014 uno stanziamento aggiuntivo da parte di Caritas italiana per fronteggiare la crisi economica sempre più incalzante e dare sostegno alle persone che vivono in condizione di pesante indigenza.  Il fondo, istituito a livello nazionale, cerca di colmare l’assenza di uno strumento pubblico, in grado di garantire a chi vive nel bisogno condizioni di vita dignitose: si può riassumere così l’iniziativa anticrisi, iniziata nel 2013 e prevista anche per il 2015, che l’anno scorso ha coinvolto 188 Caritas diocesane (su 220, vale a dire l’85%) che hanno presentato e ottenuto la richiesta di rimborso per spese effettuate a sostegno di persone e famiglie in difficoltà. Va detto che già nel 2013 erano state 165 le Caritas diocesane (il 76%) ad aver ottenuto aiuto dalla sede nazionale perché a metà anno avevano finito i fondi per il contrasto alla povertà.  Dal pagamento dell’affitto alle rate del mutuo per la casa, dalle bollette alle spese legali o di condominio, dalle spese mediche ai libri di scuola e ai servizi mensa per i figli: i contributi, calcolati secondo un indice territoriale che tiene conto della situazione occupazionale, dei disagi e delle povertà della zona, vanno a coprire necessità di vario tipo, a seconda delle esigenze e delle differenze nello Stivale. Il 56% dei rimborsi hanno riguardato le Caritas diocesane del Sud, il 25% sono andati al Nord e il 19% al Centro. Nel Mezzogiorno sono prevalse le spese per servizi e beni materiali. Una conferma che arriva, tra le altre, dalla Caritas di Agrigento che ha avuto 80mila euro di contributo, arrivando ad avere più di 2mila famiglie che gravitano nei propri Centri d’ascolto. «Il 70% di chi aiutiamo è italiano – spiega Valerio Landri, direttore della Caritas di Agrigento –. I contributi sono soprattutto per l’affitto e le bollette, ma cerchiamo di accompagnare tutta la famiglia e capire ciò di cui hanno bisogno: se ci sono figli disoccupati chiediamo loro di rivolgersi al nostro sportello di orientamento al lavoro, diamo un sostegno particolare se ci sono anziani e disabili a carico».  Come a dire che dietro ai contributi, c’è sempre un percorso che guarda all’autonomia delle persone al Sud, dove, peraltro, molto viene investito anche nella costituzione di fondi di garanzia per attività di microcredito, ma anche al Nord dove si registra la quota più alta di spese per l’attivazione di voucher lavoro. È il caso della Caritas diocesana di Mantova, per citarne una, che ha scelto di utilizzare moltissimo i voucher lavoro all’interno delle stesse parrocchie per offrire «piccole opportunità di lavoro a chi ha bisogno» spiega Giordano Cavallari, direttore della Caritas diocesana, «senza pensare di poter ricreare le condizioni di lavoro garantite da un contratto vero e proprio, abbiamo ritenuto di poter dare una mano alle persone in difficoltà economiche, offrendo loro di ripitturare i muri degli oratori, occuparsi di orti sociali, fare piccoli lavori di artigianato per le parrocchie». Insomma un modo per avere un «doppio beneficio» per le persone che lavorano e, dunque, riescono a «sentirsi utili per la comunità, magari liberandosi di quello stigma sociale che vorrebbe farci credere che abbiano poca voglia di lavorare » per la comunità stessa che trova nuove risorse. Da impiegare anche all’esterno: «Abbiamo cercato di coinvolgere anche i privati nell’acquisto di voucher lavoro coi quali pagare un giardiniere o una donna che aiuti in casa», sempre con l’obiettivo che tante più persone abbiano una fonte, seppur piccola di reddito, con la quale rialzarsi e ritrovare la propria dignità.