Attualità

Convegno in Sardegna. Camper Caritas contro il caporalato

Paolo Lambruschi mercoledì 2 aprile 2014
Un presidio della Caritas contro le Rosarno d’Italia. Dalla fine di aprile un camper girerà nelle campagne per dare assistenza e denunciare lo sfruttamento dei braccianti immigrati, pagati dal racket 25 euro lordi al giorno. Fanno 15 euro al netto della percentuale dei caporali per orari massacranti decisi dal sole, dall’alba al tramonto. Il "progetto Presidio" è stato lanciato ieri, durante la seconda giornata del 37° convegno delle Caritas diocesane a Quartu Sant’Elena, e coinvolgerà dieci diocesi per fronteggiare un’autentica emergenza, nonostante la legge anti caporalato del 2011.I camper contrassegnati dal marchio Caritas gireranno con volontari e operatori per i campi prima e dopo l’orario lavorativo, offrendo assistenza medica e servizi di orientamento legale. "Presidio" è stato pensato dalla Caritas nazionale e sostenuto dalla Cei per il prossimo biennio con uno stanziamento di 50 mila euro per ciascuna realtà diocesana. Vale a dire un milione di euro. L’obiettivo, oltre all’aiuto immediato ad un bacino di almeno 10 mila lavoratori in nero, è far prendere consapevolezza ai migranti  – spesso in regola con il permesso di soggiorno o titolari di una forma di protezione umanitaria – dello sfruttamento cui vengono sottoposti e dei loro diritti.  «Abbiamo avvisato i sindacati – spiega Oliviero Forti, responsabile della Caritas nazionale per l’immigrazione – per operare insieme sui territori in caso di azioni legali e denunce. Poiché sappiamo che gli stagionali si spostano da una diocesi all’altra seguendo il tam tam dei connazionali e il ciclo delle raccolte, li doteremo di una sorta di tessera da presentare alle Caritas che consenta di riconoscerli e crei un ponte solidale tra le diocesi». Somiglia al passaporto del regno di Dio che qualche anno fa rilasciavano i comboniani agli irregolari quando certi politici li chiamavano clandestini. Il racket delle campagne italiane è nelle mani delle mafie. Gli imprenditori agricoli dovrebbero fornire ai migranti anche un alloggio. Invece, a pochi chilometri dalle città, denunciano molti rapporti delle Caritas, vivono in condizioni inumane in baraccopoli o in tuguri privi di acqua, luce, elettricità. E fuori dalla legalità per tutta la durata della stagione. I camper gireranno dai primi di maggio nelle campagne dove lo sfruttamento è più intenso. Si tratta di realtà note alle cronache nazionali come Cassibile, nel siracusano, dove i braccianti si accampano nelle grotte come bestie. O la piana di Rosarno, diocesi di Palmi, dove quattro anni dopo la rivolta, almeno 1.500 vivono nella baraccopoli. «In inverno con gli agrumi come in estate – prosegue don Vincenzo Alampi, direttore della Caritas diocesana – sono costretti a vivere in tuguri o in tendopoli che si espandono con baracche di plastica ed eternit per non avere spese. Guadagnano 15 euro al giorno se va bene, quindi un euro all’ora, che spediscono a casa tenendosi solo il necessario per mangiare. Dov’è la dignità?».Il giro dei braccianti in nero si sposta in estate dalla Calabria ai distretti pugliesi e lucani del pomodoro – l’oro rosso – in Capitanata e ad Acerenza, fino ai campi di angurie di Nardò, dove per primi i braccianti africani scioperarono quattro anni fa. Lo spiega il vicedirettore della Caritas foggiana, don Francesco Catalano: «I migranti africani ed est europei si ammazzano di lavoro dall’alba al tramonto. Per ospitarli sorgono in mezzo al nulla baracche che fanno da bar, negozi, case di tolleranza». Un’eclissi di legalità e diritti umani che i camper della Caritas vogliono illuminare.  Le Caritas diocesane offriranno anche servizi di accoglienza. Come nella piana del Sele, nel Salernitano. «Accanto alle serre – aggiunge don Vincenzo Federico, direttore della Caritas di Teggiano Policastro – vivono accampati i braccianti  maghrebini che ci lavorano tutto l’anno. Sono irregolari che, perdendo il lavoro, hanno perso la casa e il permesso, quindi vulnerabili  Oltre al camper, stiamo ristrutturando a Paestum un immobile del sostentamento del clero con la diocesi di Vallo della Lucania per farne un centro di accoglienza».Finalmente dopo tre anni anche Saluzzo, frutteto piemontese d’Italia, potrà accogliere dignitosamente una parte dei 600 braccianti che arrivano in estate. «Gestiremo al foro boario una tendopoli comunale da 200 posti dotata di allacciamenti con la "Papa Giovanni" – chiarisce il direttore Caritas don Beppe Dalmasso –. Forniremo servizi e assistenza medica e gireremo nei campi per sensibilizzare».