Attualità

IL RAPPORTO. Carceri, a fine anno sarà collasso totale

Luca Liverani mercoledì 14 aprile 2010
C'è qualcosa «di malato» nel sistema giudiziario italiano. Al record di detenuti nella storia della Repubblica – oltre 67 mila per una capienza di 43 mila posti - non corrisponde affatto un record di reati, diminuiti mediamente nel 2009 dell’8%. E a fine anno i detenuti raggiungeranno quota 73 mila.La Comunità di Sant’Egidio, presente da sempre nel mondo penitenziario con i suoi volontari, chiede - dati alla mano - un profondo ripensamento dei meccanismi della giustizia. A indirizzare la rotta del percorso basta un elemento: tra chi sconta fino in fondo la pena, coloro che tornano a delinquere sono il 66%, mentre tra quelli che hanno usufruito di misure alternative, la recidiva crolla al 5%. «Il ddl Alfano va nella direzione giusta – dice il portavoce della Comunità di Sant’Egidio Mario Marazziti – perché non rischia di creare insicurezze nel Paese, se chi deve scontare l’ultimo anno può uscire con misure alternative vere. O se addirittura chi deve scontare condanne fino a tre anni, può già, nel corso del processo, essere assegnato ad altri percorsi». È la messa in prova che già esiste negli Usa e in Italia per i minori e in caso di successo cancellerebbe il processo stesso e il reato dalla fedina. Il carcere, insomma, «non può essere la panacea di tutti i mali, non può e non ce la fa ed esserlo. Non c’è futuro nel sistema italiano se l’unica risposta è il carcere. I costi sociali ed economici sono insostenibili. È uno strumento inadeguato. C’è più sicurezza se si investe nelle pene alternative e nell’umanizzazione del carcere».I dati sulla riduzione drastica della recidiva in presenza di percorsi di accompagnamento e reinserimento parlano chiaro. Gli stessi detenuti che hanno beneficiato dell’indulto, nonostante non abbiano goduto di misure di accompagnamento, hanno avuto una recidiva molto più bassa della media: il 27%. Il buonismo insomma non c’entra: «C’è più sicurezza nell’inventare alternative che puntare sul carcere», ragiona Marazziti. Il tasso di crescita della popolazione carceraria, fra l’altro, brucerà l’incremento di posti che il piano carceri del governo prevede di creare. «La costruzione di nuovi carceri è necessaria – riconosce Marazziti – ma non è la soluzione». Al 29 marzo il Dap informa che a fronte di una capienza regolamentare di 43.074 posti, le patrie galere ospitano 67.271 detenuti. Il tasso di sovraffollamento è pari al 56%. Male come noi in Europa sta solo la Spagna: la Francia ha un sovraffollamento del 30,6%, la Gran Bretagna del 10%, la Germania è addirittura sotto la capienza regolamentare del 7%. In Italia poi quasi la metà dei detenuti, il 44,6%, è in attesa di giudizio: il 22,5% del primo grado, 8.176 dell’appello, 4.928 in Cassazione. In tutto 29.988 persone.La classifica delle regioni con maggiore sovraffollamento carcerario è guidata dall’Emila Romagna (+ 88%), seguono Puglia e Veneto (entrambe al 66%), poi Trentino (64%) e Lombardia (61%). Il personale di polizia penitenziaria, di 35.827 unità, è sotto organico di 6.621 agenti, quasi il 18% in meno. Le conseguenze del sovraffollamento sono pesanti e molto concrete. Impossibile stare tutti in piedi nello spazio non occupato dalle brande, in celle in cui si passano 20 ore al giorno. Gli spazi di socializzazione e le aule vengono usati come celle. La promiscuità alza il rischio di conflitti.L’amministrazione non riesce a tenere distinti i detenuti in base alla loro posizione specifica, gio-vani e persone alla prima detenzione convivono con pregiudicati. L’assistenza sanitaria viene penalizzata. Aumentano le richieste di vestiti e generi per l’igiene personale, spesso garantiti solo dai familiari o dal volontariato: spesso manca anche la carta igienica. Non è un caso se il tasso di suicidi in carcere è in crescita, 72 nel 2009: altro record negativo.