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Caporalato. Richiedenti asilo sfruttati come braccianti. Due arresti a Ragusa

Redazioni interni venerdì 23 giugno 2017

'operazione condotta dagli uomini della Polizia di Stato di Ragusa che hanno arrestato in flagranza di reato, per sfruttamento di braccianti agricoli per la raccolta di pomodori, due imprenditori di Vittoria (Foto della Polizia di Stato)

Richiedenti asilo sfruttati come braccianti agricoli nelle serre nel Ragusano. La Polizia di Stato ha arrestato due imprenditori agricoli e denunciato un terzo, per sfruttamento della manodopera. La Squadra mobile di Ragusa, applicando la nuova normativa per il contrasto al caporalato, ha accertato il reclutamento di 26 lavoratori (uomini e donne), costretti a svolgere le mansioni di braccianti agricoli e a vivere in condizioni degradanti.

Erano 19 i richiedenti asilo, tra cui cinque romeni e due tunisini che venivano pagati 25 euro al giorno per otto ore lavorative, senza alcun giorno di ferie o altro diritto garantito previsto dal contratto collettivo dei braccianti agricoli.
Le case abusive all'interno dell'azienda erano in condizioni definite da chi indaga disumane. Ai domiciliari i fratelli Valentino Busacca, 31 anni e Angelo Busacca, 48 anni, per sfruttamento del lavoro, reato previsto dalla nuova legge per il contrasto al caporalato e aggravato dal numero di lavoratori reclutati e dall'aver esposto i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo per le condizioni di lavoro.

L'indagine è scattata su iniziativa del questore di Ragusa Giuseppe Gammino: la Squadra mobile, con l'ausilio della Squadra Amministrativa del commissariato di Vittoria, dell'Ispettorato del lavoro e del Servizio igiene dell'Asp di Ragusa, ha effettuato un controllo presso diverse aziende agricole. I poliziotti si sono dunque appostati vicino all'azienda agricola "Busacca". Alle 5.30, le prime auto cariche di lavoratori sono giunte all'interno dell'azienda: sono stati contati una trentina di uomini provenienti dal centro Africa. Alle 8.30 gli agenti hanno circondato l'azienda per evitare la fuga dei lavoratori.

All'interno del terreno sottoposto a controllo, di circa 80.000 metri quadrati, operavano tre aziende agricole specializzate nella coltivazione in serra di ortaggi. Una delle ditte sottoposte a controllo non impiegava alcun operaio in quel momento, un'altra solo quattro tutti regolarmente assunti anche se pagati solo se prestavano l'attività lavorativa a 25 euro al giorno, pur avendo firmato un contratto che prevedeva il pagamento di 63 euro; il titolare è stato denunciato in stato di libertà. La terza azienda presente, i cui datori di lavoro sono i fratelli Busacca, al momento del controllo, impiegava ben 26 lavoratori nella raccolta di pomodori. Oltre a loro che sono stati bloccati e identificati, c'erano degli operai riusciti a darsi alla fuga, considerata la vastità del terreno sottoposto a ispezione.

Le condizioni di lavoro e di vita all'interno dell'azienda, ha riferito il capo della Mobile Antonino Ciavola, "erano non solo degradanti, ma umilianti per l'essere umano" così come documentato dalla Polizia Scientifica. "Nessuno dei lavoratori era stato mai sottoposto a visita medica pur dovendo lavorare in condizioni di forte stress fisico e nessuna delle prescrizioni previste dalla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro era stata rispettata". Gli alloggi fatiscenti costruiti abusivamente all'interno dell'azienda, davano ospitalità a 15 lavoratori "in condizioni del tutto incompatibili per l'essere umano".
Il resto dei lavoratori invece, veniva prelevato ogni mattina dai titolari che quindi si occupavano anche di reclutare, senza intermediazione, i braccianti agricoli. Quanto accertato dalla Polizia di Stato è stato ammesso dai due datori di lavoro, affermando però di "non essere diversi dagli altri e che tanti operano in questo modo per abbattere la concorrenza".

I medici hanno attestato che "i locali non sono inidonei per essere utilizzati come ambienti di vita". Già nel 2015 avevano effettuato, insieme alla Polizia di Stato, un altro controllo presso l'azienda evidenziando le medesime carenze oggi riscontrate, e quindi mai sanate. Gli operai erano sprovvisti delle scarpe da lavoro e svolgevano la loro attività scalzi o in ciabatte; privi anche di magliette: indossavano solo pantaloni e nessuno possedeva abbigliamento adeguato così come previsto dalla tipologia di mansione a loro affidata. Totalmente inesistenti impianti antincendio nelle serre e nelle abitazioni.


Gli operai, ascoltati dagli investigatori sono stati concordi nel riferire di lavorare presso l'azienda dei fratelli Busacca e che proprio loro li prelevavano presso i domicili, fornivano le indicazioni, impartivano gli ordini, organizzavano il lavoro all'interno delle aziende pagandoli pochissimo. Fortissimo il timore di essere licenziati, magari dopo avere richiesto un aumento della paga. Al termine delle indagini lampo durate 14 ore, i due arrestati sono stati sottoposti ai domiciliari su disposizione della Procura della Repubblica di Ragusa che segue il fenomeno del caporalato costantemente. "La Polizia di Stato di Ragusa - conclude il dirigente della Squadra mobile - continuerà i controlli delle attività produttive della provincia iblea, a tutela dei lavoratori e dei tanti onesti imprenditori che rispettano le regole previste dalle norme vigenti".