Attualità

Roma. Cannabis, il testo rimandato a settembre

VINCENZO R. SPAGNOLO martedì 26 luglio 2016
Il primo passaggio in Aula, per la discussa proposta di legge per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati, è avvenuto ieri con la discussione generale: sei ore di interventi dei deputati iscritti a parlare, pronunciati in un emiciclo semideserto. Dopodiché, con ogni probabilità, l’esame del testo riprenderà a settembre. E c’è da supporre che – almeno a giudicare dalla contrarietà manifestata da un cospicuo numero di esponenti delle forze politiche –, il suo cammino non sarà spedito. Nelle commissioni Giustizia e Affari sociali, dove la pdl tornerà da oggi, è pronto infatti un fuoco di sbarramento di quasi 2mila emendamenti (1.300 di Area popolare, in gran parte 'soppressivi', oltre a quelli di parlamentari cattodem e di altri del centrodestra). L’attuale versione del testo, composta da una decina di articoli, porta le firme di 221 deputati (87 di M5S, 85 del Pd, 24 di Sinistra italiana, 16 del gruppo Misto, 7 di Scelta civica, 2 di Forza Italia), lontani dunque dai 315 voti (su 630) che garantirebbero il via libera dell’Aula. Lo stesso Partito democratico annovera più scettici che pasdaran della legalizzazione (su 301 deputati, solo 85 firmatari): «Penso che il proibizionismo esagerato non serva. Ma non facciamo l’autostrada per chi fa il furbo – sostiene, perplesso, l’ex segretario piddino Pier Luigi Bersani, esponente autorevole della minoranza dem –. Siamo in Italia: quando c’è da decidere 5 piantine, 5 grammi, non vorrei che riuscissimo a trovare una via legale per l’illegalità». Dal canto suo il leader del Nuovo centrodestra, e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, annuncia le barricate: «La cannabis non si può legalizzare, noi diremo di no. È la posizione che abbiamo sempre sostenuto e che continueremo a sostenere...». Categorico anche un altro ministro di Ncd, il titolare agli Affari regionali e alla Famiglia Enrico Costa: «Statalizzare lo spaccio di droga per introitare risorse da destinare alla prevenzione, come prevede la proposta di legge, è contradditorio e perverso – lamenta –. Sarebbe un brutto segnale proprio in una fase in cui il nostro obiettivo è il rilancio delle politiche per la famiglia». Costa teme che, se passasse la legge, si «contribuirebbe a fare del nostro Paese un’ambita meta del turismo della tossicodipendenza» e osserva che, «dagli «autorevoli magistrati che legittimano la proposta sarebbe lecito attendersi suggerimenti normativi per migliorare la lotta allo spaccio, non per alzare bandiera bianca». Contraria è anche Paola Binetti (Ap), che di professione fa il medico e nel suo intervento in Aula puntualizza: «Nessuno dice no all’uso terapeutico della cannabis, sotto controllo medico, ma questa è cosa ben diversa dalla coltivazione diretta di piantine di cannabis nella terrazza o nel giardino di casa». Anche Forza Italia, col capogruppo Renato Brunetta, è contraria alla proposta di legge.  Ma in risposta, i suoi sostenitori annunciano battaglia: «Fare ostruzionismo è legittimo, ma se ci sarà reagiremo», avverte il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, senatore del gruppo Misto e sottosegretario agli Affari Esteri, che parla di una «giornata storica». Dai banchi dell’opposizione, Lega Nord e Fratelli d’Italia approfittano del dibattito per attaccare Palazzo Chigi: «Mentre l’Isis attacca l’Europa – ironizza Giorgia Meloni – il governo pensa alle canne». Viste le perplessità nella maggioranza e in casa dem, l’iter del ddl potrebbe trasformarsi in un campo minato per il premiersegretario del Pd Matteo Renzi.  C’è chi al Nazareno teme un altro caso 'unioni civili' e suggerisce di far scivolare l’esame del testo all’autunno inoltrato, dopo lo scoglio del referendum costituzionale. Per ora l’esecutivo ha preso tempo, non intervenendo ieri al termine della discussione generale per esprimere un parere sul provvedimento e sui singoli emendamento ( può dare parere positivo, negativo o rimettersi alle decisioni dell’Aula): «Il governo si riserva d’intervenire» in altra data, ha comunicato laconicamente la vicepresidente della Camera Marina Sereni. Sarà la conferenza dei capigruppo a decidere domani, oltre al calendario di agosto, il nuovo timing dell’esame del ddl. Con quali prospettive? «Non andrà avanti di un millimetro – profetizza il forzista Maurizio Gasparri –. Il provvedimento tornerà in commissione, dove probabilmente morirà».