Attualità

CAMPANIA VIOLATA/6. Appello alle aziende sane: denunciate chi sfrutta i roghi

Antonio Maria Mira sabato 14 luglio 2012
​«Le imprese sane devono denunciare quelle grigie che affidano i propri rifiuti a personaggi di pochi scrupoli che poi li bruciano. Questo è a vantaggio del Paese, dei cittadini e delle imprese stesse: non ci devono essere scorciatoie». É più di un appello, è un vero impegno quello che viene da Luciano Morelli, vicepresidente di Confindustria Campania con delega per l’ambiente e vicepresidente di Confindustria Caserta con delega per la legalità. «Ci sono imprese e imprese - spiega Morelli -. Ci sono quelle sane e quelle delinquenziali. E poi ci sono quelle grigie, le più pericolose, che per sopravvivere sui mercati cercano a tutti costi dei vantaggi nell’illegalità. Così chiudono gli occhi e affidano i propri rifiuti ad alcuni personaggi senza curare quale reputazione e affidabilità hanno». E Morelli di rifiuti se ne intende. É, infatti, amministratore delegato di Ecoabt, la principale azienda italiana di riciclo delle batterie esauste, con sede a Marcianise e Paderno Dugnano. Ed è fortemente impegnato nel sostegno alle associazione che si battono per la legalità e l’ambiente. Casertano doc, reagisce duramente contro chi brucia i rifiuti. «Sono offeso e indignato. Se potessi brucerei sui quei roghi le persone che li appiccano. É davvero uno spregio della vita umana, dell’ambiente, solo per arricchimento». Per questo sostiene pienamente l’iniziativa di denuncia di Avvenire. «É assolutamente positiva. Voi potete fare molto, perché potete invitare a non girare la testa dall’altra parte. Aguzzare lo sguardo verso episodi di illegalità e denunciarli. Questa è l’unica cosa da fare. Bisognerebbe che tutti i quotidiani lo facessero con una forte campagna di sensibilizzazione perché servono più controlli delle forze dell’ordine, anche locali, ma se ogni cittadino si trasformasse in una sentinella del territorio, nel suo piccolo, dicendo quello che ha visto, si riuscirebbe a fare molto di più».E cosa può fare Confindustria?Le associazioni degli imprenditori possono fare molto affinché le imprese comprendano che non è sull’ambiente e sulla legalità che si deve risparmiare. Noi abbiamo l’intenzione di stimolare le imprese sane affinché denuncino, in modo che le imprese grigie o nere non abbiano il sopravvento. Però è anche vero che in Campania non esistono impianti di smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi. Di chi è la colpa?É una grande responsabilità che nessuno ha voluto prendersi. Eppure farebbe sicuramente abbassare i costi e favorirebbe la legalità. Purtroppo nel mondo dei rifiuti la cosa più pulita forse sono proprio i rifiuti, che si disperdono in mille passaggi, impedendo una vera tracciabilità. Quindi avere un impianto a pochi chilometri è un fatto, essere costretti a mandarli in Germania per le imprese sane è un altro fatto. Così affidarsi al delinquente dietro l’angolo diventa molto più facile. Dunque avere un impianto in Campania, assolutamente trasparente, verificato prima, durante e dopo, sicuramente sarebbe un grande risparmio per le imprese sane. É un problema che nessuno ha voluto risolvere. Neanche Bertolaso...In che senso?Confindustria propose uno studio, e poi la costituzione di una società consortile. Si era arrivati alla fase finale però le opposizioni strumentali delle popolazioni locali, lo scarso interesse dell’allora commissario più preoccupato a risolvere il problema dei rifiuti urbani, ha fatto sì che non se ne fece niente. É stata una battaglia contro i mulini a vento.Perché?Il cittadino che è sempre pronto a inchinarsi all’illegalità, a girare la testa quando vede uno scarico abusivo, invece quando si tratta di un’iniziativa legale e trasparente non manca mai di esprimere il proprio dissenso. E questo è un regalo alla camorra. Più si allungano i percorsi, più è difficile tracciare i rifiuti, e più ovviamente la camorra riesce a fare affari. Più il costo è elevato e più riesce a fornire con i propri metodi dei costi appetibili. E ci sono delle imprese che ne usufruiscono.Come mai non c’è attenzione a questo problema? Qui il senso della cosa pubblica è molto labile. La gente magari se vede un rogo fa una telefonata ai vigili del fuoco ma poi non fa altro. Alcuni anni fa nella zona industriale di Pomigliano una persona aveva visto un camion che scaricava rifiuti speciali. Gli ho chiesto: cosa hai fatto? Mi ha risposto che aveva preso la targa. E dopo? Niente. Aveva paura di denunciare. Allora mi sono fatto dare quella targa e la mattina dopo sono andato io a denunciare da un amico magistrato. Quello che aveva scaricato era ben noto.