Attualità

Coronavirus. Braccianti e colf, c'è il compromesso

Angelo Picariello giovedì 14 maggio 2020

Lacrime di Bellanova (Iv): «Stato è più forte del caporalato»

La notte porta consiglio nel governo. Se è vera intesa, ritrovata unità di intenti, o solo fragile tregua, lo si vedrà presto. Ma il presidente del Consiglio porta a casa la complicatissima intesa sulle regolarizzazioni, e a seguito di essa il varo del decreto rilancio, tanto atteso da imprese e famiglie alle prese con la crisi conseguenza dell’emergenza sanitaria.

Alla fine il premier nella trattativa no–stop è riuscito a far valere con forza non solo la ragionevolezza del provvedimento, ma anche la sua urgenza, rispetto all’ipotesi fino all’ultimo portata avanti dal leader di M5s Vito Crimi di andare allo stralcio della previsione dal testo complessivo. L’unica concessione, quando lo strappo nella maggioranza, con Italia viva, sembrava un’ipotesi ancora concreta (con il tornare in ballo anche della possibilità di un voto a favore del partito di Renzi della mozione di sfiducia anti Bonafede in discussione la prossima settimana al Senato) era sulle fattispecie da tener fuori dalla sanatoria.

Entrava anche il caporalato, oltre allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione e agli altri reati previsti dal decreto sicurezza. Era questa, in concreto, la rassicurazione concessa all’ala del movimento preoccupata del cannoneggiamento che sarebbe potuto venire dagli ex alleati della Lega sulla sicurezza, tematica di cui si era fatto interprete soprattutto il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia. Ma alla fine è una vittoria personale anche della ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, anche lei, con il sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro, fra le protagoniste dell’ultima trattativa.

Che si presenta commossa in conferenza stampa: «Lo Stato è più forte del caporalato. Li chiamate clandestini, ma sono solo uomini e donne», dice. Era stato il ministro Peppe Provenzano, del Pd, a dare l’annuncio su Twitter, facendosi interprete delle ragioni di tutti: «L’accordo sulle regolarizzazioni dei lavoratori è stato raggiunto. Anche per colf e badanti. E anche per gli italiani. Non per le braccia, ma per le persone. Non era questione di bandierine, ma di dare risposte a chi aspettava da tempo legalità e diritti» . Ed ecco Bellanova: «Aiuteremo gli invisibili, lo Stato è più forte del caporalato.

Tema troppo serio per farne propaganda», dice la ministra con un Matteo Renzi, che si dice «fiero e orgoglioso» di lei e delle sue battaglie. Conte rivendica a sua volta che «si tratta di una battaglia di civiltà contro il caporalato, e i principi sono più importante dei numeri», che comunque, è convinto il premier, non raggiungeranno le 600mila unità di cui si parla. Soddisfatta anche un’altra protagonista silenziosa di questa delicata partita, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. L’emersione dall’irregolarità di tanti lavoratori in nero è, per lei, insieme, una «battaglia di civiltà e sicurezza».