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CRISI POLITICA. Federalismo, ultimatum di Bossi Maggioranza: dubbi allargamento

giovedì 6 gennaio 2011
Federalismo entro gennaio. La mattina dopo la "cena degli ossi", dal Cadore Umberto Bossi rilancia. Con un tono a metà tra il fiducioso e il minaccioso, rifà comparire sullo sfondo lo spettro del voto, mentre il premier Silvio Berlusconi punta tutte le sue carte sull'allargamento della maggioranza e "vede" addirittura quota 330. «Berlusconi mi ha detto che i numeri stanno crescendo - dà credito al premier Bossi -. Non so se bastano, ma stanno crescendo».Nessun rischio, perciò, perché «di rischioso c'è solo che la Lega punti i piedi e basta: ma noi non li puntiamo, siamo amici di Berlusconi, l'importante è portare a casa il federalismo presto». Per questo il leader federalista torna a stringere i tempi: «La settimana dal 17 al 23 è decisiva. C'è il problema che deve passare il federalismo e in Commissione bicamerale c'è l'ultimo decreto attuativo. Se non passa quella roba lì, non possiamo portare il federalismo in Consiglio dei ministri». Bossi non nasconde l'esistenza di «difficoltà nelle commissioni Bicamerale e Bilancio, perché siamo alla pari con i numeri. Bisognerebbe che votasse Giorgetti». In attesa della ripresa dell'11 gennaio - giorno in cui è atteso anche il pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento - a perorare la causa dell'allargamento c'è una pattuglia di berlusconiani (Denis Verdini e Angelino Alfano in testa) e un ex finiano come Silvano Moffa, che al Cavaliere ha promesso di portare una decina di parlamentari nel gruppo dei cosiddetti "responsabili", drenando da Fli, Udc, Mpa, Idv e persino Pd.«Per dare credito alle sue trovate pubblicitarie, invitiamo Moffa a fare nomi e cognomi dei presunti transfughi e a non spargere, altrimenti, veleni gratuiti secondo le tecniche consolidate della più bassa disinformazione», reagisce il portavoce dell'Udc, Antonio De Poli. Anche i futuristi confermano indignati che nessun parlamentare di Fli è pronto a cambiar casacca e che Silvano Moffa bluffa. «Regge invece saldamente l'asse con Casini - spiega un esponente di Futuro e Libertà -. L'Udc farà annusare a Berlusconi un suo possibile sostegno su alcuni temi, questo sarà utile al Paese, ma anche a spostare in avanti la data delle elezioni, guadagnando mesi utili a tutti». Al di là delle enunciazioni più ottimistiche - dopo il premier ieri, oggi anche il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto parla di «condizioni per rafforzare la maggioranza»- in ballo ci sono soprattutto singoli parlamentari che, nell'interesse del Paese e nella speranza di scongiurare elezioni anticipate, si apprestano di volta in volta a votare i provvedimenti che l'esecutivo porterà alle Camere.È in quest'area, lasciando "maturare" le cose e contando anche su possibili divaricazioni su temi sensibili come quelli etici, che conta di pescare il premier, che - in vista di vere e proprie battaglie parlamentari - avrebbe in mente anche una carta di riserva: chiedere a esponenti di governo di dimettersi, per far entrare in Parlamento i primi dei non eletti (esclusi, è ovvio, quelli di Fli) ed evitare il pericolo dei "banchi vuoti". Il federalismo, come ha ribadito in modo secco ancora oggi Bossi, sarà il primo banco di prova della tenuta della maggioranza. E mentre il terzo polo si appresta alla ripresa a una assemblea dei gruppi per decidere una posizione comune, l'Udc non esclude di abbandonare il suo no alla riforma se ci saranno segnali sul quoziente familiare e alcune modifiche sulla cedolare secca.