Attualità

Intervista. Boschi: «Nuovo Senato, poi presidenzialismo»

Arturo Celletti mercoledì 16 luglio 2014
L"'obiettivo non è il Nuovo Senato, è un’altra Italia. E non mi accontento di portare a casa le riforme istituzionali, la sfida del governo è più ambiziosa. È quella di legarle alla riforma del lavoro, della Pubblica amministrazione, della giustizia, della scuola e dell’università. È disegnare una prospettiva». Maria Elena Boschi usa un’altra immagine per dare forza al messaggio: «Le riforme istituzionali sono un tassello di un puzzle. Senza gli altri, senza un programma di modernizzazione complessivo del Paese la sfida non si vince». Una pausa leggera. Poi il ministro delle Riforme "regala" un altro titolo: «Nella testa del governo non c’è solo il superamento del bicameralismo, per me la riforma del Terzo Settore non vale meno di quella del Senato. Certo oggi la crisi morde e va aggredita con riforme economiche e istituzionali, ma per uscire dall’emergenza in maniera definitiva devi dare risposte di lungo periodo. Ecco, prevedere il servizio civile universale e chiamare i giovani a un nuovo impegno civico significa offrire un’altra idea di stare insieme, di collettività...».Ministro, i titoli saranno ancora sul confronto sulle riforme... Lo capisco e capisco l’attenzione mediatica. Oggi il tema è il Nuovo Senato e io sono serena: il treno corre, a ore si comincerà a votare in aula.Il voto può slittare a dopo la sentenza su Berlusconi fissata per venerdì?Voglio rispettare il calendario approvato dalla conferenza dei capigruppo: è previsto che si cominci a votare tra domani e giovedì (oggi e domani, ndr) e mi auguro non ci siano slittamenti: si deve votare e andare avanti con il nostro lavoro. Insisto: il Nuovo Senato e la riforma del Titolo V sono un’urgenza per il Paese e non c’è nessun motivo di rallentare.La sentenza di Berlusconi può essere un’insidia?Forza Italia dice con chiarezza che le riforme vanno avanti comunque e Forza Italia fino a oggi ha rispettato gli impegni. Va dato atto a Berlusconi che sulle riforme è stato un alleato responsabile, abbiamo lavorato in modo serio con Fi e con tutti i partiti della maggioranza per costruire un Senato più semplice e rispettare gli impegni con gli italiani.Ora però piovono emendamenti: alla fine sono oltre settemila.Presentarli solo per fare ostruzionismo non è serio verso i cittadini. Il Cavaliere voleva allargare il patto al presidenzialismo...Non è questo il momento, il tema non è nell’accordo e non va affrontato ora. Ora va portata a compimento questa riforma. Poi, una volta approvata definitivamente, possiamo mettere a tema il presidenzialismo. Chiudiamo, poi apriamo un nuovo tavolo: oggi il presidenzialismo divide e rischia di far saltare una riforma ampia e articolata a cui stiamo lavorando da mesi. Che dice di Grillo?Se fosse stato per i Cinque Stelle le riforme non sarebbero nemmeno partite; staremmo ancora al giorno 0. Per mesi hanno deciso di non sedersi al tavolo, ora una parte del movimento ha cambiato idea e almeno sulla legge elettorale qualcosa si vede.Che vuol dire una parte?Vuol dire che nei Cinque Stelle c’è dibattito, c’è confronto, non c’è più una linea monolitica. C’è una parte che vuole bloccare tutto e ci accusa di autoritarismo, ma c’è un’altra parte che vuole dare un contributo, che vuole un confronto vero con il Pd. Una parte sana che però deve trovare la forza di smarcarsi. Dialogo anche solo con quella parte?Dialogo con chi ha interesse a prendere per mano il Paese. Tutti, senza nessuna esclusione. E dialogo non solo sulla legge elettorale. Che pensano i Cinque Stelle della riforma della Pa, del lavoro, della riforma del Terzo Settore? Sarebbe importante un loro contributo anche su queste riforme. Sarebbe importante che entrassero in campo anche sulla giustizia. E invece gli unici segnali, per ora, sono sulla legge elettorale. Insomma sul Nuovo Senato non crede a un contributo in extremis?No, mi pare difficile. Loro stanno facendo ostruzionismo, noi ci prepariamo a votare. Sulle riforme istituzionali Grillo ha detto che cercheranno di bloccare tutto, come hanno già provato a fare con le Province. Mi spiace che i Cinque Stelle che oggi vogliono il confronto sulla legge elettorale abbiano cercato di far decadere il decreto legge sugli 80 euro. È una misura di equità che meritava una condivisione ampia, non tatticismi.Rivedrete l’immunità?Si è raggiunto un equilibrio: si cambia solo con il sì di tutti. E poi l’immunità non può essere il tema dei temi in una riforma così ampia, così articolata, destinata a trasformare in modo profondo lo Stato.Ministro, lei parlava di puzzle, Renzi di un lavoro da realizzare in mille giorni...C’è chi ancora pensa «vogliono le riforme per andare a votare...». È l’esatto contrario: vogliamo tempo per fare tutte le riforme. Saranno più di mille giorni, stiamo lavorando per arrivare a fine legislatura, al 2018. E lavoreremo per quell’obiettivo. Ma con un’inevitabile postilla: ha senso che la legislatura vada avanti se facciamo le cose, se diamo risposte ai problemi concreti della gente, se queste riforme non restano un sogno nel cassetto ma diventano realtà capace di incidere. Ecco questa ossessione delle scadenze, dei tempi: la gente reclama risposte, noi abbiamo il dovere di dargliele.