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INTERVISTA. Bortolussi: «Nessuno paga per gli errori E il cittadino diventa suddito»

Giovanni Grasso venerdì 18 ottobre 2013
«Il segreto è ben custodito. In Italia mancano i soldi per tutto, eppure tra il 2001 e il 2011 gli stipendi della pubblica amministrazione sono lievitati di 40 miliardi». Giuseppe Bortolussi, direttore della Cgia di Mestre, è un fiume in piena: «Nella divisione della torta la parte del leone la fanno gli alti gradi. È il sintomo dell’autoreferenzialità e della potenza dell’apparato burocratico italiano». Quali sono le cause di questo andazzo?Prima della legge Bassanini era il politico che firmava, poi la responsabilità è andata alla burocrazia. E pare che il compito principale dei burocrati sia quello di sistemarsi e di  pararsi da possibili grane contabili o giudiziarie. Questo è il problema dei problemi: per fare un metro ti fanno fare un giro di 200. Intendiamoci, ci sono molte eccellenze; un 30 per cento della burocrazia ama il lavoro, fa gli straordinari non pagati, si appassiona. Ma non è solo questione di capitale umano. Se c’è la sostanziale inamovibilità del burocrate, il meccanismo si inceppa. Poi viene la difficoltà oggettiva di orientarsi nella selva di leggi e regolamenti...Ci vuole un fine giurista per capire cosa si deve fare. Le imprese straniere non vengono in Italia perché non sanno con certezza quale sarà la tassazione, quali le regole e quali i tempi della giustizia. Non possono fare le pianificazioni.Le leggi sono anche scritte male...Nel "Decreto del fare" non si capisce se per tenere un camper o una roulotte  stabilmente in un campeggio occorra un’autorizzazione come per una struttura fissa. In Veneto hanno dovuto fare una legge interpretativa.È l’apoteosi della burocrazia...Chi fa le norme deve regolamentare tutto. È un vizio italiano. Altre legislazioni sono più semplici: è permesso tutto quello che non è vietato. Da noi invece tutto deve essere esplicitamente consentito. Con quali costi?Esemplifico. Ogni artigiano  spende circa 7 mila euro annui di burocrazia generale. Tasse escluse. E il 74 per cento delle imprese artigiane è formato da una sola persona.Il cittadino si sente indifeso...È venuto da noi un parrucchiere di Mestre. Era in lacrime. Aveva ristrutturato il locale, facendo mettere le piastrelle a una certa altezza, seguendo le indicazioni dell’architetto. È arrivata una ispezione della Asl e gli hanno detto che l’altezza era sbagliata. Ha litigato con l’architetto e ha rifatto il muro. Poi sono tornati dalla stessa Asl, ma con un ispettore diverso che gli ha annunciato che era giusta la prima misura. Nessuno paga per gli errori. La burocrazia è più forte. Siamo sudditi e non cittadini. Il sistema confida anche nella lentezza della giustizia civile. Ai nostri associati consigliamo raramente di fare reclami o cause contro la Pubblica amministrazione. Perché ci vogliono anni per avere ragione e nel frattempo l’artigiano con la Pa non lavora più.