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BUFERA SULLA LEGA. Borghezio choc: «Al netto della violenza, condivisibili le idee di Breivik»

  mercoledì 27 luglio 2011
«Posizioni sicuramente condivisibili» quelle di Anders Behring Breivik. Lunedì sera su Radio 24 il primo, sconvolgente affondo dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio: «Sostenere la necessità» di una «crociata» contro la deriva islamista e il progetto di conquista dell’Europa è «sacrosanto». E ancora: sono «buone alcune delle idee espresse» da Breivik, anzi, «al netto della violenza, in qualche caso ottime». Il peggiore attacco terroristico avvenuto in Europa nel nuovo millennio ha, per l’eurodeputato della Lega Nord, una condivisibile giustificazione ideologica: «L’opposizione all’islam, l’accusa all’Europa di essersi già arresa prima di combattere, sono cose che pensiamo in molti». Una posizione che «collima al 100 per 100» con quelle di movimenti politici che raccoglierebbero il consenso di quasi 100 milioni di europei. Ieri nessuna retromarcia di Borghezio che, interpellato nuovamente, suggerisce semmai una giustificazione del gesto criminale: potrebbe essere il risultato di una «strumentalizzazione» per «condannare posizioni come quelle di Oriana Fallaci».Parole choccanti che provocano sdegno, condanna e una quasi unanime richiesta di dimissioni. Da Strasburgo subito una durissima nota congiunta di David Sassoli (Pd) e Niccolò Rinaldi (Idv), capi delegazione al Parlamento europeo: «Si sta oltrepassando la linea rossa non solo della democrazia, ma anche della civiltà». Parole «incompatibili» con la responsabilità di europarlamentare anche per Gianni Pittella (Pd), vice-presidente dell’Europarlamento. Una netta presa di distanza giunge pure dall’interno della Lega Nord, se Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione e coordinatore delle segreterie nazionali del Carroccio bolla subito come «farneticazioni» le considerazioni del politico piemontese.Giudizio «condiviso in pieno» dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e da molti deputati e senatori del Carroccio. A sera Calderoli interviene di nuovo per chiedere «ufficialmente scusa alla Norvegia e ai familiari delle vittime». Poche ore prima Borghezio, per nulla intimidito, aveva attaccato il suo stesso partito: nessuna farneticazione ma «idee forti», come quelle «espresse da Oriana Fallacci». Dimettersi? «Non se ne parla». E diretto a Calderoli: «Per assumere certe posizioni bisogna avere i c...». A sera, sempre a Radio24 l’intervento del capo delegazione della Lega al Parlamento europeo, Francesco Speroni: «Sto con Borghezio; non penso che si debba dimettere». Le sue affermazioni sono state strumentalizzate, ma le idee di Breivik «sono a difesa della civiltà occidentale». Polemica aperta e Lega spaccata.Nella maggioranza è il sottosegretario Giovanardi (Pdl) a chiedere l’espulsione di Borghezio dalla Lega per «indegnità». Richieste analoghe dall’opposizione: Bossi fermi i «deliri» di Borghezio chiede per primo il capogruppo del’Idv alla Camera Massimo Donadi, seguito da Bonelli (Verdi) e da Fava (Sel). Per Vannino Chiti (Pd) l’Italia «non può essere rappresentata da simili personaggi». Quindi, afferma il vicepresidente del Senato, Mario Borghezio se ne deve andare. Luca GeronicoLA LEGA CHIEDE SCUSA ALLA NORVEGIA«La Lega Nord ufficialmente chiede scusa alla Norvegia, già così duramente colpita dai folli attentati di venerdì scorso, e soprattutto ai familiari delle vittime, per le terribili e inqualificabili considerazioni espresse a titolo personale dall'on. Mario Borghezio, considerazioni che ho già definito come farneticazioni e che ribadisco essere tali». Lo afferma, in una nota, il ministro per la Semplificazione normativa e coordinatore delle Segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli. Sembra così chiudersi una giornata difficile anche all'interno della Lega Nord dopo le parole dell'eurodeputato leghista che aveva dichiarato che molte idee proposte dall'attentatore norvegese erano «buone ed alcune ottime» e che solo «per colpa dell'invasione degli immigrati poi sono sfociate nella violenza». Parole subito condannate sia da Calderoli che dal ministro dell'Interno Roberto Maroni.