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Energia. «Bollette elettriche su del 40%». Ecco perché

Nicola Pini martedì 14 settembre 2021

La stangata è in arrivo. La notizia di un aumento consistente dei prezzi dell’energia era in circolazione già giorni. Eppure ieri il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha sorpreso tutti quando ha tirato fuori le cifre: dal primo ottobre «la bolletta elettrica aumenterà del 40%», ha osservato parlando a un convegno. Un balzo mai visto. «Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenta del 40%. Queste cose vanno dette, abbiamo il dovere di affrontarle» e il governo «s’impegna a farlo», ha affermato il ministro spiegando il perché della stangata in arrivo: «Succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta e perché aumenta anche il prezzo della CO2 prodotta». «Il costo dell’energia è un problema internazionale, in Italia c’è una Authority, Arera, che sta valutando... Il problema è che questo va a colpire la competitività industriale e anche le classi più vulnerabili. È un problema su cui stiamo lavorando», e «il governo è impegnato a tutelare le famiglie» ha assicurato Cingolani.

Secondo le associazioni dei consumatori «un aumento dell’elettricità del 40%, se confermato, sarebbe letale per famiglie e cittadini. Per una famiglia tipo costerebbe 247 euro su base annua», calcola Unc. Ai quali aggiungere gli aumenti della bolletta del gas, stimati attorno al 30%. «Una stangata insostenibile», interviene la capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini. «Il ministro non si limiti a denunciare la cosa, si attivi per evitarla», aggiunge Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana.

Cingolani, ministro tecnico poco avvezzo alle diplomazie politiche, non è nuovo a uscite che fanno rumore. Ma stavolta non si tratta di opinioni, magari discutibili, come le sue recenti prese di posizione a favore del nucleare e le battute contro gli ambientalisti «peggiori della catastrofe climatica».

Il responsabile del Mite ha riportato i dati che sta elaborando l’Arera, cui spetta di fissare i prezzi sul mercato interno. Anche se l’allarme sui rincari sembra dare argomenti ai sostenitori del nucleare: Osvaldo Napoli, deputato di Coraggio Italia, a fronte della «mazzata su imprese e famiglie» sollecitava ieri «il ministro «a porre con urgenza il tema del nucleare all’attenzione del governo». Mentre il riferimento all’aumento dei prezzi della C02, che però a detta di Congolani incide solo per il 20% nel rincaro complessivo, potrebbe mettere sotto pressione i meccanismi per favorire la transizione verde.

A spingere la quotazioni dell’energia infatti è soprattutto il costo del gas, un rincaro alimentato dalla ripresa dell’economia mondiale con il contenimento dell’epidemia Covid. Ma l’altro elemento di spinta è dato dall’aumento del prezzo dell’anidride carbonica, quello che le aziende che la producono devono pagare comprando quote di emissioni nel sistema europeo Ets. Prezzo che viene aumentato gradualmente, per spingere le imprese a decarbonizzare.

Nel terzo trimestre 2021, iniziato il primo luglio, il costo dell’elettricità era aumentato del 9,9%, e quello del gas del 15,3%. Ma la bolletta della luce sarebbe salita del 20%, se il governo non fosse intervenuto per calmierarla. Ora c’è di nuovo da decidere che fare.

L'arma anti-stangata: il ricorso a tutti i proventi delle aste CO2

Davanti alla possibile stangata sulle bollette energetiche, il governo potrebbe essere chiamato a intervenire. Sull’onda di questi ragionamenti, quindi, non si esclude che un provvedimento in materia possa essere adottato di qui al 28 settembre, quando l’autorità di regolazione Arera tirerà le somme definitive sugli aumenti. Nelle scorse settimane si sono rincorse voci sull’intenzione di trasferire sotto la fiscalità generale (cioè le tasse pagate da tutti i contribuenti) almeno gli oneri per il sostegno alle rinnovabili, che pesano per il 70% degli oneri generali di sistema (a loro volta circa un quarto della bolletta). A pagare, in quel caso, sarebbero perciò tutti. In parallelo, per mettere una pezza ex post ai rincari – posto che le cause sono molteplici e richiedono, probabilmente, anche un intervento a livello Ue – si può seguire la strada indicata a luglio dal presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, e in parte già percorsa: utilizzare strutturalmente, per calmierare i prezzi, tutti i proventi delle aste del mercato europeo Ets dei permessi di emissione di CO2. Queste "quote di inquinamento", di fatto, che i produttori di energia e in parte le industrie inquinanti sono tenuti ad acquistare per ogni tonnellata di CO2 che disperdono nell’ambiente, oggi costano oltre 60 euro l’una: un livello senza precedenti. Nel secondo trimestre l’Italia ne ha ricavato 719 milioni di euro, in aumento del 168% sull’anno precedente e quasi il doppio rispetto al primo trimestre. Avanti di questo passo, i ricavi per lo Stato potrebbero raggiungere quest’anno i 2,5 miliardi. Risorse che, una volta incassate, potrebbero essere stornate e tornare utili per una sorta di "restituzione". Andrebbe però cambiata la legge (del governo Monti) che destina metà di questi proventi al fondo ammortamento dei titoli di Stato, cioè a ridurre il debito pubblico. Già a luglio il governo ha stanziato per attenuare i rincari 1,2 miliardi, metà dei quali finanziati appunto con i ricavi delle aste. Ma questa volta ci vorranno molte più risorse per contenere il rincaro. (Redazione Romana)