Attualità

Analisi. Bibbia e Vangelo? A Torino li insegna il "Servizio Lgbt"

Gianfranco Amato giovedì 20 febbraio 2014
Il Servizio Lgbt per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere del Comune di Torino ha predisposto delle schede didattiche per le scuole superiori, già in distribuzione negli istituti scolastici. Per comprendere appieno il contenuto nel suo complesso è sufficiente accedere al sito istituzionale della Città di Torino. Vi sono anche alcune delle schede didattiche. Interessante, in particolare, è la numero 3. L’omosessualità nella Bibbia: il Nuovo Testamento. Si cita il brano evangelico di Matteo in cui Gesù, parlando a proposito del ripudio matrimoniale, spiega come l’antica Legge mosaica fosse stata adottata solo per la «durezza dei cuori» del popolo ebreo. Seguono nella scheda due domande: «Non vi sono nei Vangeli brani riferiti all’omosessualità. In questo testo, che cosa stabilisce Gesù sul matrimonio?»; «Quello che dice, è conforme alle prescrizioni dell’Antico Testamento?»; «I cristiani devono considerare tutto ciò che è scritto nell’Antico Testamento come norma valida anche per loro?».La scheda prosegue, poi, riportando un celebre passo della Prima Lettera di San Paolo ai Romani: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno. [...] E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa».Non poteva mancare nella scheda neppure il passo paolino della Prima Lettera ai Corinzi: «O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio». Né poteva mancare la Prima lettera che l’Apostolo delle genti ha scritto a Timoteo: «Sappiamo anche che la legge è fatta non per il giusto ma per gl’iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e gl’irreligiosi, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina». Seguono, sempre nella scheda, due domande: «Nelle lettere di Paolo di Tarso, come viene considerata l’omosessualità?»; «La condanna cristiana dell’omosessualità è quindi contenuta nel messaggio di Gesù o nelle parole di coloro che lo diffusero?».La scheda aggiunge, infine, la citazione tratta dalla lettera ai Colossesi: «Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore». E introduce, tra le ultime tre domande: «In base alla lettera di Paolo ai Colossesi, nel matrimonio può esservi parità di diritti tra uomo e donna?».A queste domande se ne possono, però, opporre altre. Davvero le Istituzioni Pubbliche italiane ritengono che il deprecabile fenomeno del bullismo scolastico si combatta contrapponendo l’Antico al Nuovo Testamento, l’insegnamento evangelico a San Paolo, o attraverso una vergognosa parodia della dottrina della Chiesa cattolica, presentata come la sentina di tutti i mali oscuri dell’umanità: schiavitù, ineguaglianza, discriminazione, ecc. Siamo seri. Forse, allora, in gioco c’è qualcosa di più che la semplice finalità di contrastare un brutto fenomeno giovanile. Se è così si abbia il coraggio di dirlo.