Attualità

IL GIORNO DEL SEGRETARIO. «Tocca a noi, ora un piano B non c'è»

Roberta D'Angelo giovedì 7 marzo 2013
Non ha più voglia di ridere Pier Luigi Bersani. La smorfia allegra che accompagnava le proverbiali metafore è sparita. Ingessato nella sua giacca, che toglie a sera nella replica, ripete punto per punto il suo piano, ma con una premessa imprescindibile, con cui il leader democratico cerca di diradare le dense nuvole nel suo rapporto con Giorgio Napolitano: «Apriamo questa Direzione nel pieno rispetto dei percorsi istituzionali e delle prerogative del capo dello Stato, ma – aggiunge - abbiamo il diritto-dovere di pronunciarci con semplicità davanti all’opinione pubblica». È il «piano A», che non ammette subordinate. Parole che ripete otto ore dopo, a conclusione della riunione-fiume da cui riceve il mandato quasi all’unanimità (un astenuto) per chiedere al capo dello Stato l’incarico sui suoi otto punti programmatici, per sondare il movimento di Grillo. «Adesso – dice Bersani – ci affidiamo al lavoro del presidente della Repubblica».Il segretario democratico sa di avere un margine strettissimo, ma insiste a prendere in considerazione solo la "principale". Niente «piano B», per intendersi, ovvero niente accordi con il Pdl. Però è anche ben consapevole che l’aut aut al Quirinale con la prospettiva di un ritorno al voto romperebbe i suoi rapporti con il presidente della Repubblica, e soprattutto non lo seguirebbe la maggioranza del partito. E allora precisa: in caso di «piano B», comunque, «noi non scompariamo».Secondo copione, dunque, ieri il "parlamentino" pd in diretta streaming segue il segretario, non senza però un grande scetticismo. Bersani ne era consapevole e, a sera, la relazione di apertura, che fa infuriare Renzi e lascia scettico Veltroni (i due abbandonano i lavori anzi tempo), viene ricalibrata in sede di replica. Gli otto punti, tra cui campeggia anche il riconoscimento delle unioni gay «alla tedesca», taglia corto Bersani, se c’è la volontà si possono realizzare.Il segretario raccoglie le critiche dette e anche quelle non dette. «Sul finanziamento ai partiti, sento Renzi e altri dire che dobbiamo fare di più: noi dichiariamo l’assoluta disponibilità ad un superamento dell’attuale sistema e lo mettiamo in connessione con alcune altre norme sulla trasparenza e sul finanziamento democratico dei partiti. Avranno delle idee anche loro».Loro sono i grillini, che continuano a sbattere la porta. Sono però il fenomeno che viene sviscerato a Largo del Nazareno, dove molti accusano il segretario di non aver fatto troppa autocritica. Bersani recupera: «Il colpo c’è, c’è delusione per il risultato elettorale, ma da questo senso di colpa cerchiamo di liberarci perché se non la diamo noi chi la può dare ’sta governabilità?». Di fronte all’avanzata di Grillo, però, ragiona: «Non credo sia assolutorio dire che c’eravamo resi conto del problema» se «poi non abbiamo avuto la forza di schiodarci da un politicismo a volte anche surreale». Il Pd ha fatto le primarie, ma «non è arrivato abbastanza» il messaggio del «governo di combattimento». Ma, si chiede (dopo aver lanciato consultazioni on line sul programma), «non è arrivato perché non abbiamo saputo farla arrivare o perché per come siamo fatti fin qui non poteva arrivare? Ma questo è un altro film».Ora si deve provare. Grillo resta l’unico interlocutore. Ma sarà una richiesta e non una resa, spiega Bersani, che invita M5S «a prendersi le sue responsabilità», anche perché «noi non faremo il bersaglio». In sostanza, continua, «qui non si sta corteggiando Grillo, ma si tratta di capire ciò che si muove nel profondo, di bucare il muro dell’autoreferenzialità del sistema, perché comincia a essere in gioco il sistema». Niente «inciuci», insomma. Ma soprattutto niente accordi con quel Pdl che ha «causato tutto questo. Non li riteniamo né praticabili né credibili». Quanto a Monti, «non appare decisivo per la governabilità», ma sarà consultato. Piuttosto «siamo pronti a corresponsabilità istituzionali» nella scelta dei presidenti delle Camere. Poi, «appena sarà chiaro l’andamento dei calendari, dovremo fissare l’assemblea anche per la convocazione del congresso», chiude esausto il leader de