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LA GRANDE TRATTATIVA DOPO IL VOTO. Governissimo o governino

Angelo Picariello mercoledì 27 febbraio 2013
«Chi non riesce a garantire la governabilità al suo Paese non può dire di aver vinto le elezioni. Noi non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi». Pier Luigi Bersani si presenta in conferenza stampa nel pomeriggio all’Acquario romano. In platea i giornalisti l’attendono al varco, tanti i rappresentanti della stampa estera che - non sapendo prendere le misure di questa ondata del movimento di Grillo - non hanno che da rivolgersi a lui per capire, o provare a capire, se c’è una prospettiva di governabilità per l’Italia.«In queste elezioni c’è un’enorme novità - ammette Bersani - che ha investito tutto il sistema politico e anche noi». Il Movimento 5 Stelle è stato «un gran movimento d’opinione» alimentato dalla crisi, e «la non accettazione motivata di una ricetta basata solo sull’austerità e sul rigore». E ancora: «La politica è apparsa moralmente non credibile». C’è rammarico nelle parole del leader pd. Per aver «intravisto il problema» e aver «cercato di reagire», ma evidentemente «il problema ha sopravanzato le nostre risposte».Tuttavia in virtù della maggioranza alla Camera e il risultato percentuale della coalizione, anche al Senato, «la prima parola tocca a noi», avverte. «Saremo portatori efficaci di una proposta di cambiamento». E indica «alcuni punti fondamentali: la riforma della politica, nuova legge sui partiti, moralità pubblica e privata». Alleanze? Saranno cercate «a partire da ciò che c’è da fare per cambiare e ciascuno si assuma le sue responsabilità», insiste Bersani. Ma nessuna ripetizione dello schema della strana maggioranza a sostegno di Monti, e nessun riferimento al premier uscente nelle sue parole.In mattinata, alla Telefonata di Belpietro, un po’ a sorpresa era arrivata la mano tesa di Silvio Berlusconi: «Ora bisogna riflettere per il bene dell’Italia. Qualcuno dovrà acconciarsi a fare qualche sacrificio, ma l’Italia non merita di non essere governata». Ma la prospettiva che indica Bersani è una chiusura netta al Pdl e una mano tesa al M5S. «So che fin qui hanno detto "tutti a casa" - ricorda - ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo Paese loro e dei loro figli». E lascia balenare un’ipotesi, la presidenza di Montecitorio. «Sono il primo partito alla Camera. Secondo i grandi modelli democratici ciascuno si prenda la sua responsabilità», dice il segretario del Pd.Sulla stessa linea si era già già collocato Nichi Vendola. Di fronte alla «domanda di cambiamento travolgente, al grido di dolore» che viene dalle urne, «la risposta più sbagliata e insultante sarebbe il governissimo», avverte il leader di Sel. «È un dovere morale e politico quello di interloquire con Grillo, è l’unica strada che abbiamo». La ricetta di Vendola è «un programma delle cose da fare nei primi 100 giorni, un programma che profumi di cambiamento e vada incontro ai grillini: conflitto interessi, norme anti-corruzione, attenzione sociale a chi sta soffrendo nel Paese».Anche dal Pd arrivano segnali dello stesso tipo. «Il governo che vince alla Camera si presenta al Senato con un governo che potremmo definire di minoranza», ipotizza Anna Finocchiaro. Naturalmente ci sarebbe da contare su adesioni inaspettate o almeno benevole astensioni, che nel voto di fiducia dovrebbero concretarsi in uscita dall’aula. Da Grillo è arrivata oggi una timida apertura a un possibile sostegno «riforma , ma   per riforma». Bersani non sembra prendere in considerazione l’ipotesi. «Un voto al governo "riforma per riforma" è apprezzabile, ma è anche piuttosto comodo. I governi funzionano tema per tema, ma anche con la fiducia». E c’è poi il nodo dell’Europa: «Certo se qualcuno mi dice fuori dall’euro... Sarebbe un disastro, questa è matematica non è un’opinione». Altra cosa è «se si dice che bisogna chiedere una rivisitazione della politica economica e ci sono proposte dei progressisti».Gli chiedono del possibile «confronto» con il Pdl «Non so che cosa si intende per confronto - premette Bersani -. In Parlamento ci confronteremo con tutti ma non penso che fare adesso questi accorgimenti politici corrisponda a quella domanda di cambiamento, quindi assolutamente no, la strada deve essere opposta, un’altra», E boccia quindi le larghe intese.Dopo l’apertura di Berlusconi tocca ad Angelino Alfano andare al contrattacco: «Bersani ha parlato in modo confuso e incomprensibile, in vero politichese. Dovrebbe assumersi la responsabilità di una proposta concreta, che non c’è stata: ci mancava solo se ne venisse fuori con la proposta del governo balneare, anche se non è stagione», dice il segretario del Pdl in una conferenza stampa. «Vediamo se i grillini vogliono collaborare con il Pd. Facciano pure e vediamo dove porteranno il Paese - aggiunge Alfano - Per quanto ci riguarda noi restiamo ancorati alle nostre battaglie: meno tasse, più sviluppo e più occupazione. Questioni non presenti nel discorso di Bersani».