Attualità

Al Quirinale. Berlusconi al Colle chiede «agibilità politica»

Roberta D'Angelo giovedì 3 aprile 2014
Nel quartier generale di Forza Italia tutti smen­tiscono l’accreditata versione che vorrebbe Silvio Ber­lusconi desideroso di un nuovo incontro con Matteo Renzi sul­le riforme. Il Cavaliere, infatti, preferisce parlarne con il presi­dente della Repubblica. Così il leader azzurro varca il portone del Quirinale, dove l’appunta­mento riservatissimo è fissato da giorni. Solo Gianni Letta, Nic­colò Ghedini e pochissimi altri sono al corrente dell’incontro.  Il 10 aprile si avvicina e in quel­la data si saprà se l’ex premier azzurro sarà affidato ai servizi sociali o se andrà gli arresti do­miciliari. Ma Berlusconi anco­ra spera nella grazia da Giorgio Napolitano e così la visita ri­servata a ridosso della data cru­ciale acquista un colore ben de­finito. Il leader di Forza Italia sente di avere dalla sua il 'ma­nico del coltello' delle riforme. La questione è ben altra – dice – da come la fanno trapelare dal Pd. Se Renzi sta procedendo con le riforme è solo perché Berlusconi gli ha fatto da spon­da e il Cavaliere rivendica con il capo dello Stato il suo ruolo. «Io sono stato eletto con 10 mi­lioni di voti, Renzi no». Se per­ciò la macchina delle riforme va avanti, sarebbe bene che al­meno «io avessi agibilità politi­ca ». Le Europee si avvicinano e le riforme vanno avanti. In­somma, il premier ha avuto u­na legittimazione solo dalle pri­marie interne al suo partito – è il ragionamento del leader for­zista – «mentre io sono costret­to a restare fuori», con tutti i consensi che da vent’anni «mi hanno legittimato».  Berlusconi non ci sta. E gradi­rebbe che lo stesso Renzi spen­desse una buona parola in pro­posito. Certamente l’accordo sull’Italicum resta una carta da giocare. E ora che il pacchetto delle regole si è arricchito con la revisione della Costituzione, la partita può farsi ancora più in­teressante. Tanto che ieri i suoi insistevano sulla necessità di andare avanti con la legge elettorale, senza at­tendere l’intero impianto. Un’ar­ma di ricatto o un terreno di scambio. Ma comunque un’oc­casione per tenere aperta la trat­tativa. Con Renzi, però, l’incontro non è ancora stato fissato. Al Quiri­nale, invece, il faccia a faccia si è consumato. E a sera, un co­municato ufficiale mette nero su bianco il motivo della visita: Na­politano ha ricevuto Berlusco­ni, «che aveva chiesto di poter­gli illustrare le posizioni del suo partito nell’attuale momento politico». Ucraina, lavoro, rifor­me e giustizia sulla scrivania del presidente della Repubblica, che ascolta il leader del maggior par­tito di opposizione. Ma l’idea della grazia non sembra affatto vicina. E il Cavaliere, di ritorno a via del Plebiscito, continua a tessere la sua tela. Intanto il ministro Maria Elena Boschi va avanti a testa bassa, con l’idea di non modificare il calendario. La data del 25 mag­gio per una prima lettura del nuovo Senato resta imprescin­dibile, contestualmente con il via libera all’Italicum. Rimango­no anche le aperture alle modi­fiche del testo di riforma, fatti salvi i 4 paletti renziani. Niente timore, dunque, per la sfida del­la minoranza del Pd al premier con il ddl di 22 senatori che di­verge da quello del governo sul principale punto «non negozia­bile ». Vale a dire il fatto che i fu­turi senatori non siano più elet­ti dai cittadini. Su questo punto Renzi incassa invece l’appoggio di Mario Monti e Scelta Civica. Nello staff renziano, insomma, si vive con la certezza che le in­tese trasversali reggeranno, per l’interesse di tutti. Anche di For­za Italia. E appare plausibile che nei prossimi giorni ci siano in­contri tra Denis Verdini e il mi­nistro Boschi.