Attualità

La strana scelta. Barclays, meno dipendenti più bonus

Francesco Riccardi mercoledì 12 febbraio 2014
La banca inglese Barclays ha annunciato ieri un ulteriore taglio di personale. Quest’anno saranno infatti licenziati tra i 10 e i 12mila dipendenti, dopo la riduzione di 7.650 lavoratori avvenuta nel 2013. Per un gruppo finanziario che ha visto calare del 37% gli utili sarebbe una "normale", per quanto drastica, ristrutturazione. Se non fosse che, contemporaneamente, la stessa banca ha deciso di aumentare i bonus variabili che verranno pagati agli oltre 130mila dipendenti. Un incremento non irrilevante: da 2,17 a 2,38 miliardi di sterline l’anno, come dire 250 milioni di euro in più destinati ai premi. Tutt’altro che simbolici, se si considera che la media dei bonus pagati lo scorso anno ai 26mila dipendenti della divisione investimenti finanziari è stata di 72mila euro.Da un lato, dunque, il terzo istituto britannico cerca di ridurre i costi del personale per recuperare margini di guadagno; dall’altro programma di spendere di più per chi rimarrà al lavoro. L’esatto contrario del modello europeo di solidarietà, che prevede riduzione degli orari e dei salari pur di salvare i posti di lavoro. Una scelta rivendicata dall’amministratore delegato Anthony Jenkins: «Alla Barclays noi crediamo sia giusto pagare per la performance e per la competitività. E abbiamo bisogno di reclutare il personale migliore da Singapore a San Francisco per assicurare a lungo termine ritorni economici sostenibili ai nostri azionisti». Al di là delle polemiche politiche sulla banca – per gli aiuti pubblici ricevuti nel periodo della grande crisi, "ripagati" oggi con nuovi licenziamenti – della strategia di Barclays colpisce il suo seguire pedissequamente i dogmi del modello liberista anglosassone. Basato, appunto, su creazione di valore per gli azionisti, performance, competitività spinta al massimo, incrementi di produttività ottenuti semplicemente facendo lavorare (e pagando) di più, un minor numero di persone. Come se la grande crisi non avesse modificato la prospettiva. Come se neppure gli scandali, che hanno travolto il gruppo, avessero insegnato nulla. Come se l’orizzonte di una grande banca potesse continuare a essere ristretto al semplice ritorno economico per gli azionisti.