Attualità

Il presidente. «Basta liti esasperate, creano sfiducia»

Antonio Maria Mira martedì 2 giugno 2015
Di fronte all’evidente sfiducia dei cittadini, espressa nel crescente astensionismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella lancia un doppio monito. La lotta contro la corruzione, le infiltrazioni criminali e gli atteggiamenti che incrinano il rapporto tra cittadini e istituzioni è ormai «una sfida ineludibile» in quanto «sono in gioco non solo le prospettive di sviluppo sociale ed economico del Paese, ma gli stessi principi di uguaglianza e di legalità sui quali si fonda il sistema democratico». Una frase che sembra evocare l’acceso dibattito attorno ai cosiddetti 'impresentabili'. Ma il capo dello Stato interviene, pur senza citarlo, proprio sul clima infuocato tra le forze politiche. «Le discussioni, la dialettica anche acuta, sono preziose, ma le liti esasperate creano sfiducia, contribuiscono a creare sfiducia e allontanano la partecipazione dei cittadini, e senza di loro la democrazia si impoverisce». Parole che Mattarella, in occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, affida prima a un messaggio ai prefetti (toccherà proprio a loro applicare le norme sull’incandidabilità) ai quali chiede di vigilare scrupolosamente su quanto accade nelle varie amministrazioni dello Stato scovando e denunciando ogni «comportamento illecito» e poi al breve intervento in occasione della consueto rinfresco al Quirinale. Nel corso del quale pronuncia anche parole di ottimismo. «Questo 2 giugno presenta qualche segnale di speranza, pur nelle difficoltà quotidiane degli italiani. Si inizia a intravedere l’uscita della crisi. L’Italia ha affrontato tante crisi difficili e le ha superate con spirito solidale». Ma, torna ad avvertire, «occorre più coesione, serve maggiore solidarietà: è questo il messaggio del 2 giugno. L’Italia ha tante energie vitali positive. Allora occorre trasmettere fiducia e affiatamento». E come «esempi di spontanea coesione» cita «i cittadini di Milano che un mese fa hanno ripulito le strade devastate dai black bloc, o i cittadini liguri che si sono attivati dopo l’alluvione. Sono esempi da seguire». Uno spirito che il capo dello Stato auspica anche per lo scenario mondiale. «Armonia andrebbe respirata anche in ambito internazionale. Ci sono minacce nuove, fenomeni che allarmano: terrorismo fondamentalista, ondate migratorie incontrollate, inquinamento globale. Sfide che nessun Paese può risolvere da solo. L’isolamento provoca paura. Occorre più solidarietà, una politica di ampia collaborazione». Ma è il tema dell’illegalità che, ancora una volta, Mattarella mette in primo piano. «L’imparzialità e la buona amministrazione passano anche attraverso una maggiore trasparenza, quale possibilità concreta per i cittadini di partecipare ai processi decisionali e di esercitare un controllo diffuso sull’esercizio delle funzioni istituzionali e sul corretto utilizzo delle risorse», spiega. Il capo dello Stato guarda con preoccupazione sia alle inefficienze sia al livello di illegalità che persiste all’interno di amministrazioni dello Stato. E indica soluzioni. «Alle amministrazioni di ogni livello si impone il massimo impegno per offrire servizi più rispondenti ai bisogni di cittadini ed imprese. La lotta alle inefficienze e alle disfunzioni va portata avanti con determinazione, attraverso interventi di innovazione organizzativa, gestionale e tecnologica che consentano di razionalizzare e semplificare l’azione pubblica, di facilitare l’accesso ai servizi misurandone la qualità effettiva, e di valorizzare le professionalità e le competenze». Ed infine il monito più duro: «Tenace ed inflessibile – chiede il presidente della Repubblica ai prefetti – deve essere l’azione contro i comportamenti illeciti e le infiltrazioni delinquenziali nella sfera pubblica. Prevenire e sradicare, ovunque si annidi, ogni fenomeno corruttivo e di inquinamento è una sfida ineludibile, in quanto sono in gioco non solo le prospettive di sviluppo sociale ed economico del Paese, ma gli stessi principi di uguaglianza e di legalità sui quali si fonda il sistema democratico».