Attualità

Forum Famiglie. De Palo: «Basta, i leader diano prova di responsabilità»

Arturo Celletti sabato 5 maggio 2018

Gianluigi De Palo, presidente del Forum delle Famiglie (Siciliani)

«Non vedo un partito buono e uno cattivo, vedo solo una politica miope e incapace di capire fino in fondo le urgenze del Paese. E poi vedo una Italia che guarda, impotente, questo confronto segnato dai tatticismi esasperati». È una analisi cruda quella di Gigi De Palo. «Ma forse è l’unica possibile per raccontare quello che sta succedendo», prova a spiegare il presidente del Forum. «È un quadro terribile. Lunedì parte il terzo giro di consultazioni e Mattarella si prepara a scegliere da solo. Senza una vera prospettiva di maggioranza. Senza una vera idea per uscire da questo assurdo stallo». Sfidiamo De Palo con una domanda altrettanto cruda: non se l’aspettava? «No, mi aspettavo uno scatto di responsabilità. Una nuova capacità di aprire un confronto alto sui grandi temi che scuotono e interrogano la società. Mi aspettavo una qualche forma di collaborazione nell’interesse del Paese. E invece niente. I partiti hanno spento le luci e condannato l’Italia a due mesi di nulla.

Resta o no uno spiraglio?

Quanto vorrei dire sì. Non penso a schemi e non penso a nomi. Penso solo a un governo capace di prendere per mano il Paese e a un Parlamento capace di fare quadrato e fissare quattro priorità. Insomma serve un cambio di passo e invece sta passando l’idea che stare senza un governo nel pieno dei suoi poteri sia quasi una cosa positiva.

Insisto: ci crede?

Insisto anche io: vorrei dirle di sì. Ma da padre di cinque figli ho il dovere di restare con i piedi per terra. Guardi i titoli di oggi. Renzi si compiace per aver fatto saltare una eventuale intesa Pd-5 stelle. Grillo si rifà vivo e agita un assurdo referendum sull’euro. Salvini rilancia un governo con i 5stelle e Di Maio chiede un voto a giugno. Mi vengono i brividi... Anche in pochi mesi si possono fare cose importanti e invece i partiti sono miopi e arroganti.

Cosa potrebbero fare in pochi mesi?

Unire tre parole: lavoro, giovani, Mezzogiorno. Servono segnali immediati a chi è rimasto indietro. E poi serve un patto per la natalità. Lo ripeto maniacalmente, ma tutti hanno visto la fotografia dell’Istat: la crisi demografica sta cancellando l’Italia e, nonostante il quadro sia chiaro a tutti, manca una consapevolezza. Per invertire la rotta serve fare squadra.

Cioè?

Salvini, Di Maio, Renzi, Berlusconi si siedano a un tavolo. Ma lo facciano subito perché il tempo è scaduto.

Non crede di essere ingenuo?

Credo che la politica ha il dovere di dare il buon esempio. Sempre. In tutto. Nei toni, nel rispetto degli altri, nella gestione della cosa pubblica, nelle scelte economiche. Deve essere così altrimenti la politica sembrerà sempre una cosa sporca.

Giovani-Sud-lavoro sono la grande priorità.

A me l’idea che i nostri figli, i miei figli, scelgano di lasciare l’Italia perché non hanno prospettive mi fa stare male. È giusto andare all’estero per crescere, per imparare, per capire, per aumentare le possibilità di fare cose belle. Ma è folle pensare che andare all’estero non sia più una scelta, ma una drammatica necessità per provare a realizzare qualche sogno. Non ho messo al mondo un figlio per guardarlo su skype...

Le pensioni sono (e saranno) un tema...

Serve un patto tra padri e figli. Devono guardarsi in faccia e immaginare una soluzione: se i figli non lavorano i padri non prendono la pensione. Altro che revisione della legge Fornero. Qui occorre una nuova riflessione previdenziale nel segno dell’equità. Non servono slogan, serve serietà.

La legge elettorale è un tema?

Il tema è la responsabilità dei partiti. Se dal voto escono tre blocchi, due devono mettersi d’accordo. Ma perché questo avvenga serve prima di tutto una cultura politica diversa, dove non esistono 'nemici', ma competitori. Qui invece c’è quasi una gara a distruggere invece che a costruire, non vedo responsabilità. Ma attenzione: un nuovo insuccesso potrebbe pesare su tutti. Sarà il nuovo colpo di grazia a una politica che ha già perso tanta credibilità.