Attualità

Scienza & Vita. Bassetti: l'Adamo tecnologico sfida l'umanesimo cristiano

Alessia Guerrieri venerdì 25 maggio 2018

Quale sarà l'evoluzione del genere umano? Ci attende un futuro da "cyborg", a metà tra uomo e macchina? Quali limiti occorre porsi in questo campo? Tenta di trovare risposte a tutte queste domande il convegno nazionale di Scienza & Vita, iniziato stamane a Roma. Un incontro aperto dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che ha guidato il ragionamento su tre strade principali: i segni dei tempi, il futuro della natura umana e il nuovo umanesimo. Un punto, quest'ultimo, che diventa risposta alla questione sociale e alla crisi antropologica che stiamo vivendo. Il nuovo umanesimo, ricorda l'arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, è «un grande sfida, non solo per la Chiesa, ma per l'ìntera umanità». Il nuovo potere tecnico, infatti, non è solo un'applicazione economica della scienza nella vita quotidiana ma «è una concezione filosofica del mondo e una visione parareligiosa della vita comune». Ecco perché - questa l'esortazione del cardinale Bassetti - occorre dare un nuovo senso a quell'umanesimo cristiano e laico che per secoli ha caratterizzato la vita quotidiana del continente europeo. Di fronte al rischio perciò di un «nuovo Adamo tecnologico» occorre, come ha in più occasioni affermato il Papa, «un nuovo umanesimo europeo vicino agli ultimi». Un umanesimo, conclude Bassetti, «non di facciata», ma «estremamente concreto, che si proponga di umanizzare la tecnica, rendendola al servizio dell’uomo, e di custodire la vita umana in ogni istante dell’esistenza».

Il linguaggio cinematografico come laboratorio culturale avanzato sul transumanesimo, la trasformazione postumana che pare abbia scalzato il valore della singola vita della persona sono gli scenari su cui si snocciola la riflessione, che si spinge fino alla tecnologia solidale, passando per l'intelligenza artificiale e la biorobotica. Ed è in questo contesto che il presidente nazionale di Scienza & Vita, Alberto Gambino, sostiene che occorra «ancorare il tema delle scienze pratiche e della tecnologia al pensiero alla riflessione antropologica che invece è totalmente disgiunta nel dibattito pubblico, soprattutto tra le nuove generazioni che sono colpite dalle straordinarie potenzialità della tecnologia». Pur riconoscendo tutti la straordinarietà della tecnologia, ricorda Gambino, «in pochi riflettono su quale è la vera essenza servente di queste tecnologie» che è, come ha ricordato anche il cardinale Bassetti nel suo saluto, un mezzo e non un fine. Solo allargando gli orizzonti del sapere tecnico, in dialogo con la filosofia e l'antropologia, perciò «si può rimettere in equilibrio questa materia». Ecco perché, conclude, è necessario «non prendere decisioni tecniche prescindendo dall’aspetto etico che c’è sullo sfondo».