Attualità

Utero in affitto. Caso Vendola: 4 genitori e un bebè

Francesco Ognibene lunedì 29 febbraio 2016
Mettiamo in fila i fatti, così com’è dato conoscerli, limitandosi ai dati della realtà, e dunque facendo lo sforzo di andare oltre il consueto fumo delle rivendicazioni e delle polemiche strumentali. Sabato è nato in California un bambino che all’anagrafe dello Stato è stato registrato col nome di Tobia Antonio. Di lui si sa che il padre è Ed Testa, 38enne italo-canadese, e la madre una donna statunitense di cui non si conosce l’identità e che gli ha ceduto i propri ovociti prelevati con un intervento in anestesia totale. Sì, perché Tobia – al quale va tutto il più affettuoso benvenuto – è stato concepito in provetta con i gameti di Ed e della donna che li ha messi a disposizione. La procedura è stata effettuata da una delle numerosissime strutture californiane specializzate non solo in procreazione artificiale ma anche in maternità surrogata, e che dunque ha messo a disposizione anche un’altra donna – di passaporto americano ma di origini indonesiane, a quanto è dato di apprendere – che in cambio di una somma di denaro (consistente, secondo gli standard del mercato americano) ha firmato un contratto col quale si è impegnata a farsi impiantare nell’utero l’embrione e a condurre tutta la gravidanza rispettando stringenti clausole: è prassi, ad esempio, che la madre in affitto garantisca di abortire se il feto rivela qualche anomalia. L’impegno principale, ovviamente, è di cedere al momento del parto il bambino a chi glielo ha commissionato e che per questo ha pagato la clinica, la fornitrice di gameti e la madre surrogata, oltre all’avvocato che ha steso il contratto tra le parti. Ma in tutto questo cosa c’entra Vendola? Il presidente nazionale di Sinistra ecologia e libertà, fino al 2015 e per dieci anni governatore della Puglia, è compagno di Testa e convive con lui da tempo a Terlizzi. Sebbene i resoconti mediatici lo descrivano come "padre" di Tobia, dal punto di vista genetico col bambino non ha nulla a che fare. Certo, col compagno Vendola ha voluto l’intera operazione e ha pagato quel che è stato pattuito con le sue varie controparti americane, ma per farlo è andato dove la pratica dell’utero in affitto – perché, al di là di definizioni edulcoranti ed elusive come "gestazione per altri", di questo si tratta – è considerata lecita ed è regolamentata dalla legge. In Italia invece vige una norma – la 40/2004, la stessa che detta regole sulla fecondazione assistita – che vieta la maternità surrogata e, anzi, la sottopone a pene severe. Dunque un uomo delle istituzioni, nonché leader di un partito presente in Parlamento e per sua missione è schierato a difesa della legalità e delle voci più deboli della società, ha violato una legge dello Stato. Non corrisponde al vero quel che si è sentito dire, cioè che, "in assenza di una legge" in Italia, Vendola e Testa hanno dovuto andare all’estero per soddisfare il loro desiderio di duplice paternità. La legge c’è, e al comma 6 dell’articolo 12 dice testualmente che «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600mila a un milione di euro». Il problema è che non viene fatta rispettare dai tribunali, che in modo ormai sistematico legalizzano la maternità surrogata assolvendo le coppie che tornano in Italia col bimbo in braccio, a condizione che venga praticata all’estero, nei Paesi dov’è lecita. Va ricordato che, pur tartassata dai ricorsi e dagli interventi della Corte Costituzionale, la legittimità della legge 40 su questo punto è stata appena confermata dai giudici costituzionali nella sentenza con la quale nell’aprile 2015 aprirono alla fecondazione eterologa. Ricapitolando, nel caso del bambino venuto al mondo in California ci sono una mamma biologica (quella che ha venduto gli ovociti), una mamma gestazionale (quella che ha condotto la gravidanza), un padre genetico e infine un altro uomo che per la legge di qualche Stato (ad esempio il Canada, al quale si dice che la coppia italiana si potrebbe rivolgere perché Vendola possa adottare il figlio del compagno, per poi aprire la partita con lo stato civile italiano) potrebbe diventare padre legale. Quattro "genitori" per un bambino. L’anomalia di una pratica che rende possibili situazioni come queste – e altre ancora più estreme – non viene notata solo in Italia. È di un mese fa il forum al Parlamento di Parigi per il bando internazionale della maternità surrogata, da considerare al pari della schiavitù e da perseguire con strumenti giuridici adeguati. I proponenti di quella che è stata ribattezzata «Carta di Parigi»? Collettivi femministi e l’associazione delle lesbiche francesi. >>> LA CARTA DI PARIGIPerché il figlio di madre surrogata sa chi chiamare "mamma", a prescindere da leggi, contratti e bonifici bancari. Ed esserle strappato appena dopo la nascita resta una violazione del suo diritto naturale ad avere una mamma e un papà. A meno che solo per il fatto che appartiene alla parte più fragile della partita non lo si consideri un diritto meno degno di altri, veri o presunti che siano.