Attualità

Minori irregolari: «Tutele insufficienti»

Luca Liverani venerdì 5 giugno 2009
Quasi 30 mila minori entrano ogni anno clandestinamente in Italia. Polizia e servizi sociali ne riescono a intercettare meno di un terzo. Circa 8 mila adolescenti, di cui l’80% scappa quasi subito dalla rete di assistenza. Molti finiscono sfruttati nei cantieri, nelle officine, nei campi. Molti altri ad accattonare ai semafori, a fare da manovalanza al crimine organizzato, a battere i marciapiedi. Perché a dieci anni dalla definizione giuridica di «minore straniero non accompagnato», da Nord a Sud non c’è ancora un percorso uniforme di accoglienza e protezione. L’allarme sui rischi che corrono i minori stranieri emerge dalla ricerca realizzata da Terre des hommes Italia e Parsec. Minori erranti, l’accoglienza e i percorsi di protezione, 244 pagine di analisi, dati e rilevazioni sul campo edite da Ediesse, presentato ieri dagli autori.«Non esiste in Italia un percorso uniforme di accoglienza di questi minori», spiega Federica Giannotta di Terre de hommes: «Si tratta di prassi estremamente discrezionali a seconda delle istituzioni cittadine che se ne prendono carico. Cisì la protezione non può dirsi in tutti i casi garantita».Il Parlamento però batte un colpo: la senatrice del Pd Anna Serafini, intervenendo alla presentazione, annuncia che la Commissione parlamentare per l’infanzia ha approvato all’unanimità una risoluzione bipartisan che traccia linee guida per la tutela dei minori migranti senza famiglia. «Serve un Piano nazionale con una normativa omogenea – spiega Serafini – e fondi per i progetti formativi dei Comuni, da stanziare nella prossima finanziaria». Terre des hommes e Parsec però al governo raccomandano di non approvare, nel pacchetto sicurezza, la modifica all’articolo 32 della legge sull’immigrazione: «Se passasse, migliaia di neomaggiorenni migranti già inseriti si ritroverebbero clandestini». Per il permesso sono richiesti non meno di tre anni di presenza in Italia prima del 18° anno.Secondo il Comitato minori stranieri, nel 2008 tra i minorenni stranieri soli erano 3.210 gli africani (nell’ordine Marocco, Egitto, Tunisia, Eritrea e Somalia), poi 2.096 europei (Romania, Albania, Serbia, Moldavia e Montenegro) e 1.944 dall’Asia (Afghanistan, Palestina e Iraq). Gli afghani, in fuga dalla guerra con viaggi anche due anni, hanno diritto a chiedere l’asilo.Ma perché scappano dalle strutture? La risposta sta nelle parole di un operatore della cooperativa Agorà: «Arrivano per lavorare, hanno questa forte aspettativa, si sentono adulti. La famiglia li ha fatti emigrare per mandare rimesse e noi, "trasformandoli" in minori, vogliamo a ragione proteggerli e quindi gli vietiamo di fatto l’ingresso nel mondo del lavoro». Lo conferma Francesco Carchedi, coordinatore della ricerca per l’associazione Parsec: «Non si sentono minori – dice – spesso hanno già lavorato. Non capiscono la protezione, vorrebbero trovare un’occupazione per assolvere il loro mandato». Proteggerli allora è una scommessa persa? No. La strada sta nell’avviarli correttamente nel mondo del lavoro: «Bisogna accompagnarne l’apprendistato e la formazione professionale». A Foggia l’esperimento ha dato i suoi frutti: «Lì i minori scappavano dopo poche ore, adesso si fermano anche due mesi. E la fuga li può far scivolare verso percorsi di emarginazione: accattonaggio, sfruttamento lavorativo e sessuale».