Attualità

POLITICA E TV. Il figlio è deputato del Pd No al servizio su Bachelet

sabato 13 febbraio 2010
Per un grande italiano non c’è posto nel piccolo schermo del bilancino politico. È accaduto così che il ricordo di Vittorio Bachelet, presidente di Azione cattolica e vicepresidente del Csm, ammazzato trent’anni fa dalle Br, ieri sia saltato dalla scaletta del programma di informazione religiosa A sua immagine, perché a parlarne era stato chiamato il figlio Giovanni, deputato del Pd.La Rai ha applicato in modo rigido la legge sulla par condicio (del 2000) che, in vista delle regionali, nei 45 giorni precedenti impedisce a esponenti di partito interventi al di fuori degli spazi dedicati. Nei giorni scorsi al centro delle polemiche è finito l’ennesimo regolamento attuativo. La decisione di ieri le ha rinfocolate. Fino a provocare l’intervento del presidente della vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che ha definito la cancellazione «atto di inspiegabile miopia». Parole salutate con favore da Vincenzo Vita (Pd), che chiede di tornare a discutere in commissione il regolamento approvato dalla maggioranza nei giorni scorsi. Questo equiparerebbe «in maniera illegittima» comunicazione politica e informazione, attacca Roberto Zaccaria (Pd), che nella decisione di ieri intravede un ulteriore tentativo di far saltare la legge sulla par condicio. Non ci sta Maurizio Gasparri (Pdl) che imputa all’opposizione «incoerenza», perché «vorrebbe una legge applicata solo agli altri».Giovanni Bachelet, che – avvertito della cancellazione – l’ha per primo denunciata, si è detto «stupito», perché nel colloquio «non si è naturalmente parlato di politica e del mio partito, e io non sono candidato». Lo ha ribadito il conduttore dello spazio religioso su Rai1, Rosario Carello, aprendo la puntata. Ovviamente rispettoso della decisione aziendale, il giornalista ha chiesto un applauso al pubblico in studio per onorare la memoria di Bachelet. Perché «in un paese che dimentica i suoi protagonisti, che non conosce la sua storia e soprattutto spesso dimentica il senso dello Stato, ricordare un grande uomo delle istituzioni sarebbe ed è un valore che non dimentichiamo».Parla di «decisione vergognosa, gravissima, che offende la dignità di una famiglia e il sacrificio di Bachelet», la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, nel 1980 assistente del giurista e testimone diretta dell’assassinio. Parole dure sono venute soprattutto dalle opposizioni, con richiesta alla Rai di scusarsi e riparare. Ma anche il pidiellino Renato Farina invoca, in nome del buon senso, «una legge che viene prima dei regolamenti» quella «della comune appartenenza, al di là di qualsiasi stemma di partito, al popolo italiano che si rinsalda grazie alla memoria di chi ha dato il sangue per il bene comune». Andrea Sarubbi (Pd), già conduttore di A sua immagine, ironizza: «Non mi ero mai accorto che fosse l’ago della bilancia della politica nazionale». Il segretario Udc Lorenzo Cesa parla di decisione «sconcertante». Un’«offesa alla memoria collettiva» per Massimo Donadi (Idv).Roberto Natale, presidente del sindacato dei giornalisti Fnsi, ricorda che «lo zelo dei burocrati genera mostri». Burocrati «da catasto», aggiunge l’associazione degli spettatori Aiart. «Disappunto», infine, esprime la presidenza di Azione Cattolica. L’associazione ieri ha celebrato la seconda giornata del XXX Convegno Bachelet, dopo l’apertura di venerdì con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La decisione, si legge in una nota, priva «l’opinione pubblica e il mondo cattolico di una testimonianza che certamente non aveva valore politico partitico», ma voleva solo «riconsegnare» al Paese e alla Chiesa italiana «un "martire laico"», un «servitore fedele dello Stato», mai di parte, «ma testimone di un impegno teso a costruire nel dialogo il bene comune».