Attualità

Choc a Roma, costretta a prostituirsi fatta abortire e ributtata sulla strada

Alessia Guerrieri sabato 23 luglio 2011
È poco più di una bambina, anche se in tasca ha documenti falsi che la danno per maggiorenne. Dall’alto dei suoi quindici anni e nascosta dietro due dita di trucco, Arlina (la chiameremo così) racconta la sua triste vicenda senza far trasparire alcuna emozione. «Qualche settimana fa ho abortito, mi ha costretta ad abortire, il giorno dopo sono tornata sul marciapiede». Queste parole, confidate a fatica alle agenti-psicologhe della Gruppo sicurezza sociale urbana di Roma due sere fa, mostrano solo la punta di un iceberg di quello che una decina di prostitute rumene, diverse di loro minorenni, erano costrette a sopportare dai loro fidanzati-aguzzini. Un’operazione, ancora in corso, che ieri ha portato in carcere due giovani pregiudicati romeni di 25 e 27 anni con l’accusa di riduzione in schiavitù, sfruttamento di minorenni ed induzione alla prostituzione su strada. Non gli è bastato allontanarsi per qualche mese (da marzo a giugno) in Inghilterra per far perdere le loro tracce: tornati nel nostro Paese, ad aspettarli davanti l’abitazione che dividevano con le ragazze hanno trovato i poliziotti urbani. Anche da oltre Manica, comunque, impartivano ordini precisi alle "fidanzate" rimaste in Italia, costringendole a vendersi senza tregua fino al raggiungimento del tesoretto stabilito.Schiave della strada, ma anche schiave di un sogno d’amore. La storia di Arlina non è molto diversa da quella delle sue coetanee. Una famiglia povera nelle campagne della Romania, la voglia di cambiare vita andando a far fortuna all’estero. Poi quell’uomo dolce e gentile che la corteggia, la fa innamorare, e la invita a raggiungerlo in Italia per racimolare insieme «i soldi necessari a comprarsi tra qualche anno una casa, il loro nido, quando torneranno in Romania». Infine quel bambino negato, vissuto più come coronamento del loro amore che come frutto di violenza e di cieca barbarie, che «sazia il bisogno di maternità e allontana per qualche mese dalla strada». Una verità, confessata con diffidenza alle agenti di polizia municipale, chiusa nella sua corazza e «protetta come da uno schermo emotivo difficile da scalfire».La "favola" di Arlina, però, resiste anche al marciapiede della via Aurelia, la strada a nord-ovest della Capitale su cui è stata costretta a prostituirsi per quasi un anno. Così, arrivata nel nostro Paese, anche il lavoro di baby-squillo da almeno 700 euro a notte viene vissuto in primo momento come «un sacrificio necessario per raggiungere l’obiettivo della felicità con il compagno». Un fidanzato che invece decideva quando, per quali tariffe e per quanto tempo doveva lavorare sulla strada. Poi la sera a casa, nella periferia romana, quel gruzzoletto della vergogna non veniva messo da parte per comprare una casa in patria, ma veniva investito dal suo protettore in immobili in Romania, nel commercio della droga e nelle bische clandestine. Un giro d’affari che riusciva a fruttare un milione di euro l’anno, ma che sembra solo un piccolo tassello di un più ampio commercio di donne e attività criminali tra l’Italia e la Romania.«Il mercato delle baby prostitute si sta espandendo a dismisura nella Capitale - dice il funzionario del Gssu che ha condotto l’operazione - le ragazze sono sempre più piccole, perché così le chiede il mercato, e perché rendono molto di più». Rumeni, albanesi, nomadi si sono ormai divisi le zone di Roma, perciò «serve una modifica alla legislazione attuale e sanzioni più severe».