Attualità

Non è un gioco. Azzardo, primo segnale di Stato

Maurizio Fiasco venerdì 16 luglio 2021

Non solo dipendenza: in tempi di pandemia l’azzardo è anche a rischio contagio. Dopo mesi di astinenza dovuta alla chiusura causata dal Covid, sono necessarie «con urgenza» misure per evitare l’effetto boomerang dettato dalla riapertura delle sale scommesse. Ad allertare le Regioni è una nota del Ministero della Salute, che sottolinea le preoccupazioni per la ripresa a regime delle attività dell’azzardo. Un mercato che coinvolge, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, una popolazione di circa 5,2 milioni 'abitudinari' di cui circa 1,2 milioni sono considerati problematici, ovvero con dipendenza. Ma «l’acuta preoccupazione» denunciata dall’Osservatorio, riguarda anche i rischi connessi al contagio da Sars-Cov-2. Questi esercizi, infatti, precisa la nota, «si svolgono quasi esclusivamente in spazi confinati e presentano una notevole complessità nella prevenzione del contagio anche per l’utilizzo di superfici di contatto promiscuo», ma anche per la difficoltà di «utilizzo di mascherine in relazione al consumo di bevande e al fumo di tabacco ». Un «ulteriore elemento di complessità» sottolineata già dal Comitato tecnico-scientifico per l’emergenza Covid a febbraio 2021, che fa sì che questi locali «di aggregazione al chiuso» abbiano «una classificazione del rischio di livello medio alto». Per «prevenire i gravi rischi correlati alla riapertura», le indicazioni prevedono tra l’altro: ispezioni preventive dei locali adibiti al gioco con riferimento a spazi, illuminazione, aerazione, rispetto delle distanze e degli obblighi di mascherina; gradualità nella rimessa in funzione dei sistemi con verifiche preventive da parte delle Asl; sospensione delle somministrazioni di bevande alcoliche e dell’uso di tabacco.


Poche e stringenti raccomandazioni, mentre nelle sale d’azzardo si spingono gli interruttori di suoni, luci e jingle delle slot machine. Le ha diramate, su indicazione dell’Osservatorio sulle dipendenze da 'gioco', il direttore generale della Prevenzione, il professor Giovanni Rezza. Ecco, in breve sintesi: le Asl ispezionino tutti i locali di gioco sia per il rischio Covid e sia verso il comportamento dei clienti; obbligo di interruzione a intervalli programmati, con disposizioni dei Comuni; stop agli alcolici e alle sigarette; illuminazione a giorno dei locali e visibilità dall’esterno; cartelli ben visibili con i riferimenti dei servizi di cura e di aiuto. È davvero qualcosa. Perché, finalmente, anche il ministero della Salute ha rivendicato un suo ruolo sulla questione sociale, sanitaria e etico-politica del gioco d’azzardo nazionale.

Le autorità ministeriali indicano alle Regioni un quadro di misure da adottare. I Comuni hanno "un’arma" in più da giocare per le ordinanze restrittive

Con la circolare è stato indicato alle Regioni un quadro di misure, minime e inderogabili, di somma urgenza, da adottare. Ora le amministrazioni comunali possono contare su una solida motivazione, anche formale, per ordinanze che limitino i danni: nella riaccensione di tutta la macchina dei giochi d’azzardo distribuiti capillarmente in ogni latitudine del Bel Paese. Una presa di posizione netta e chiara su una scelta dello Stato che tanto ha alterato, lungo un ventennio, il profilo comportamentale degli italiani.

Un tempo popolo di risparmiatori e poi fattisi dissipatori di tempo sociale-familiare di vita, oltre che di reddito personale: bruciati in scommesse, sale slot, lotterie. E in un’altra cinquantina di queste attività cosiddette ludiche con i soldi. Erano passati ben 9 anni da quando un ministro della Salute, il professor Renato Balduzzi, aveva rotto la colpevole indifferenza dei suoi predecessori sulla materia. E aveva emanato, con un decreto che porta il suo nome le prime serie, concludenti misure: riconoscendo innanzitutto l’emergenza provocata dal gambling (il gioco d’azzardo, ndr). Si erano levati contro di lui gli scudi anche nello stesso governo tecnico di cui Balduzzi era componente autorevole.

Nella legge di conversione, infatti, il Decreto subì la tagliola di emendamenti che ne alterarono in parte lo spirito. Ma comunque quella discontinuità ha giovato e non poco. Le pressioni di opinione pubblica e, ricordiamolo sempre, la continuità di attenzione vigile della Chiesa italiana hanno quantomeno frenato la resistibile ascesa dell’azzardo di Stato. L’hanno contrastata nelle coscienze, se non nei numeri, che a riprova della dipendenza patologica di massa sono continuati a salire fino a livelli sconcertanti. Fino a superare i 110 miliardi e mezzo di gio- cato (oltre il 10 per cento del complesso dei consumi privati annui) nel 2019. Con la pandemia e con il blocco sanitario, vi è stata una riduzione. Adesso le Big Five dei concessionari di Stato tentano, con aggressività e con pressioni corruttive tipiche delle lobby, il rilancio. Ma, avverte la nota dell’Osservatorio della Salu- te e del professor Rezza, «la deliberata ripresa di attività delle sale da gioco e per scommesse, il riavvio di funzionamento degli apparecchi automatici ad alta frequenza, l’incremento orario di raccolta di puntate per i cosiddetti giochi a totalizzatore ovvero per tutta la gamma di eventi similari produrranno un impatto negativo sulla condizione di salute di persone sia con pregressa dipendenza (detta Disturbo da gioco d’azzardo) sia di quelle più esposte ali ’induzione a tale comportamento eccessivo».

La conclusione è chiara e diretta: qualcuno (leggi: concessionari e gestori) sarà responsabile anche civilmente dei danni procurati alle persone e alle famiglie del rilancio del contagio dell’azzardo. Qualcun altro (leggi: le Regioni) sarà politicamente chiamato a rispondere delle modifiche elaborate in peggio rispetto a norme che hanno tutelato (come in Piemonte) le persone. E tutti i presidenti dovranno mobi-litare le Asl per le ispezioni preventive. E un altro livello ancora (leggi: il Comune) ha adesso una solida motivazione, cioè a prova di ricorso amministrativo, per ordinanze del sindaco che frenino la folle corsa all’epidemia di azzardo e sindromi correlate.

Sociologo, presidente di Alea e consulente della Consulta nazionale antiusura