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Governo, Regioni e Comuni. Azzardo, a settembre la firma per il riordino del settore

Luca Liverani giovedì 3 agosto 2017

Presto un decreto per il riordino del settore dell'azzardo (Fotogramma)

Accordo a un passo dalla firma tra governo ed enti locali sulla nuova proposta per il riordino del settore dell’azzardo. La Conferenza unificata in seduta straordinaria si conclude dunque positivamente, con le Regioni e i Comuni che apprezzano il testo depositato dal sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta. «Significativo passo avanti», dice a nome delle Regioni il governatore ligure Giovanni Toti. «Intesa quasi fatta», commenta per i Comuni il presidente Anci, De Caro. Critica invece la Consulta nazionale antiusura, che parla di «squilibrio a favore dell’interesse commerciale».

Sembra dunque a un passo il via libera al decreto per il riordino dei giochi, dopo un anno e mezzo di tavoli tecnici e una serie infinita di rinvii in sede di Unificata. E c’è una data, il 7 settembre, scadenza entro la quale comuni e soprattutto Regioni dovranno aver limato le riserve espresse finora. «Ora l’impianto complessivo della riforma mi sembra concluso – commenta Baretta –, ma è bene che si sappia che il 7 settembre, data in cui verrà dato il parere favorevole al testo, sarà troppo tardi per sollevare problemi, cosa che in caso deve essere fatta ora, anche se non mi sembra proprio che ci sia questo rischio».

Duplice l’obiettivo: «Da un lato – spiega il sottosegretario – regolare la distribuzione dell’offerta di gioco nel territorio; dall’altro, rispondere alla crescente sensibilità sociale di fronte a un eccesso dell’offerta che rischia di colpire, prima di tutto, il legame sociale». Insomma: «Mi sembra che il passo in avanti sia evidente».

Ed è corposo il pacchetto di novità in arrivo. Il settore, che nel 2016 ha avuto un giro d’affari di 97 miliardi, di cui circa 10,5 miliardi entrati nelle casse dello Stato - 5,8 solo dalle slot-machine -, finora è stato regolato con un taglio del 35% delle macchine Awp (ne resteranno in funzione 265mila e il loro funzionamento sarà solo "da remoto", mediante aggiornamento tecnologico), la fissazione di un numero massimo di 10mila sale e di 5mila "corner", cioè i punti per le scommesse, e un forte taglio agli spot pubblicitari. Inoltre entro il 30 aprile 2018 è prevista la chiusura di quasi 143mila macchinette, di cui gran parte in bar e tabacchi.

Sul tema delicato delle distanze - fissato dai Comuni a 500 metri da luoghi sensibili, come scuole, chiese e centri di aggregazione - Baretta ha chiarito che la volontà del governo è stata quella di non intervenire, «visto che questa è competenza delle Regioni». Ma è chiaro che i sindaci potranno continuare a dire la loro. Per il dimezzamento dei punti-gioco, altro punto caro a Comuni e Regioni, «ci siamo dati 3 anni di tempo per farlo, anche perché la posizione del governo è che vadano salvaguardati gli investimenti esistenti - e quindi mi sembra chiaro che le gare debbano essere fatte, almeno quelle in scadenza, se possibile già all’indomani del 7 settembre». Baretta ricorda tra le misure per la tutela dei minori l’obbligo della tessera sanitaria per giocare, l’allungamento dei tempi di gioco per evitare la compulsività, la riduzione a 100 euro delle banconote introducibili nelle Vlt.

Giudizio positivo dal presidente della Conferenza delle Regioni e governatore della Liguria, Giovanni Toti: «Sono soddisfatto perché rispetto al vecchio decreto viene riconosciuta l’importanza dell’autonomia delle Regioni rispetto al testo "nazionale": parlo di tutta una serie di criteri, come ad esempio quelli urbanistici, a parte il dimezzamento delle macchinette voluto dal governo». E comunque «apprezziamo il significativo passo avanti per l’adeguamento del testo ai suggerimenti delle Regioni».

Plaude il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro. «L’intesa è quasi fatta e prevede il dimezzamento dei punti-gioco, un maggiore livello di sicurezza e della qualità del gioco. I Comuni tra l’altro possono sospendere le attività della macchinette per un totale giornaliero di 6 ore. La legge di riordino stabilisce le distanze per tutte le sale giochi, diversamente da prima». In realtà «noi eravamo pronti a dare il parere favorevole, ma le Regioni hanno chiesto un rinvio. Finalmente una legge nazionale regolerà orari e distanze».

Critico il presidente della Consulta nazionale antiusura. Per monsignor Alberto D’Urso la bozza «datata 31 luglio presenta ancora un evidente squilibrio a favore dell’interesse commerciale dei concessionari del gioco pubblico d’azzardo». Per la Consulta «vengono sottostimate le esigenze di tutela delle popolazioni e dei territori dall’inflazione di sale e punti di introduzione del gioco». E dunque «la bozza va ancora radicalmente riformulata» se si vuole evitare l’approccio «gattopardesco» del «perché nulla cambi occorre cambiare tutto».