Attualità

NUOVE DROGHE. Azzardo e pubblicità Regole per spot etici

Vito Salinaro mercoledì 26 settembre 2012
​Il comportamento del giocatore che emerge dai messaggi pubblicitari, la sua immagine, il richiamo alle vincite, i minori: sono i 4 aspetti essenziali nel rapporto pubblicità-consumatore che, nell’ambito della comunicazione sui giochi autorizzati dallo Stato, hanno da oggi nuove regole. Sono undici, contenute in un articolo inserito nel Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale dello Iap (Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria), il cui risultato è conseguenza della collaborazione tra lo stesso Iap, organismo indipendente, e "Sistema gioco Italia", ovvero la federazione di filiera dell’industria del gioco e dell’intrattenimento che fa capo a Confindustria Servizi innovativi e tecnologici. Da sola, questa filiera rappresenta l’80% del mercato del gioco in Italia. Ne deriva che la stragrande maggioranza degli operatori si impegneranno nel rispetto del nuovo articolo (il 28 ter, "Giochi con vincita in denaro").L’iniziativa, negli intenti, può costituire un passo avanti sulla strada della trasparenza per i consumatori ma si tratta pur sempre di una misura destinata a lasciare scoperti nodi sensibili e delicati, primo fra tutti quello della comunicazione pubblicitaria sul Web, sempre più accattivante e sempre meno controllata. L’assenza, inoltre, di un attore indispensabile e garante, quale lo Stato (il decreto Balduzzi è impelagato nei tortuosi iter parlamentari), rischia di attenuare l’efficacia dell’eventuale azione sanzionatoria (che appare comunque complessa data la discrezionalità di giudizio applicabile a commi troppo generici) per chi viola il codice.Ma scorriamo gli articoli. 4 degli 11, come inquadrato ieri, nel corso della presentazione dell’iniziativa a Milano, dal professor Enrico Valdani della Bocconi, riguardano l’area dei comportamenti del giocatore. «La comunicazione – si dice nel Codice – non deve incoraggiare il gioco eccessivo o incontrollato» e non deve negare che «possa comportare dei rischi». Il comma 5 impone che non si deve «indurre a ritenere che l’esperienza, la competenza o l’abilità del giocatore permetta di ridurre o eliminare l’incertezza della vincita o consenta di vincere sistematicamente». Non si deve inoltre «fare riferimento a servizi di credito al consumo immediatamente utilizzabili ai fini del gioco».Non è consentito, nella comunicazione commerciale, «presentare e suggerire che il gioco sia un modo per risolvere problemi finanziari o personali». L’"area" dei minori occupa i commi 6 e 7: non è infatti permesso «rivolgersi o fare riferimento, anche indiretto» a loro e rappresentarli «intenti al gioco»; ancora, «non si devono «utilizzare segni, disegni, personaggi e persone, direttamente e primariamente legati ai minori, che possano generare un diretto interesse su di loro».Bisogna poi evitare di far credere che giocare accresca «la propria autostima» o «successo». I commi 3 e 10, ha spiegato Valdani, toccano temi delicatissimi, inseriti per arginare comportamenti dei giocatori compulsivi. Non si può «omettere di esplicitare – recita il macchinoso comma 3 – le modalità e le condizioni per la fruizione degli incentivi e dei bonus» né «indurre a confondere la facilità del gioco con la facilità della vincita». Del resto, c’è una possibilità su 14 milioni di vincere al Lotto e una su 600 milioni di sbancare il Superenalotto.«L’adozione del codice – ha detto il presidente di Sistema Gioco Italia, Massimo Passamonti, che ha parlato di una flessione del giro d’affari nel 2012 – è segno e conferma del senso di responsabilità da parte degli operatori di un settore che riveste un ruolo importante nell’economia del Paese con oltre 6.600 imprese e più di 100.000 persone impiegate».Ma il "28 ter", come era prevedibile, suscita già polemiche. «Vedo che i concessionari richiamano più volte il termine responsabilità – ha rilevato l’avvocato Attilio Simeone, coordinatore nazionale del Cartello "Insieme contro l’azzardo" –; ma la responsabilità di ogni attività umana o professionale è di chi la svolge non di chi la riceve. L’impostazione dell’articolo è demagogica e inapplicabile se non nei principi. Il testo è basato sul ragionamento per paradossi e per negazioni contrapposte: il risultato è fumoso. Non ci sono riferimenti a Internet che secondo me può essere uno spazio controllabile, basta volerlo. Se lo Stato ha riconosciuto, poi, che il gioco porta a delle serie patologie, è lo stesso Stato che deve regolamentarlo». Simeone ha "salvato" solo il comma 7 (minori) e, «nelle intenzioni», il 9 (l’astensione dal gioco non va rappresentata negativamente). Ma la conclusione è senza appello: «Credo che dovrebbero darsi un’autoregolamentazione di coscienza più che di comunicazione commerciale».Il documento è stato presentato lo scorso aprile, oltre che alla XII Commissione Affari sociali della Camera, anche all’Aams (Amministrazione autonoma Monopoli Stato) che, al momento, non ha espresso alcuna considerazione.