Attualità

I nuovi dati. Tre milioni di italiani a rischio di «azzardopatia»

Antonio Maria Mira mercoledì 11 luglio 2018

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria (Fotogramma)

«Non si può curare un’anomalia, la ludopatia, distruggendo un settore economico. È sbagliato». Così ammonisce, rivolgendosi al governo, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Nella grande "sala Pininfarina" di viale dell’Astronomia scatta un lungo applauso del mondo delle imprese dell’azzardo, convocato nell’assemblea di Sistema gioco Italia (Sgi), la filiera del "gioco" di Confindustria, dopo l’annuncio del "decreto dignità" col divieto alla pubblicità e il probabile aumento delle tasse sul settore.

Un’assemblea molto dura contro il provvedimento. Ma quell’anomalia di cui parla Boccia c’è, ed è molto grave. Con numeri che inquietano. Sono quelli presentati da Giovanni Kessler, direttore generale dell’Agenzia dei Monopoli, che anticipa alcuni risultati dello studio commissionato all’Istituto superiore della Sanità che sarà presentato a settembre. «È la più grande ricerca mai realizzata, su 12mila persone», spiega. E i dati spaventano. «Il 36% degli italiani ha giocato almeno una volta. Si tratta di 18,5 milioni di persone, un uomo su due, una donna su tre. Un milione e mezzo sono giocatori problematici, e un altro milione e 400mila sono a rischio. Tra i problematici il 52% gioca con le Awp (le slot, ndr), il 33% con le Vlt, l’11% con le scommesse». Dunque, avverte l’ex magistrato, «il tema esiste. La lotta è la riduzione del gioco problematico, ma non si parte da zero». Ricorda «il registro di autoesclusione», «la riduzione del 34% delle Awp già conclusa il mese scorso», e «la stretta sulla pubblicità del decreto Balduzzi».

Oggi, aggiunge, «l’indirizzo del governo è di fare di più e ne ha fatto una sua bandiera. E non è che non ci siano ragioni per questo indirizzo politico. Ma non basta usare il martello. Alle volte servono martellate, altre volte altri strumenti. La nostra volontà è di continuare a lavorare insieme, ognuno con il proprio ruolo». Dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, presente all’incontro, solo poche parole. «Apporteremo delle migliorie tecniche al "decreto dignità". Lo faremo in Parlamento, dialoghiamo con tutti».

C’è molta preoccupazione tra gli imprenditori dell’azzardo. Nel mirino Regioni e Comuni che «con le loro iniziative portano all’espulsione del gioco legale», avverte Stefano Zapponini, presidente di Sgi. Ma soprattutto il governo. «Il dialogo è preferibile alla decretazione d’urgenza. Chiediamo al ministro Di Maio un tavolo di confronto. La salute dei cittadini è sempre stata al centro della nostra attenzione ma non è la sola». Così spara a zero sul divieto della pubblicità, «un segnale molto negativo, che facilita un ritorno del gioco illegale». Ma altri interventi sono ancora più duri. Italo Marcotti, presidente di Federbingo, parla di «proibizionismo camuffato». Massimiliano Pucci, presidente di Astro, sostiene che «si è passati da Far West al coprifuoco». Alejandro Pascual Gonzales, Ad della multinazionale Codere fa una domanda minacciosa: «L’Italia è ancora un Paese dove investire?».

Preoccupazioni rilanciate con forza da Boccia. «Evitiamo la decretazione d’urgenza per evitare errori su errori. Evitiamo la tendenza alla criminalizzazione del mondo industriale. Ci sono fini che condividiamo ma critichiamo gli strumenti. Vogliamo che si apra un confronto col governo. La pecora va tosata non spellata. Le nostre sono proposte di gente per bene. Non dobbiamo vergognarci del nostro mestiere». Per lui, che confessa di "giocare" «tutte le settimane, perché spero nel miracolo», l’azzardo «è una dimensione del divertimento della vita». Ma Kessler avverte: «Vi sono sale gioco legali che danno spazio all’illegale. La rete va controllata da noi e da voi, perché ci sono concessioni che sono finite nelle mani della criminalità organizzata».