Attualità

Le misure fiscali allo studio. Aspettando la Befana (senza contanti)

Nicola Pini martedì 1 ottobre 2019

La «completa disattivazione degli aumenti Iva» indicata nel Def non scioglie ancora tutte le incognite sul capitolo fiscale, né basta a rasserenare gli animi nella maggioranza. Ma costituisce comunque un impegno politico dal quale ora si avrebbe difficoltà a retrocedere. Salvo eccezioni, dunque, l’imposta su consumi e servizi dovrebbe restare com’è, almeno come gettito complessivo. Evitando una stangata da 23 miliardi sull’economia e contribuendo a far lentamente risalire nel 2020 il Pil, visto quest’anno appena sopra alla crescita zero.

Il governo punta piuttosto ad abbassare l’Iva per alcuni beni di prima necessità, dai prodotti alimentari di base alle bollette: con il duplice obiettivo di dare un segnale ai consumatori in difficoltà e, attraverso gli incentivi a chi paga con carte e con bancomat, contrastare il sommerso e i pagamenti in nero.

A questo proposito spunta un 'bonus Befana', un rimborso fino a quasi 500 euro erogato a inizio anno (da qui la denominazione) a chi ha utilizzato pagamenti tracciabili nei settori a maggior rischio d’evasione. Interventi che si affiancherebbero al taglio del carico fiscale per i lavoratori a reddito medio e basso, che però partirà da metà anno, forse a luglio per dimezzare l’impatto sul bilancio nel 2020. A regime la misura vale oltre 5 miliardi.

Ma restiamo all’Iva. Conte ha fatto gli esempi delle bollette (l’aliquota potrebbe passare dal 10% al 5%), ma anche del pane, del latte e della frutta, che potrebbero vedere scendere l’imposizione indiretta fino all’1%. Sul tavolo ci sono diversi schemi, alcuni che prevedono anche una rimodulazione delle aliquote, almeno di quella intermedia, ma il terreno è minato e necessità di una concertazione in sede europea.

L’altra strada è quella del cosiddetto cashback (letteralmente 'contante indietro'): l’aliquota Iva resta invariata, ma chi paga con le carte avrà uno sconto, pare tra il 2 e il 4%, sotto forma di rimborso mensile. Un’ipotesi che ha aperto uno scontro nella maggioranza perché si era presa in considerazione anche la possibilità, poi abbandonata, di introdurre un disincentivo, cioè un aumento di aliquota rispetto a oggi, per chi continua a pagare con il contante.

Al fianco di questa misura si sta valutando il superbonus annuale per premiare i consumi 'virtuosi', quelli tracciabili, nel quadro della lotta all’evasione che, secondo la Nadef, dovrà portare nella casse dello Stato ben 7 miliardi in più nel 2020. In questo caso non si agirebbe sull’Iva, ma prevedendo una detrazione fiscale del 19% per chi usa la moneta elettronica nei settori più a rischio (dal ristorante all’idraulico) fino a un tetto massimo annuo di spesa di 2.500 euro: il beneficio potrebbe pertanto arrivare a 475 euro l’anno. Nelle intenzioni sarebbe erogato a ridosso della Befana, anche se una scadenza così ravvicinata alla fine dell’anno sembra difficile da centrare.

L’operazione 'stop ai contanti' prevede sul lato dei consumatori l’arrivo di una card unica, pubblica e gratuita, che funzionerebbe da carta d’identità e tessera sanitaria, ma anche da borsellino elettronico su cui caricare bonus e sconti. Una soluzione pensata per chi non ha carte di credito o conti correnti. Sull’altro fronte, quello del commercio, si punta alla riduzione delle commissioni bancarie (fino all’azzeramento per le piccole spese) e a un credito d’imposta per gli esercenti che dovranno dotarsi di Pos.

Intanto, sempre nell’ambito della lotta all’evasione e con l’obiettivo di dare sostanza alla copertura finanziaria delle altre misure, il M5s ha avanzato la proposta di un 'software anti-evasori'. Uno strumento che potrebbe fruttare per il Movimento fino a 5-7 miliardi, utili per il superamento del «super-ticket» da 10 euro su specialistica e diagnostica applicato ancora in molte Regioni e per «gli aiuti alle famiglie» (si dovrebbe partire con 500 milioni per rette e nuovi asili nido). Sul tavolo per le coperture c’è poi la spending review, che varrebbe 1,8 miliardi, mentre non dovrebbero essere toccati né i Comuni, né il Fondo sanitario nazionale che aspetta 2 miliardi di aumento. Infine ci sarà la «revisione selettiva delle agevolazioni fiscali», che dovrebbe riguardare in primis una quota degli incentivi dannosi per l’ambiente.