Attualità

Senza fondi. L'Aquila, il Comune: «È pericoloso affacciarsi»

Alessia Guerrieri lunedì 8 settembre 2014
Cè una nuova zona rossa a L’Aquila. Sono i balconi del progetto Case, il complesso di appartamenti antisismici costruiti dallo Stato su 19 aree in cui vivono ancora quasi 12mila persone. O meglio i terrazzini di 22 palazzine realizzate proprio dalle tre ditte che hanno operato sul condominio di Cese di Preturo, dove alcuni giorni fa è venuto giù un ballatoio. Dunque, prima di verificarne la stabilità strutturale, il Comune ha stabilito il divieto d’affaccio e la sosta negli androni sottostanti. Soprattutto nei 500 appartamenti fabbricati da quella associazione temporanea d’impresa – la società napoletana capofila è addirittura fallita – su cinque aree alla periferia dell’Aquila. E parallelamente la giunta aquilana ha chiesto la convocazione di un tavolo tecnico, con governo e Protezione civile. I controlli a tappeto sono già partiti. Ora, però, non c’è solo l’indignazione per un balcone che – probabilmente per le infiltrazioni d’acqua – si trancia di netto a cinque anni dalla costruzione in palazzi progettati con i migliori strumenti di bioedilizia. La questione di fondo è soprattutto evitare che si ripeta e punire i responsabili (è già partita un’inchiesta della magistratura). Per adesso, i disagi continuano ad essere della gente aquilana: sfollata una seconda volta. Una trentina di famiglie dei condomini incriminati ha infatti dovuto traslocare di nuovo in uno degli appartamenti liberi dello stesso complesso. Il sindaco Massimo Cialente adesso ha tutta l’intenzione di rivalersi per qualunque falla delle strutture sulle polizze fideiussorie, a suo tempo sottoscritte, valide per 10 anni. Tuttavia il tavolo tecnico, dice, «è necessario per poter avviare verifiche» e per reperire il «necessario sostegno rispetto a un lavoro non da poco». Ecco, questo è l’altro nodo cruciale: i fondi. I soldi che servono per mantenere perfettamente funzionante e decoroso il progetto Case. Gli appartamenti dallo scheletro in legno costruiti nel 2009 con un investimento di 809 milioni di euro hanno appunto bisogno di «interventi di manutenzione stimati in 10 milioni di euro l’anno – fanno sapere dal Comune – una cifra che nessun ente locale riuscirebbe ad avere». A oggi, così, una cinquantina di quelle case sono inabitabili proprio perché in riparazione. L’assessore al bilancio con delega ai villaggi antisismici, Lelio De Santis, è riuscito a trovare un milione e 200 mila euro per indire una gara d’appalto per la conservazione ordinaria, ma per gli interventi importanti (come il balcone crollato e le infiltrazioni d’acqua da alcuni tetti) i soldi non ci sono. Anche perché il Comune da mesi lotta per incassare i canoni di locazione, partiti due anni fa, di quattrocento famiglie morose, molte delle quali in condizioni economiche disperate. Una delibera Cipe in realtà assegna 4,4 milioni per il biennio 2013/2015 per la cura del Progetto Case e Map; troppo pochi però per fare anche lavori extra. In più, la società che da cinque anni si occupa dei piccoli interventi quotidiani, la Manutencoop, vedrà finire il 4 ottobre l’ennesima proroga annuale al contratto. L’idea di far compartecipare tutti gli inquilini (non solo chi prima del terremoto viveva in affitto, come accade ora) è nell’aria e potrebbe iniziare già a gennaio, ma persino con queste entrate mancherebbe più della metà del necessario. «Serve l’intervento del governo. Non è uno scherzo – tuona De Santis – c’è di mezzo la sicurezza delle persone».L’altra grana per abitanti del progetto Case continuano a essere le bollette. Qualcuno si è visto arrivare migliaia di euro di luce e gas, visto che finora le utenze vengono calcolate con una stima sulla metratura della casa, partendo dalle letture dei contatori condominiali, e non sui consumi effettivi. A ciò si aggiunge il sospetto di una cattiva coibentazione di alcune palazzine che fa schizzare in alto le fatture solo in certe zone. Pure la bozza della nuova legge sulla ricostruzione in cantiere, poi, autorizza anche per il futuro il Comune a ripartire i consumi rilevati per ogni edificio secondo le superfici lorde degli alloggi. «Una vergogna senza precedenti! – hanno ricordato i responsabili dei condomini Case nell’ultima assemblea cittadina –. Un’amministrazione che tutela se stessa, non tutelando i diritti dei cittadini».