Attualità

Torino. Il pianto di Appendino. Assolta in appello dall’accusa di falso

lunedì 16 maggio 2022

Chiara Appendino esce dal tribunale dopo essere scoppiata a piangere al momento dell'assoluzione

Assolta perché il fatto non costituisce reato. Scoppia in lacrime Chiara Appendino quando la Corte d’appello di Torino cancella con sette parole l’accusa di falso che le era costata, in primo grado, una condanna a sei mesi di reclusione nel processo Ream. «Un pianto liberatorio e di gioia», dirà prima di lasciare Palazzo di giustizia: «È stata una pagina dolorosa, non vedo l’ora di riabbracciare la mia famiglia».

La Procura generale aveva chiesto di aggiungere un’ipotesi di reato e di aumentare la pena a 9 mesi. Il caso, risalente al 2016-2017, ruotava attorno a un debito di 5 milioni maturato dalla città verso questa società.

Una goccia nel mare, per un bilancio da 1,3 miliardi. Sufficiente però a innescare polemiche roventi e un esposto firmato dal sindaco attuale, Stefano Lo Russo (Pd), e - per il centrodestra - da Alberto Morano. Il problema era che la giunta 5s aveva deciso di posticipare a un esercizio successivo il pagamento. Senza risparmiare, secondo l’accusa, pressioni sui revisori dei conti.

Ai giudici Appendino, assistita dall’avvocato Luigi Chiappero, aveva detto che non sapeva di stare commettendo un falso e che «nessuno evidenziò questo rischio». Ieri, ai giornalisti, ha ribadito di avere dimostrato che era «in buona fede». Dalla lettura del dispositivo si ricava che la tesi è stata accolta.

Assolti anche l’ex capo di gabinetto, Paolo Giordana, e l’allora assessore Sergio Rolando. Appendino dopo la condanna di primo grado si era autosospesa dal Movimento, dal quale sono giunti attestati di stima. È una «notizia bellissima per lei e per tutte la comunità M5s», scrive su Twitter il presidente della Camera, Roberto Fico, mentre l’ex premier Giuseppe Conte la chiama e dice di «non avere mai avuto dubbi sull’integrità di Chiara».

«Sono certo che continuerà a dimostrare sul campo tutta la sua forza con impegno e passione», conferma Luigi Di Maio. E di «un lungo percorso che possiamo e dobbiamo fare insieme» parla la viceministra del Mef, Laura Castelli. Infine Paolo Damilano, leader del centrodestra in Comune, si augura «che la vicenda possa far riflettere molti sul valore del garantismo».