Attualità

Area industriale di Bussi. Appello dei vescovi: "Chi ha inquinato risani"

Alessia Guerrieri mercoledì 9 luglio 2014
​Il male fatto venga riparato. È un appello a risanare l’ambiente con una bonifica integrale dei siti avvelenati nella Val Pescara quello dei vescovi abruzzesi e molisani, che in una lettera aperta invitano a un atto di «responsabilità morale» tutti coloro che hanno il dovere di proteggere e custodire la terra d’Abruzzo. Il riferimento è soprattutto alla mega area industriale contaminata di Bussi sul Tirino considerata «la più grande discarica di rifiuti chimici di tutta Europa», ricordano i pastori della Conferenza episcopale abruzzese-molisana. Un’area in cui per vent’anni le aziende del polo chimico hanno ammassato sostanze tossiche che avrebbero contaminato l’acqua bevuta - secondo le stime dell’Istituto superiore di sanità - da almeno 700mila persone, cioè metà della popolazione d’Abruzzo. Ora per quel sito, scoperto nel 2007, ci sono 19 imputati nel processo in corso a Chieti per disastro ambientale doloso e avvelenamento della acque, quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison proprietaria fino al 2000 del terreno nel comune pescarese. «Non possiamo restare indifferenti», esordiscono i vescovi che già nel luglio 2008 erano intervenuti con un documento sulla salvaguardia dell’ambiente e il peso dello sviluppo sulla natura, rispetto ai problemi che riguardano «la terra che ci è stata affidata». Prendendo a prestito le parole di Papa Francesco sulla custodia del creato del 21 maggio scorso, così i vescovi della Ceam si fanno portavoce delle richieste giunte alla Chiesa abruzzese dai comitati cittadini e dal Forum regionale dell’Acqua, per invitare tutti alla presa di coscienza della gravità e complessità della situazione ambientale lungo il corso del fiume Pescara. Perché, «chi ha inquinato ed è tenuto a riparare», agisca in fretta. In ballo, infatti, dice il presidente monsignor Tommaso Valentinetti, c’è la salute dei cittadini «che bevono acqua filtrata attraverso questi terreni», anche se proveniente da due pozzi scavati più a monte del sito incriminato. Ma c’è anche la situazione più generale del fiume Pescara, «che porta a mare residui inquinanti». Tuttavia, non volendo entrare nel merito del contenzioso in cui sono imputati i vertici delle aziende che hanno sversato per anni tonnellate di rifiuti a Bussi, i vescovi d’Abruzzo e Molise partono da un principio generale: «Dove è stata accumulata la ferita dell’inquinamento, ci sia la riparazione con una bonifica integrale». Questa sarà il segno che «è dovuto come giustizia e apertura di speranza». L’inquinamento in Val Pescara difatti ha causato danni all’ambiente e alle persone e, sottolineano ancora i vescovi, «continuerà a causarne se non si pone riparo».È soprattutto il dovere verso la popolazione del domani che deve spingere così il neo governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e tutti gli amministratori locali - continua Valentinetti - a impegnarsi su questo fronte e a rendersi conto «delle responsabilità che hanno nei confronti di questo territorio», perché con l’aiuto del Signore possa «restare per tutti casa abitabile, spazio di vita».In Abruzzo una nuova terra dei veleni? Per il responsabile della Ceam il sospetto c’è, ma tra la Terra dei fuochi e la discarica di Bussi esiste una differenza non trascurabile. Dovunque c’è inquinamento, c’è sempre una situazione drammatica, premette Valentinetti, mentre però «in Campania i fuochi rendono visibile questa contaminazione», in Abruzzo «non si vede, perché è sotterranea, perciò nessuno ci fa caso. E non fa notizia». Si può dunque «passare tranquillamente accanto e non accorgersene», ma respirare ugualmente i veleni. Veleni che negli anni hanno una lunga lista di autori, che ora la magistratura teatina sta accertando. «Chi è senza peccato scagli la prima pietra - conclude il responsabile della Ceam - tutti sono responsabili di una situazione che è stata difficile dall’inizio e che continua ad essere difficile». <+RIPRODUZ_RIS>