Attualità

Dat. Appello dei giuristi: «Fermatevi, è un testo con effetti eutanasici»

Angelo Picariello mercoledì 29 marzo 2017

«La proposta di legge, pur non adoperando mai il termine eutanasia, ha un contenuto nella sostanza eutanasico». Comincia così l’appello del Centro Studi Livatino formato da magistrati, docenti universitari, avvocati e notai inviato a tutti i deputati e i senatori mentre alla Camera è iniziato il dibattito sulla proposta di legge sulle 'disposizioni anticipate di trattamento'. L’appello (il testo integrale), sottoscritto da oltre 250 giuristi - ma le adesioni continuano ad arrivare - reca come prima la firma del professor Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino, cui si affiancano quelle di giudici emeriti della Corte costituzionale come Paolo Maddalena e Fernando Santosuosso, di magistrati impegnati in ogni settore della giurisdizione, docenti universitari, avvocati con competenze, provenienze geografiche ed esperienze diverse.

Come è analiticamente precisato nell’appello, rispetto al testo sul 'fine vita' approvato nella 16esima Legislatura solo dalla Camera dei Deputati (e che vedeva come relatore Raffaele Calabrò, medico, oggi deputato di Ap) in questa proposta - al di là delle intenzioni dichiarate di voler tenere fuori dal progetto questa casistica - sono scomparsi il riconoscimento del diritto inviolabile della vita umana, il divieto esplicito di qualunque forma di eutanasia, omicidio del consenziente e aiuto al suicidio. La nutrizione e l’idratazione artificiali sono qualificati, inoltre, come trattamenti sanitari, quindi l’interruzione della loro somministrazione, rientra tra i trattamenti che possono essere esclusi nelle Dat. Poiché mancano per definizione di attualità, segnala il 'Livatino' e hanno a oggetto un bene indisponibile come la vita, le 'disposizioni anticipate di trattamento' sono ben diverse dal consenso informato: finiscono per rappresentare, in questa formulazione, il riconoscimento del 'diritto' al suicidio, che non ha nulla a che vedere con la libertà di non essere curati.

«A esso - denuncia il centro studi - come per ogni diritto, corrisponderà un dovere: quello del medico di assecondare la volontà suicidiaria: anche per questo la proposta di legge stravolge il senso e il profilo della professione del medico. Ancor più delicata è la disciplina per i minori. Qui si realizza, denunciano i i giuristi, «una eutanasia di non consenziente, come è già accaduto in Belgio e Olanda. Di fronte a un testo obiettivamente inemendabile il Centro studi Livatino auspica che «il Parlamento italiano affronti le reali emergenze sanitarie; nella convinzione che chi soffre vada aiutato, oltre che a ricevere terapie adeguate, a vivere con dignità la sofferenza, non a vedersi sottratte insieme la vita e la dignità».