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ROMA. Anno giudiziario, Lupo: «Indispensabile depenalizzare»

giovedì 26 gennaio 2012
Evasione fiscale, corruzione riciclaggio, reimpiego nel libero mercato dei proventi della criminalità organizzata: "forme di illecita sottrazione di denaro al circuito della legalità" che causano "gravi distorsioni", che peggiorano l'inefficienza della giustizia. Ad evidenziarlo è il guardasigilli Paola Severino, nel corso del suo intervento in Cassazione. Fattori quali "evasione fiscale", "corruzione" e "riciclaggio", secondo il ministro, "destabilizzano valori come quelli della leale concorrenza tra le imprese e depauperano le risorse economiche 'sanè del nostro Paese".''L'emergenza carceri chiama in causa innanzitutto il legislatore, troppo condizionato ad assegnare alla risposta penale la sanzione di ogni comportamento deviante, quando invece e' indispensabile un drastico sfoltimento dei reati, attraverso una incisiva depenalizzazione''. Lo chiede il Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo. "Il mutamento dell'atmosfera politica, istituzionale e culturale, che dirada le nubi che si erano addensate sul nostro impianto costituzionale ci fa ben sperare sul mantenimento del quadro istituzionale, fondato sui valori fondamentali della nostra Costituzione". Lo sottolinea il Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo. "I magistrati italiani, pur lavorando schiacciati dalla montagna di quasi 9 milioni di cause pendenti, continuano a detenere primati di produttività in Europa". Così il Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo - nel suo intervento all'apertura dell'anno giudiziario - ricorda l'enorme cifra di cause arretrate che giacciono nei tribunali sottolineando anche che "vi è poi un'altra anomalia italiana, quella della quantità di avvocati: quasi 240.000, di cui oltre 50.000 abilitati all'esercizio dinanzi alla giurisdizioni superiori". "Questi numeri continuano a crescere ogni anno. Essi, se non costituiscono un diretto fattore di incentivazione del contenzioso, certamente non contribuiscono a deflazionarlo, giacché risulta del tutto insufficiente l'attività di filtro da parte della classe forense".