Attualità

GIULIO ANDREOTTI. «Il potere logora chi non ce l'ha», e «io postumo di me stesso»: la raccolta delle frasi celebri

Annalisa Guglielmino lunedì 6 maggio 2013

Celebre anche per le sue frasi celebri, di Andreotti restano aforismi e freddure, a volte entrate nel lessico collettivo, che hanno contribuito a tramandare la figura del grande statista anche alle nuove generazioni. Se ne offre qui un florilegio, a partire da una battuta sulla morte, che tornava ad essere, a ogni punzecchiatura dell'intevistatore di turno, oggetto di facezie da parte del longevo senatore a vita. «Non sono pronto. Spero di morire il più tardi possibile - disse Andretotti sul finire degli anni '90 -. Ma se dovessi morire tra un minuto so che nell'aldilà non sarei chiamato a rispondere né di Pecorelli, né della mafia. Di altre cose sì. Ma su questo ho le carte in regola».

Per il suo 91esimo compleanno, disse a Unomattina: «Anche quest'anno ce l'abbiamo fatta, grazie a Dio. Tanti miei compagni di scuola non ci sono più. Io capisco e gli altri capiscono quello che io dico».Ebbe a dire, anche, nel 2010: «In fondo, io sono postumo di me stesso».Famosissime ed entrate nell'uso comune, sono due massime che gli vengono attribuite (senza smentita): «Il potere logora chi non ce l'ha» e «A pensare male degli altri si fa peccato ma spesso ci s'indovina».E, ancora, «La cattiveria dei buoni è pericolosissima»Una volta Oriana Fallaci disse di lui, dopo averlo intervistato: «L'intelligenza, perbacco se ne aveva. Al punto di potersi permettere il lusso di non esibirla. A ogni domanda sgusciava via come un pesce, si arrotolava in mille giravolte, spirali, quindi tornava per offrirti un discorso modesto e pieno di concretezza. Il suo humor era sottile, perfido come bucature di spillo. Lì per lì non le sentivi le bucature ma dopo zampillavano sangue e ti facevano male».In occasione dello sciopero della fame portato avanti dalla senatrice Franca Rame contro l'allargamento della base militare di Vicenza: «Assicuro la gentile collega che può contare sulla mia solidarietà: tra un pasto e l'altro non prenderò cibo».E via così: «Considero il sopravvivere una grazia di Dio».«Meglio tirare a campare che tirare le cuoia» (La longevità era, evidentemente, un suo cavallo di battaglia).«Di feste in mio onore ne riparleremo quando compirò cent'anni»In riferimento al disegno di legge sui Dico: «E dire che noi abbiamo sudato lacrime e sangue per fare la riforma agraria e per dare la terra ai contadini. Invece, oggi vogliono dare il contadino al contadino»«L'umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi».«Vi è un genere pericoloso di numismatici: i collezionisti di moneta corrente».«Se fossi nato in un campo profughi del Libano, forse sarei diventato anch'io un terrorista».«Vorrei campare per vedere anche la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta: a differenza di Padre Pio ho avuto il piacere di conoscerla in vita».«Aveva spiccatissimo il senso della famiglia. Era infatti bigamo ed oltre».In occasione della premiazione del Divo, il film del 2008 scritto e diretto da Paolo Sorrentino, al Festival di Cannes: «Ha vinto il film su di me? Se uno fa politica pare che essere ignorato sia peggio che essere criticato. Dunque...». E lui di critiche se ne intendeva. Ne riportiamo qui fatta da lui su Beppe Griilo, e riportata da Avvenire, nel 2007: «Ammiro molto Grillo nel suo campo di competenza, lo spettacolo».